Procura nazionale, Roberti va via al Csm è corsa per la successione

Procura nazionale, Roberti va via al Csm è corsa per la successione

Il Mattino, Mercoledì 27 Settembre 2017

Procura nazionale, Roberti va via al Csm è corsa per la successione

di Gigi Di Fiore

In pensione andrà il 16 novembre prossimo, quando compirà 70 anni. Poco più di un mese e mezzo ancora per Franco Roberti al vertice della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, dove è rimasto per quattro anni dopo aver guidato la Procura di Salerno. Un ufficio delicato, che alle competenze nelle indagini sulle organizzazioni mafiose, italiane e estere, ha aggiunto nella gestione Roberti il coordinamento nazionale sulle inchieste contro il terrorismo.

Venti sostituti e, dallo scorso anno, anche due procuratori aggiunti nominati direttamente dal Csm: il napoletano Giovanni Russo, per anni pm alla direzione distrettuale antimafia di Napoli, e il milanese Maurizio Romanelli, per anni pm a Milano dove è stato anche aggiunto responsabile dell’antiterrorismo. Un ufficio che non può consentirsi il lusso di lunghi periodi di vuoto al vertice.

Per questo, il Csm ha già da tempo bandito il concorso per la successione di Roberti. Le audizioni, dinanzi la quinta commissione incarichi direttivi presieduta da Valerio Fracassi, cominceranno la prossima settimana. Quattro i candidati convocati lunedì prossimo, per essere ascoltati sulle loro esperienze professionali e competenze. Sono Federico Cafiero de Raho, procuratore capo di Reggio Calabria dopo essere stato per anni il coordinatore della Dda napoletana che si è occupata di tutte le inchieste sui Casalesi. Poi Roberto Scarpinato, stessa età di Cafiero, dal 2013 procuratore generale di Palermo, dopo essere stato per anni alla Dda palermitana e procuratore aggiunto nello stesso ufficio.

Con loro, Michele Prestipino, procuratore aggiunto a Roma dal 2013, dopo essere stato aggiunto a Reggio Calabria nella gestione di Giuseppe Pignatone e sostituto alla Procura di Palermo. Infine, il più piccolo di età del gruppo: Marcello Viola, sessantenne procuratore generale di Firenze, dopo aver lavorato come sostituto a Palermo ed essere stato procuratore capo a Trapani.

Una quartetto di magistrati, dunque, tutti esperti in materia di mafie. Cafiero è reduce dal testa a testa di luglio al Csm per la nomina a procuratore capo di Napoli, dove alla fine l’ha spuntata a maggioranza l’altro candidato Gianni Melillo. Dopo il lavoro in Campania e Calabria, ora si gioca le sue carte alla Procura nazionale, dove per quattro anni ha occupato la poltrona di vertice un altro napoletano. Tutti gli altri tre candidati hanno svolto attività investigativa solo in Sicilia, fatta eccezione per Prestipino che ha lavorato anche a Reggio. Dalla sua, Cafiero ha un’ampia esperienza alle sezioni distrettuali che si sono occupate delle organizzazioni mafiose più pericolose degli ultimi anni: la ndrangheta e la mafia-camorra dei Casalesi.

 

Dal 1992, si sono avvicendati all’ufficio che fu pensato da Giovanni Falcone quattro procuratori capo: Bruno Siclari dal 1992 al 1997, Pierluigi Vigna dal 1997 al 2005, Piero Grasso dal 2005 al 2013 e Franco Roberti dal 2013 a oggi. Nel giro di un mese, il Csm deciderà il successore di Roberti. Nel calendario della quinta commissione di Palazzo dei Marescialli, è fissata già una seduta per decidere il nome da proporre al plenum: giovedì 5 ottobre.

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