Pirata, Gnappa, il Mago e il Nero: quelli del colpo al caveau di Roma

Pirata, Gnappa, il Mago e il Nero: quelli del colpo al caveau di Roma

Il Corriere, Venerdì 31 Marzo 2017

Pirata, Gnappa, il Mago e il Nero: quelli del colpo al caveau di Roma

16 luglio 1999. Il caveau del tribunale di Roma viene svaligiato da una banda capeggiata da Carminati. Aperte 147 cassette di magistrati, politici e gran commis di Stato. Ma che fine hanno fatto quelli del colpo? Per almeno quattro di loro, storie di «successo» tra crimine e politica

di Alessandro Fulloni

Carminati, la deposizione al processo

Massimo Carminati ha parlato assai di quella notte, quella del «colpo dei colpi», nella sua deposizione-fiume cominciata mercoledì. Minimizzando, ironizzando, irridendo. Certo senza svelare nulla di nuovo. Anche se i misteri restano tantissimi. E un fatto resta certo: chi al «colpo dei colpi» partecipò, in qualche modo poi ha fatto «carriera» sia pure «surfando» sul crinale tra crimine e contatti con la politica. Eppure per il Pirata non ci sono «mai stati documenti dentro al caveau. Provate a chiedere a tutti gli imputati di quel processo… Lì si va per rubare e, ammesso e non concesso che io abbia fatto il colpo, significa che qualche soldo lo avrò portato via. Quanti? Non lo dico, io rispondo quando mi va di rispondere». L’ex Nar al processo su Mafia Capitale racconta, dal carcere di massima sicurezza di Tomezzo, del colpo al caveau del tribunale di Roma tra venerdì 16 e sabato 17 luglio 1999. A detta di molti, più che un furto un mezzo golpe, la genesi del potere di «Mafia capitale». Il commando lo guida proprio Carminati, il Pirata. I suoi complici sono il Gnappa, il Mago della Vedove, il Nero. E ancora: il Mostro, il Prete, Mollica, Sbirulino e il Cassiere. A loro modo faranno tutti strada: rapporti con il potere, dentro e fuori dal Palazzo, appalti, commesse, soldi.
Su 900 cassette ne vengono aperte solo 147. Aperture su indicazione. L’elenco completo lo riporta un’inchiesta-dossier in libreria in questi giorni per Rizzoli – il titolo è «La lista» – scritta da Lirio Abbate, il giornalista dell’Espresso che per primo ha raccontato i segreti di Mafia Capitale e l’incombere su Roma dell’ombra di Carminati.
Magistrati, avvocati di grido, politici, grand commis di Stato. Nei forzieri c’erano soldi, almeno 18 miliardi delle vecchie lire. Ma soprattutto tanti dossier connessi con i più grandi misteri d’Italia: dalla strage di Bologna alla P2, dal delitto Pasolini all’omicidio Pecorelli, dalla Banda della Magliana a Cosa nostra. Nelle carte di Mafia Capitale in tanti, intercettati, favoleggiano sul quel colpo che fruttò, più che danaro, informazioni per ricattare. Uno dei pentiti dell’inchiesta, l’imprenditore Roberto Grilli, racconta ai giudici: «Noi sempre gli abbiamo detto, prendevamo in giro Riccardo (ovvero Riccardo Brugia, il vice di Carminati e anche lui della banda del caveau, ndr): “Con tutti i soldi che avete fatto …” perché nell’ambiente, adesso non lo so se è una vox populi, comunque da quello che mi ricordo io si diceva che con i soldi che avevano fatto a Piazzale Clodio delle cassette di sicurezza se ne parlava… dice: “state a posto, potete fa’ la guerra alla Germania”». E appunto: vediamo di seguito che fine hanno fatto alcuni dei protagonisti di quella notte che potevano fare la guerra alla Germania…

L’autobiografia dell’ex Nar

L’idea del colpo fu del Pirata. Mai chiarito se agì in proprio o per conto terzi. L’autobiografia dell’ex estremista nero, passato per la lotta armata e la criminalità comune prima di interessarsi agli appalti del Comune di Roma e delle aziende di Stato, «è raccolta nelle parole di Massimo Carminati, carpite dalle microspie del Ros dei carabinieri nell’inchiesta su Mafia capitale. Nei nastri degli investigatori – è il racconto di Giovanni Bianconi – sono rimaste incise le confidenze di un uomo di 56 anni che guarda al passato senza apparenti rimpianti, e rievoca una vita movimentata fin da quando era un ragazzino». «Noi eravamo piccoli – racconta a un giovane della destra radicale di oggi – mo’ li vedi i pischelli di diciott’anni… co ‘a biretta in mano… sò creature… Compa’ , a me m’hanno bruciato casa due volte… vivevi con l’estintore… ti aspettavano… A quattordici anni avevo la pistola, una 7,65, 20.000 lire la pagai… Ci andavo a scuola con la pistola… col Vespone… Erano altri tempi… adesso ti carcerano subito… ». Alla fine degli anni di piombo, fra il 1980 e il 1981 Carminati fuggì in Libano, dove «ti compravi un M16 (fucile d’assalto, ndr ) con 150 dollari», passando da Cipro con altri camerati: «Noi stavano con dei francesi… poi siamo andati al Sud, quando siamo dovuti scappare da Beirut, e siamo andati all’ enclave dove… c’era un colonnello che lavorava per gli israeliani». Fin qui il passato. Poi il colpo al caveau. La rete di Mafia Capitale. L’arresto. E la cronaca.

