Processo a due sacerdoti, si indaga sulla “scomparsa” delle costituzioni di parte civile

Processo a due sacerdoti, si indaga sulla “scomparsa” delle costituzioni di parte civile

Don Maccarone e don De Luca accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Giallo sugli atti spariti

Pubblicato il: 12/04/2021 – 15:06

di Alessia Truzzolillo

VIBO VALENTIA Che fine hanno fatto gli atti di costituzione di parte civile di Roberto Mazzocca e delle figlie Francesca e Danila, parti offese nel processo nel processo che vede imputati don Graziano Maccarone, segretario particolare del vescovo di Mileto, e don Nicola De Luca ex reggente della chiesa della Madonna del Rosario di Tropea? È stato questo l’argomento principe della prima udienza davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Tiziana Macrì) che vede i due prelati imputati per tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose nei confronti di Roberto Mazzocca.

Ricostituite le parti civili

Nel corso dell’udienza di questa mattina gli avvocati Michele Gigliotti e Daniela Scarfone hanno fatto nuovamente istanza di costituzione di parte civile. Istanza che è stata accolta per Mazzocca e per le due figlie (nel corso dell’udienza preliminare non era stata ammessa la posizione di Danila Mazzocca), nonostante l’opposizione dell’avvocato difensore Fortunata Iannello, legale di Maccarone.

«La diocesi risponda per i danni arrecati alla famiglia Mazzocca»

In seguito all’ammissione delle parti civili, gli avvocati Gigliotti e Scarfone hanno richiesto l’emissione di un decreto per l’autorizzazione alla citazione del responsabile civile per le condotte ascritte agli imputati Maccarone e De Luca, ovvero il legale rappresentante della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, quindi il vescovo Luigi Renzo. Si chiede, in sostanza, che la diocesi risponda economicamente per i danni arrecati alla famiglia Mazzocca dalle condotte degli imputati. Il giudice Macrì ha rinviato l’udienza a lunedì prossimo per sciogliere la riserva su questa richiesta.

Indagini contro ignoti per la dispersione degli atti

Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Irene Crea, ha fatto presente in aula che in seguito della dispersione degli atti di costituzione di parte civile di Roberto e Francesca Mazzocca è stato aperto un fascicolo di indagine contro ignoti. Si sta indagando, dunque, per capire quali siano i responsabili della “volatilizzazione” di questi atti. 

Oggetto del processo

Oggetto del processo è una vicenda risalente al 2012. Roberto Mazzocca si era rivolto ai due sacerdoti perché lo aiutassero economicamente per evitare l’espropriazione dei beni pignorati alla figlia Francesca a causa di un debito contratto con una terza persona Don De Luca avrebbe consegnato la somma di 2.050 euro direttamente al debitore che l’avrebbe poi data al creditore con il quale la figlia era in debito. Don Maccarone, invece, a ottobre 2012 avrebbe erogato 6.700 euro direttamente al creditore e in presenza dell’avvocato di questi. Graziano Maccarone avrebbe concordato con il debitore che non fosse necessario restituire l’intera somma data in prestito e che in ogni caso la restituzione sarebbe avvenuta in diverse rate, non appena il debitore avesse avuto la disponibilità di denaro e comunque a partire da Pasqua 2013. In quello stesso periodo il segretario particolare del vescovo di Mileto avrebbe iniziato a inviare messaggi a sfondo sessuale a un’altra figlia del debitore, Danila, una giovane affetta da epilessia parziale in trattamento, con crisi plurisettimanali e dichiarata invalida al 100%. Nell’arco di tre mesi gli investigatori, coordinati dal procuratore Nicola Gratteri e dalla pm Annamaria Frustaci (oggi in aula l’accusa è rappresentata dal pm Irene Crea), hanno registrato 3000 contatti telefonici tra don Graziano e la giovane: per lo più sms, qualche telefonata, e foto compromettenti che il sacerdote si faceva inviare dalla ragazza. Non solo. Tramite conoscenti don Maccarone si sarebbe fatto mandare anche indumenti intimi (cosa che la giovane acconsentiva a fare) e l’avrebbe invitata anche ad avere un incontro in un albergo di Pizzo Calabro. Incontro che tuttavia non ha mai avuto luogo.

