Poche verità e tanti misteri sui mafiosi al 41 bis e i criminali scarcerati ai tempi del Dap di Basentini e Romano, il lavoro difficile del presidente dell’Antimafia Morra

Poche verità e tanti misteri sui mafiosi al 41 bis e i criminali scarcerati ai tempi del Dap di Basentini e Romano, il lavoro difficile del presidente dell’Antimafia Morra

Paolo Chiariello

13 Giugno 2020

L’ufficio Alta Sicurezza, quello che si occupa dei detenuti più pericolosi era all’oscuro della circolare del 21 marzo scorso, quella che aprì le carceri a criminali e a detenuti al 41 bis. La circolare fu firmata di sabato, la sera tardi, dalla funzionaria di turno, tale Assunta Borzacchiello. Michele Maria Giarrusso, senatore, componente dell’Antimafia, di lei dice che “è una figura di quart’ordine che ha fatto una carriera fulminea improvvisa”. In ogni caso la signora firmò la circolare svuotacarceri al posto del Direttore Trattamento, Giulio Romano, che usufruiva dello smartworking. Romano lavorava da casa. Quando la “capa” dell’ufficio Alta sicurezza, dunque il dirigente già alto in grado che ha la responsabilità dei detenuti più pericolosi, ha saputo della circolare firmata dalla funzionaria Borzacchiello? “Dopo che era stata emanata. E anche in modo casuale, nel senso che non mi è stata notificata”, ha raccontato la dottoressa Caterina Malagoli,  magistrato a Palermo e dal 2018 al Dap, durante la sua audizione davanti alla commissione Antimafia. L’organo guidato da Nicola Morra sta continuando la sua indagine sulle 376 scarcerazioni (quella che leggete è la lista con tutti i nomi) concesse a detenuti appartenenti a organizzazioni criminali come Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, durante l’emergenza coronavirus. È questo, infatti, il numero esatto dei carcerati in regime di Alta sicurezza e 41bis che hanno ottenuto i domiciliari o il differimento della pena, come hanno detto alla Commissione prima il ministro Bonafede e poi la stessa Malagoli.

Il presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, vuole capire come è nata la nota del Dap. Non solo. Morra vuole capire anche se la finalità intrinseca era quella della concessione dei domiciliari ai detenuti.

Giulio Romano – ha raccontato la dottoressa Malagoli a Palazzo San Macuto nel corso di una audizione – mi disse che quella nota era stata redatta proprio per il problema del contagio del Covid e per sfollare gli istituti penitenziari. Che era un’esigenza anche del Comitato della salute penitenziaria che consigliava di promuovere e favorire in tempi brevi delle linee guida per sfollare le carceri”. Malagoli in sostanza conferma quanto aveva già fatto intendere il dottor Giulio Starnini, il dirigente dell’Unità Medicina Protetta dell’ospedale Belcolle (Viterbo) sentito mercoledì scorso. La nota del sabato 21 marzo non era stata pensata per effettuare un mero monitoraggio dei detenuti a rischio Covid-19 ma per propiziare quell’effetto ‘sfollacarceri‘ che avrebbe coinvolto anche carcerati più pericolosi. Cosa che poi è accaduta perchè la circolare agevolava e semplificava in maniera perfetta la richiesta di adozione di provvedimenti autonomi dei magistrati al fine di scarcerare detenuti a rischio contagio.

Chi è Giulio Romano? È stato componente del Csm  tra il 2006-2010. È l’estensore della sentenza di condanna disciplinare contro l’allora pm Luigi De Magistris. Romano godeva della fiducia di Alfonso Bonafede ministro della Giustizia e Francesco Basentini,  capo del Dap. Infatti è divenuto il direttore generale dell’ufficio Detenuti nell’era del Governo Pd-M5s. Il suo sponsor era Basentini. Entrambi sono “scappati” dai loro incarichi. Il Decreto Cura Italia escludeva tassativamente i mafiosi da ipotesi di scarcerazione per rischio contagio. Giulio Romano, per quel che si è ricostruito, edita materialmente la circolare sul suo computer e la invia poi per la firma materiale ad Assunta Borzacchiello, responsabile del Cerimoniale. Perché lei? Perché è la funzionaria in turno in ufficio il 21 marzo di sabato sera. Perchè tutta questa fretta? Perchè una circolare così importante e impattante sulla popolazione dei detenuti non reca la firma del capo del Dap o, al suo posto, del direttore delle carceri? Il presidente della Commissione Antimafia vuole chiarezza. E sta svolgendo con certosina cura ogni audizione per far capire meglio a tutti, non solo alla Commissione che presiede, come sono andate davvero le cose. Perchè una cosa appare certa.

