Posti di lavoro, soldi, promozioni, trasferimenti: i NOMI di tutti gli indagati nello scandalo voti di scambio con Cesaro

Posti di lavoro, soldi, promozioni, trasferimenti: i NOMI di tutti gli indagati nello scandalo voti di scambio con Cesaro

di REDAZIONE

NAPOLI. Voto di scambio per le elezioni regionali del 2015. È questa l’accusa per il consigliere regionale di Forza Italia Armando Cesaro, per suo padre, il parlamentare Luigi, e per i fratelli di quest’ultimo, Aniello e Raffaele Cesaro, detenuti da alcuni mesi con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. I carabinieri del Ros di Napoli hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 29 persone, tra le quali i Cesaro e il consigliere regionale Flora Beneduce.

Ecco l’elenco completo degli indagati:

Luigi Cesaro (deputato)

Armando Cesaro (cons. regionale)

Aniello Cesaro

Raffaele Cesaro classe ’56

Antonio Di Guida (ex assessore provinciale)

Raffaele Di Guida

Tiziana di Grezia (responsabile del settore avvocatura)

Angelo Liccardo (ex sindaco)

Gennaro Marchesano (agente municipale)

Teresa Frecciarulo

Vincenzo Cacciapuoti

Maria Garofalo

Gennaro Sarnataro

Raffaele Di Bonito (agente municipale)

Sara Di Bonito

Pellecchia Eduardo

Ciro Gargiulo

Nicola Di Raffaele

Gaetano Schiano

Adele Giordano

Carandente Vincenzo

Pasquale Bove (ex sindaco Mugnano)

Armando Sarracino

Flora Beneduce (cons. regionale)

Tommaso De Rosa

Luigi Di Biase (dirigente dell’area amministrativa)

Salvatore De Stefano (ex assessore comunale di Marano)

Flora Principe

Salvatore Paragliola

L’indagine ha travolto imprenditori in cerca di appalti, medici in cerca di un contratto a tempo indeterminato, una serie di dipendenti pubblici e persino un’impiegata dell’«Armena Sviluppo Spa», la chiacchierata società «in house» sotto il controllo della neonata Città metropolitana con 415 dipendenti. L’inchiesta è uno sviluppo delle indagini sulle infiltrazioni dei clan nel Pip di Marano che, nel maggio scorso, portò all’arresto di Aniello e Raffaele, ma in queto caso non si configura l’aggravante mafiosa e il fascicolo è in capo alla procura di Napoli Nord. Secondo il quadro accusatorio tratteggiato dal pm Simone De Roxas, sarebbero stati promessi posti di lavoro in cambio di voti per favorire l’ascesa elettorale di Armando Cesaro.

Al centro dell’inchiesta alcuni episodi secondo cui sarebbero stati promessi appalti, posti di lavoro alle Poste, soldi, pressioni per trasferimento di personale, promozioni nella sanità e abbonamenti a centri sportivi. Non si è fatta attendere la replica del coordinamento regionale di Forza Italia, divulgata attraverso una nota «Ormai non sorprendono più gli interventi giudiziari alla vigilia di consultazioni elettorali – si legge dal documento -. Puntuale, come in passato, giunge, con l’immancabile clamore mediatico, un avviso di garanzia per esponenti di primo piano del nostro Movimento: all’onorevole Luigi Cesaro ed ai consiglieri regionali Flora Beneduce ed Armando Cesaro viene contestata una ipotesi di voto di scambio in relazione a fatti che, secondo la tesi accusatoria, sarebbero avvenuti tra il maggio ed il giugno del 2015 in occasione cioè delle ultime elezioni regionali. Non a caso l’attività investigativa protrattasi per circa tre anni, giunge puntualmente a conclusione in coincidenza della presentazione delle liste e della imminente campagna elettorale!

Gli stessi fatti addebitati per natura, tenuità e, soprattutto, per come vengono descritti, non sono assolutamente idonei a dimostrare l’accusa formulata. Né ci meravigliamo più nemmeno di fronte al doppiopesismo giudiziario che, nel caso di esponenti della sinistra, sorvola su alcune vicende che hanno avuto vastissima eco anche nazionale (incitazione pubblica al voto di scambio) e conclude con celerità encomiabile (qualche settimana!) procedimenti inerenti ipotesi accusatorie analoghe. Forza Italia non si lascerà in alcun modo intimidire da simili iniziative e lotterà per evitare che il libero consenso dei cittadini possa essere condizionato o inquinato da interferenze giustizialiste, a difesa del principio costituzionale della sovranità popolare».

Anche gli altri indagati l’ex sindaco Liccardo e il dirigente di Biase hanno respinto ogni accusa sostenendo che era della corrente di Forza Italia avversa ai Cesaro.

 

22/01/2018

fonte:www.internapoli.it

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