La pennetta hard

Nonostante la rassicurazione a pagare da Pasqua 2013, a rate, e così via, a dicembre 2012 don Graziano muta atteggiamento – ricostruisce l’accusa – e chiede al debitore l’immediata restituzione delle somme di denaro, per sé e per don De Luca. Dato che l’uomo non aveva pagato entro il termine stabilito del 31 gennaio 2013, i due sacerdoti pretendono di incontrarlo «per chiarire quanto accaduto» con la figlia con la quale il sacerdote aveva avuto lo scambio di messaggi, foto e indumenti intimi. «Vieni con tuo padre – dice don Maccarone alla ragazza – perché io ho bisogno di dimostrare tutto… e vi dico tutto». Il sacerdote afferma di avere allontanato la ragazza mesi prima, da skype e infine di avere troncato anche con i messaggi. «Allora voglio che tuo padre sappia che anche io ho dei messaggi da parte tua…». Tutto lo scambio avvenuto in quei mesi, avverte don Maccarone, era stato archiviato in una pennetta usb, e lui vuole che anche il padre sappia. Visto che, nonostante tutto, i due prelati non riuscivano a ottenere il denaro richiesto, secondo l’accusa avrebbero deciso di percorrere due strade parallele chiedendo il doppio dell’importo preteso dal debitore. In più avrebbero proferito delle minacce al debitore avvisandolo di stare attento che avrebbe fatto «una brutta fine». Poi don Maccarone si sarebbe rivolto direttamente ai suoi cugini di Nicotera Marina. Se fosse stato per lui, avrebbe detto il segretario del vescovo a don De Luca, avrebbe mandato i parenti a picchiare il debitore ma le persone alle quali si era rivolto gli avrebbero detto che «non è il momento… perché ora il fuoco è troppo alto e ci bruciamo tutti». Poi lo avrebbe invitato a cercare «un compromesso per temporeggiare… e poi interveniamo».

La parentela coi Mancuso

«Il cugino mio… Luigi è quello che è uscito adesso a luglio il capo dei capi». Con queste parole don Graziano Maccarone si rivolgeva Mazzocca che doveva a lui e a don Nicola De Luca, reggente della chiesa della Madonna del Rosario di Tropea, circa 9000 mila euro, esattamente 6.700 euro a Maccarone e 2.050 euro a De Luca. Nel corso di un incontro tra i due sacerdoti e la vittima, a febbraio 2013, don Maccarone mette subito avanti la carta della sua parentela con i Mancuso, dicendo che i soldi che aveva prestato gli erano stati consegnati «dai cugini di Nicotera Marina… non vi dico il cognome… già lo avete capito… sono cugini miei». A testimonianza della propria parentela chiama De Luca: «Digli tu chi sono i miei cugini… così capisce… adesso ci capiamo tutti e due… diglielo». E don De Luca pronto: «I Mancuso». E dato che i Mancuso sono tanti e ognuno appartiene a un capostipite, don Graziano Maccarone diventa più chiaro: «Parenti di Luigi… Eh… siamo nella combriccola… Il cugino mio… Luigi è quello che è uscito adesso a luglio il capo dei capi… no Luni… Luni ormai è quello che era… ma Luigi…». Nel corso dell’udienza di oggi don De Luca è stato interrogato per oltre un’ora e don Maccarone ha fatto spontanee dichiarazioni affermando, tra l’altro di non avere la parentela che millantava con Luigi Mancuso, considerato a capo della criminalità vibonese. Sia Mazzocca che sua figlia saranno sentiti come teste nel maxi processo Rinascita-Scott, istruito contro la criminalità organizzata vibonese. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/2021/04/12/processo-a-due-sacerdoti-si-indaga-sulla-scomparsa-delle-costituzioni-di-parte-civile/

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