Il governo (e dunque dobbiamo credere il ministro della Giustizia) avevano  varato norme per alleggerire sì la pressione nelle carceri ma quel che si incentivava era la concessione dei domiciliari ai detenuti per reati minori, a quelli con meno di 18 mesi ancora da scontare. Non ai detenuti del circuito di Alta Sicurezza e a quelli addirittura al 41 bis. Le norme del Cura Italia – secondo i dati ricordati dal ministro della Giustizia in Parlamento prima del voto sulla mozione di sfiducia bocciata – avrebbero consentito uno sfollamento di circa 6mila detenuti. Ma solo quelli per reati comuni. Tutti gl altri dovevano essere esclusi. Volutamente e scientemente esclusi da quei benefici. Così aveva voluto il guardasigilli Alfonso Bonafede, così voleva il governo. Per motivi che saranno chiariti 376 detenuti in carcere per reati della categoria più grave, però, riusciranno comunque a tornare a casa, anche se per molti di loro  si tratta di differimento della pena spesso fino a settembre. Poi dovrebbero rientrare in cella, se le condizioni epidemiologiche lo consentiranno. Resta un inquietante interrogativo su questa vicenda che non fa dormire la notte il presidente dell’Antimafia Morra. Perchè Romano e Basentini pur sapendo che il capo dell’Ufficio Alta Sicurezza del Dap era contrarissima a quella circolare non hanno impedito che dispiegasse poi i suoi effetti nefasti? Che circolare era pericolosa,  Caterina Malagoli, magistrato antimafia prima a Palermo e poi in Dna e dal 2018 al ministero, l’aveva detto a chiare lettere ai suoi superiori. Basentini e Giuliano sapevano del rischio rappresentato da quella circolare. I superiori della Malagoli non erano due uscieri di un penitenziario bensì il direttore generale Romano e il capo del Dap, Francesco Basentini.

La direttrice dell’ufficio Alta sicurezza, la donna che ha competenza su 10mila detenuti per reati gravi, in testa gli ex detenuti all’isolamento del 41 bis e poi la criminalità organizzata e i terroristi nonché i collaboratori di giustizia, ha raccontato all’antimafia di aver avvertito per tempo i suoi superiori, prima che venisse concesso di lasciare il carcere a boss del livello di Francesco Bonura, Vincenzo Iannazzo e Pasquale Zagaria.  Non solo. Se è vero come è vero che la Malagoli aveva informato Basentini e Romano, fuori dal carcere quella nota firmata dalla signora Borzacchiello è stata oggetto di una campagna di informazione martellante sui media di uno dei più importanti magistrati antimafia d’Italia, Catello Maresca. In svariate occasioni, da giurista prim’ancora che da magistrati antimafia e antiterrorismo, Maresca aveva fatto notare a Basentini, con educazione ma con nettezza, che quella nota-circolare, avrebbe avuto effetti devastanti, avrebbe fatto uscire dal carcere anche detenuti al 41 bis. Davanti a queste contestazioni in punta di diritto, Basentini mai ha prestato attenzione. Eppure Maresca di queste cose ne aveva parlato in tutte le salse, su ogni media, cominciando proprio da Juorno.it. Analoghe considerazioni furono volte, con la stessa forza, anche dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. L’unico che fu degnato di una risposta da Basentini fu Maresca, quando però quasi 400 criminali era già usciti dal carcere  e tra questi boss mafiosi al 41 bis. Ebbene Basentini a Maresca, in una trasmissione televisive, consigliò di studiare. Qualche giorno dopo Basentini fu costretto alle dimissioni. Ma ancora deve spiegare al ministro guardasigilli che lo scelse e oggi alla Commissione Antimafia i mille perché di quella nota fatta firmare da una funzionaria del cerimoniale.

fonte:https://www.juorno.it/

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