Processo ”Cupola 2.0”: 64 richieste di rinvio a giudizio

Processo ”Cupola 2.0”: 64 richieste di rinvio a giudizio

L’inchiesta che ha sgominato la “Nuova cupola” arriva dal Gup

01 Ottobre 2019

di AMDuemila

Con la morte di Bernardo Provenzano prima, e Salvatore Riina poi, Cosa nostra aveva ritrovato la forza per ristrutturarsi con una Nuova commissione. E lo stava facendo con i boss di tutte quelle famiglie “scappate” alla seconda guerra di mafia. L’operazione, denominata “Cupola 2.0”, dello scorso dicembre dei carabinieri, aveva colpito mandamenti di primissimo piano come quelli di Pagliarelli, Porta Nuova, Bagheria-Villabate e Misilmeri-Belmonte Mezzagno con un totale di 46 fermi. Gli stessi a cui la Procura di Palermo, rappresentata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Bruno Brucoli, Francesca Mazzocco e Dario Scaletta, ha firmato i rinvii a giudizio. Dunque, l’inchiesta è approdata davanti al giudice per l’udienza preliminare che dovrà decidere sugli imputati.
Secondo le indagini, i capimafia si sarebbero riuniti a maggio del 2018 in una palazzina di Boccadifalco e a presiedere l’incontro sarebbe stato
Settimo Mineo, storico gioielliere e ricettatore di Cosa Nostra, della famiglia Pagliarelli. Insieme a Mineo ci sarebbero stati Gregorio Di Giovanni di Porta Nuova, Francesco Colletti di Villabate, Leandro Greco di Ciaculli (nipote di Michele Greco detto “Il Papa” della vecchia mafia), Giovanni Sirchia di Passo di Rigano, Calogero Lo Piccolo di San Lorenzo.
Nella famiglia Pagliarelli un ruolo di primo piano, oltre a Mineo, era riservato anche a
Salvatore Sorrentino (capo della famiglia mafiosa del Villaggio Santa Rosalia) e Filippo Annatelli (capo della famiglia di Corso Calatafimi). Per quanto riguarda lo storico mandamento di Porta Nuova a presiederlo c’era Gaetano Leto al Capo, mentre a Ballarò l’uomo forte sarebbe stato Massimo Mulè. Ed è proprio a quest’ultimo che i magistrati gli contestano il ruolo di capo nonostante l’accusa sia caduta al Tribunale del Riesame e Mulè sia stato scarcerato, anche se è finito di nuovo in carcere nell’operazione ”Octopus’’.

Della “nuova cupola” ne avrebbero fatto parte anche Filippo Bisconti di Belmonte Mezzagno che, però, così come Colletti, ha scelto di collaborare con la giustizia. Bisconti avrebbe gestito il mandamento di Belmonte Mezzagno assieme a Salvatore Sciarabba, mentre Colletti a Villabate contava su Filippo Cusimano (che gli faceva da autista), Francesco Caponetto (famiglia di Villabate), Vincenzo Sucato (famiglia di Misilmeri), Francesco Antonino Fumuso (Villabate), Stefano Polizzi (Bolognetta). Oltre a Bisconti e Colletti, si sono autoaccusati di avere fatto parte della nuova mafia i pentiti Sergio Macaluso e Domenico Mammi della famiglia di San Lorenzo-Resuttana, dove Calogero Lo Piccolo avrebbe potuto contare sull’appoggio di Giuseppe Serio, Erasmo Lo Bello e Carmelo Cacocciola.
Gli altri uomini d’onore che avrebbero fatto parte della “Cupola 2.0” sono
Giovanni Cancemi (Pagliarelli), Michele Grasso (Pagliarelli), Matteo Maniscalco (Pagliarelli), Salvatore Mirino (Corso Calatafimi), Marco La Rosa (Corso Calatafimi), Andrea Ferrante (Pagliarelli), Gioacchino Badagliacca (Rocca Mezzomonreale), Rubens D’Agostino (Porta Nuova), Michele Madonia (si sarebbe occupato soprattutto di droga a Porta Nuova), Luigi Marino (Porta Nuova), Rosolino Mirabella (Porta Nuova), Giovanni Salerno (Porta Nuova), Domenico Nocilla (Misilmeri), Vincenzo Ganci (Misilmeri), Pietro Merendino (Misilmeri), Nicolò Orlando (Misilmeri), Giuseppe Bonanno (Misilmeri), Giusto Sucato (Misilmeri), Maurizio Crinò (Misilmeri), Pietro Scafidi (Misilmeri), Filippo Di Pisa (Misilmeri), Stefano Albanese (Polizzi Generosa), Giuseppe Costa (Villabate), Fabio Messicati Vitale (Villabate), Michele Rubino (Villabate), Salvatore Troia (Villabate), Antonio Giovanni Maranto (San Mauro Castelverde).
Dai magistrati è stato richiesto il rinvio a giudizio per estorsione nei confronti di
Giusto Amodeo e Giusto Francesco Mangiapane di Misilmeri, Simone La Barbera di Mezzojuso, Pietro Lo Sicco di Capaci, Giusto Alaimo di Villabate, Giusto Giordano di Misilmeri. Mentre Salvatore Ferrante per minaccia. Salvatore Ingenio e Francesco Gambino per favoreggiamento in quanto avrebbero negato di avere subito richieste estorsive.
Giovanna Comito e Umberto Maiorana sono imputati per intestazione fittizia di beni.

fonte:http://www.antimafiaduemila.com/

 

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