PROCESSO CETRONE/DI SILVIO: QUELL’AUTO DEI MANIFESTI ELETTORALI

PROCESSO CETRONE/DI SILVIO: QUELL’AUTO DEI MANIFESTI ELETTORALI

Processo Scheggia: sfilano davanti al collegio del Tribunale di Latina gli agenti di Polizia che hanno indagato su Gina Cetrone, l’ex marito Umberto Pagliaroli e il clan Di Silvio

di Bernardo Bassoli

2 Febbraio 2021

Si è svolto nel primo pomeriggio di oggi 2 febbraio il processo che vede alla sbarra l’ex consigliera regionale del Pdl Gina Cetrone e tre appartenenti del Clan Di Silvio, Armando detto Lallà e i figli Samuele e Gianluca.

Come noto, a vario titolo, gli imputati sono accusati di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata, più gli illeciti connessi alle amministrative di Terracina 2016, aggravati dal metodo mafioso.

Davanti al collegio presieduto da Francesco Valentini, sono stati ascoltati alcuni investigatori della Polizia, tra cui appartenenti alla Squadra Mobile e Scientifica di Latina, chiamati, dal pm incaricata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Luigia Spinelli, a ricostruire le fasi dell’inchiesta dalla quale sarebbe emerso che Gina Cetrone e l’ex marito Pagliaroli (entrambi presenti in Aula quest’oggi) avrebbero ingaggiato i Di Silvio per compiere estorsioni ai danni di un imprenditore (a Pagliaroli viene contestata anche un’altra estorsione realizzata insieme al pentito Agostino Riccardo) debitore nei loro confronti. L’altra contestazione che coinvolge Cetrone è quella che la vede accusata di aver fatto gestire da Riccardo, all’epoca affiliato ai Di Silvio, alcune attività della campagna elettorale del 2016 per il rinnovo del Consiglio comunale di Terracina. In particolare, come ribadito più volte dai collaboratori di giustizia, Renato Pugliese e Agostino Riccardo, l’attacchinaggio dei manifesti e il controllo delle zone in cui essi venivano piazzati.

Confermati in Aula, da uno degli investigatori, i tre bonifici partiti dai conti delle società dei due imprenditori che sarebbero stati estorti verso i conti della Vetritalia Special Glass e Gina Cetrone Special Glass srl. Per gli inquirenti, i bonifici sarebbero la prova che attesta l’estorsione avvenuta da parte del Clan di Silvio per conto di Pagliaroli e Cetrone.

Tuttavia il momento clou è rappresentato dalla ricostruzione della campagna elettorale con gli agenti chiamati a rispondere, solo parzialmente, a causa dell’assenza dei tabulati telefonici nell’udienza.

Gli uomini della Squadra Mobile di Latina e un poliziotto della Scientifica hanno raccontato di avere seguito un’auto a bordo della quale c’erano Agostino Riccardo e Pierluigi Papa. L’auto è stata vista entrare nella sede della società della Cetrone, in Via Roma a Terracina. Grazie alle intercettazioni, la Polizia sapeva che ci sarebbe stato un incontro tra Cetrone e Riccardo, ecco perché quella Citroen Xsara grigia, che poi si rivelerà piena di manifesti – tra cui quelli di Calandrini-Lungo, Cetrone, Corradini, Tramentozzi, Zicchieri – fu seguita in tutti i suoi movimenti.

Altro episodio raccontato da uno degli agenti di Polizia è stato l’incontro, sempre a Terracina, tra Agostino Riccardo con Matteo Lombardi e Gianluca D’Amico: come spiegato dall’inchiesta “Alba Pontina”, l’incontro servì a stabilire un patto di non belligeranza nell’attacchinaggio manifesti tra il Clan Di Silvio e il gruppo di Lombardi, con l’intermediazione di Genny Marano rampollo di casa Licciardi.

A conclusione dell’udienza che si è svolta piuttosto speditamente, gli interventi di due imputati che hanno voluto rilasciare spontanee dichiarazioni: Armando Lallà Di Silvio e Gina Cetrone.

Il primo con il consueto panegirico sulla infamità di Pugliese e Riccardo: gli insulti “bugiardi, malfattori, drogati e ludopatici” che il boss di Campo Boario ripete come una litania sia nel processo “Alba Pontina” che nel processo odierno. Questa volta, il capo famiglia ha solo detto di essere diventato pazzo nel carcere di Sassari senza chiedere, come nell’ultima udienza di “Alba Pontina”, l’aiuto di cure psichiatriche.

Gina Cetrone, invece, ha chiosato su tutti gli interventi degli agenti della Polizia, sostenendo di essere stata importunata all’epoca da Riccardo che avrebbe voluta estorcerla o comunque guadagnare qualcosa dall’affare dei manifesti elettorali. L’ex consigliera pidiellina ha anche accennato agli atti d’inchiesta definendoli calunnie, al che è stata interrotta dal Presidente Valentini.

Prossimo round il 5 marzo, quando ad essere ascoltato sarà il collaboratore di giustizia Agostino Riccardo, il grande accusatore di Gina Cetrone. Si prevede “tempesta”, sopratutto se, come sembra, l’ex esponente di Sì cambia continuerà a scambiare il processo per un luogo in cui, come ha detto il Presidente Valentini, “perorare le sue ragioni” scollegate dai fatti di cui si discute in Aula.

Fonte:www.latinatu.it

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