Riccardo Brugia, il Nero

«Un fratello», «il braccio destro», «l’alter ego». Si scrive Massimo Carminati ma si può anche leggere Riccardo Brugia. O viceversa. Legame inossidabile, il loro. Quello «tra camerati» fra i quali «non ci si tradisce». Lo scrive l’ordinanza di custodia di«Mafia capitale» firmata dal gip Flavia Costantini che tratteggia il rapporto tra il capo della banda del «Mondo di mezzo», er Cecato, e il suo vice assai meno noto. Appunto: Riccardo Brugia, 57 anni, romano, anch’egli ex Nar. E anch’egli alla sbarra nel processo. Passato da tombeur de femmes – ebbe un flirt con Anna Falchi, paparazzato da Novella 2000 che soprannominò «Nero» questo allora sconosciuto alle cronache, dalla «faccia truce» e alto circa due metri, che frequentava la soubrette – e passione per le armi. Ancora il pentito Grilli: «Brugia? Non lavora, adesso ha preso un distributore». Però l’ex Nar è bravo con le armi. «Riccardo è sempre stato presentato, negli anni, come colui che, se c’era da fare una rapina – è la testimonianza – una cosa, negli ambienti… se servivano le armi per fare qualcosa ci si rivolgeva a Riccardo Brugia».
Grilli parlò più volte con Brugia del colpo dei colpi al quale anche il Nero prese parte: «Prendevamo in giro Riccardo: “con tutti i soldi che avete fatto …” perché nell’ambiente, adesso non lo so se è una vox populi, comunque da quello che mi ricordo io si diceva che con i soldi che avevano fatto a Piazzale Clodio delle cassette di sicurezza se ne parlava… dice: “state a posto, potete fa’ la guerra alla Germania”». Quanto al fatto che Brugia sia stato considerato il suo braccio destro, al processo Carminati ha affermato: «Non ho bisogno di un braccio destro e di un braccio sinistro. Riccardo Brugia è solo un mio amico. È stato trascinato in questo processo solo perché è un mio amico, così come una marea di persone che mi hanno frequentato».

Manlio Vitale, er Gnappa, e il Senato

«Er Gnappa». Ovvero Manlio Vitale, 68 anni, braccio destro di Maurizio Abbatino e «Renatino» De Pedis già a partire dagli anni Settanta. Anche lui nell’elenco dei condannati in giudicato per il colpo al caveau. Arrestato nel marzo del 2016 per associazione a delinquere: era a capo di un gruppo che faceva rapine nelle case. Ma poi si è scoperto tanto altro: questo «eterno gregario della banda della Magliana che alla fine era riuscito a mettersi in proprio – ha accertato Fabrizio Peronaci in diverse inchieste sul Corriere – dandosi finalmente un profilo da boss a dispetto della bassa statura, non si occupava solo di furti e rapine in appartamento, alcune con sequestro di ostaggi, e del conseguente riciclaggio di danaro sporco». Er Gnappa» – così lo chiamavano – avrebbe mantenuto rapporti riservati con il mondo politico, tramite incontri ad alti livelli, anche in sedi istituzionali. Qualcosa di assai simile a «Mafia Capitale» e su cui sono ancora in corso indagini. Che genere di «servizi» poteva garantire un esponente della potente mala sopravvissuto alle mattanze degli anni Ottanta e Novanta, nella Roma opaca e illegale di oggi, scoperchiata dall’azione del procuratore Pignatone? È il punto non ancora chiarito. Il giorno fissato per i «contatti» era il giovedì, raccontano gli atti dell’inchiesta raccontata dal Corriere, e non è da escludere che, in più occasioni, ci sia stato uno scambio di buste contenenti danaro. La partita riguardava forse lavori pubblici, appalti, favori di altro genere? «Er Gnappa», vecchia volpe, almeno fino a tutto il 2014 è stato attentissimo nell’uso del cellulare. Da più di una persona è stato visto telefonare da cabine pubbliche, dalle quali chiedeva di parlare con non meglio precisati «onorevoli», o concordava appuntamenti per la consegna di regali di pregio, in primis Rolex, chissà se gli stessi razziati in qualche rapina domestica. Senza contare i rapporti con Sergio Scarpellini, l’imprenditore, proprietario di tanti palazzi affidati alla politica, arrestato assieme a Raffaele Marra, l’ex capo di gabinetto del sindaco di Roma Virginia Raggi. L’indagine che ha portato all’arresto nello scorso autunno di Marra e Scarpellini è nata da una «costola» dell’ultima indagine su Scarpellini. Er Gnappa infatti avrebbe avuto carte – hanno rivelato sul Corriere Ilaria Sacchettoni e Fulvio Fiano -che inguaiavano il costruttore di cui Marra si diceva «a disposizione».

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