Processo P3, prescrizione per Marcello Dell’Utri

Il Fatto Quotidiano, mercoledì 15 maggio 2019

Processo P3, prescrizione per Marcello Dell’Utri

Non si saprà mai se l’ex senatore abbia fatto parte di un’associazione segreta (già riconosciuta dai giudici)

Se Marcello Dell’Utri abbia mai fatto parte dell’associazione denominata P3 (la cui esistenza è stata riconosciuta in una sentenza di primo grado) non si saprà mai. Il processo in cui era imputato ieri si è concluso con la prescrizione. I giudici del Tribunale di Roma hanno disposto il “non doversi procedere” nei confronti dell’ex senatore di Forza Italia, ora ai domiciliari dove sta scontando (dopo un periodo in carcere) la pena a sette anni per concorso esterno a Cosa Nostra. Il processo P3 per Dell’Utri – accusato della violazione della Legge Anselmi sulle associazioni segrete, corruzione e finanziamento illecito – ha subito un rallentamento perchè con la sua latitanza in Libano dopo la sentenza definitiva per concorso esterno, bisognava attendere la decisione del governo libanese in merito al via libera per l’estradizione.

PER QUESTO nel 2014 la posizione dell’ex parlamentare è stata stralciata mentre il procedimento principale iniziava ad essere discusso nelle aule di giustizia, arrivando il 16 marzo del 2018 ad una sentenza di primo grado, con otto condanne inflitte – come quella a sei anni e sei mesi per Flavio Carboni o a quattro anni e nove mesi per Arcangelo Martino –ma anche molte accuse prescritte. Secondo l’ipotesi di accusa iniziale, obiettivo della P3 era quello, “di condizionare il funzionamento degli organi costituzionali, nonché di apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali, con l’obiettivo di rafforzare sia la propria capacità di penetrazione negli apparati medesimi mediante il collocamento, in posizioni di rilievo, di persone a sé gradite, sia il proprio potere di influenza, sia la propria forza economico finanziaria”. I giudici di primo grado non hanno dubbi sull’esistenza di questa associazione segreta: era una “struttura operativa – è scritto nelle motivazioni della sentenza – facente capo a Carboni, Martino e Lombardi” che “risulta essere tutt’altro che un’improvvisata compagnia di giro, animata da progetti puramente velleitari e irrealistici: possiede invece gli strumenti e le risorse per portare a termine le proprie strategie attraverso una sistematica, sotterranea opera di penetrazione nella sfera degli organi pubblici, volta a condizionarne e inquinarne i processi decisionali e le concrete modalità di azione”.

I PM ROMANI i nizialmente accusavano di far parte dell’associazione segreta anche Denis Verdini, ma per lui in primo grado è arrivata un’assoluzione con formula piena, ossia per non aver commesso il fatto, dall’a ccusa di far parte della P3 mentre lo hanno condannato a un anno e tre mesi di reclusione per un’ipotesi di finanziamento illecito. Tra i rapporti di Carboni ricostruiti nella sentenza di primo grado ci sono anche quelli con Dell’Utri. “Flavio Carboni –scrivono i giudici –appare disporre (…) di relazioni privilegiate con esponenti di vertice del partito allora al governo”. E quindi con l’ex senatore Dell’Utri, “figura ‘storica‘ – lo definiscono i giudici – no – toriamente vicina a (…) Silvio Berlusconi (mai indagato, nd r): elemento, questo, che funge da leitmotiv della vicenda oggetto del processo, ove gran parte degli episodi trattati attengono a questioni che direttamente o indirettamente sono collegate allo stesso Berlusconi o comunque a problematiche di suo interesse”.

 

 

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