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Pio Albergo Trivulzio, Sala chiede di fare chiarezza: “Quei corpi accatastati sono una ferita per la città”

Pio Albergo Trivulzio, Sala chiede di fare chiarezza: “Quei corpi accatastati sono una ferita per la città”

06 APRILE 2020

Il colloquio con il sindaco di Milano: “Sulle Rsa la competenza è della Regione. Se le ispezioni dovessero confermare un operato non trasparente le dimissioni dei manager sarebbero il minimo”

DI PIERO COLAPRICO

MILANO – Il sindaco Beppe Sala, con mascherina d’ordinanza, non nasconde l’emozione: “No, le foto della cappella del Pio Albergo Trivulzio, il Pat, non le ho viste. Immagino quanto possano essere agghiaccianti. Rimane il fatto, che al di là dei numeri, del fatto che i morti siano 50 o 70 o quello che purtroppo sono, se arrivi a mettere delle bare accatastate, non c’è bisogno del numero per dire che qualcosa di grave sta succedendo. Sono ferito da queste bare che stanno una stretta all’altra, dei cadaveri all’obitorio che occupano ogni spazio sui lettini, soprattutto dall’idea che molte di queste persone non siano state salutate un’ultima volta dai figli, dai sopravvissuti, dai loro cari…”.

Come molti di noi, anche il sindaco della città che va di corsa, e che s’è fermata sotto il bombardamento del nemico invisibile Covid-19, s’è ritrovato a fare i conti con l’inimmaginabile: “La situazione del contagio al Pat è grave, al pari, purtroppo, di molte altre residenze per anziani lombarde. Però il Pat, la nostra Baggina, è la più grande e la più antica istituzione di questo genere ed è quindi normale che meriti un’attenzione particolare. Non mi sorprende la decisione del ministro della Salute Roberto Speranza e del viceministro Pierpaolo Sileri che, dopo i vostri articoli, hanno deciso di mandare gli ispettori”.

Non sorprende nessuno, ma se si scoprisse che i dirigenti hanno mentito sul numero dei morti e sulla situazione dei contagi? La voce del sindaco si abbassa, come se non potesse digerire che un simile sospetto potesse diventare certezza: “Sarebbe di una gravità estrema, ma al momento è bene lasciar lavorare gli ispettori e attendere quello che diranno. Hanno i mezzi per controllare e per sapere. Se confermano la situazione non trasparente, le dimissioni dei responsabili sarebbero il minimo. E in questo momento non è affatto il caso di sentirsi offesi se vengono chieste e fatte verifiche. Lo dico al Pat, ma la verità è che nessuno di noi si deve sentire offeso se il proprio lavoro viene controllato. Di certo io non mi offendo se viene verificato ciò che faccio o non faccio”.

Dal 21 febbraio, quando il paziente 1 è stato individuato a Codogno, sono passate oltre sei settimane. Non sappiamo molto, viviamo una sorta di quarantena generale, di coprifuoco infinito e ci basiamo molto su quello che istituzioni e medici dicono. Se qualche dubbio emerge, non è meglio fugarlo, se possibile? “La situazione generale è talmente grave – dice il sindaco – che è meglio per tutti veder verificato ogni singolo dettaglio. Ci sono le vite in gioco, e vale dovunque. In più, nel caso della Baggina, c’è la sua storia di istituzione antica e milanesissina, che per lungo tempo e in parte ancora oggi viene sostenuta dalle donazioni dei privati, della famiglie, quindi anche per il rispetto dei tanti che hanno dato fiducia all’istituzione va fatta la massima chiarezza”.

A proposito di chiarezza, il presidente della Baggina è Maurizio Carrara, a suo tempo venne nominato da Giuliano Pisapia, perché si tratta di una “poltrona” che decide il Comune, che è di centrosinistra. Giuseppe Calicchio è il direttore operativo, voluto dalla Regione, legatissimo a Stefano Bolognini, assessore alle Politiche sociali, legatissimo a Matteo Salvini. Ma chi comanda, Comune o Regione? Il presidente Attilio Fontana ieri nell’intervista parlava di “gestione congiunta”, ma così non è.

“No, non lo è, vale per il Pat e per tutte le Rsa, i poteri sono delle Regioni. Da decenni le Rsa operano perché autorizzate, accreditate, convenzionate da Regione Lombardia. Senz’ombra di dubbio. Ma il punto non è accusarsi a vicenda. Quando c’è da prendersi le proprie responsabilità, io lo faccio sempre. Quando si tratta di scusarsi, faccio altrettanto. Ma nel caso del Pat le responsabilità appartengono ad altri e non certo al Comune di Milano”. Sull’argomento delle Rsa sindaci dem e Regione Lombardia discutono da tempo, e non solo sul numero dei morti, ma anche sulle precauzioni che sono o non sono state prese, su come i contagi sono stati arginati o forse accresciuti. E c’è anche il tema che a Milano il picco non sembra raggiunto.

“In questo momento la Regione sta dicendo che vede con preoccupazione la situazione a Milano, io non ho elementi oggettivi, né voglio autoconvincermi delle mie sensazioni, sarebbero sbagliato. Rimane il fatto che però sui contagi è il momento di capire e lo sto chiedendo anche in base alla qualità di questi contagi. Voglio dire, dove avvengono? Ce ne sono di più nelle Rsa e negli ospedali, dove purtroppo molti casi sono già certificati. O qualcosa ancora sfugge? Mi auguro che tracciando alcuni contagiati si possano avere più risposte. Cioè, io come sindaco devo chiedere perché devo capire che cosa si può fare. Alla fine è vero che ci sono foto della Darsena con un po’ di persone, ma la stragrande maggioranza sta in casa. Milano sa che rappresenta una trincea. E se io – dice Sala – mi preoccupo dei pasti per chi non ce la fa e del lavoro futuro, è anche perché voglio che Milano possa ripartire al meglio. Il mondo non sarà più lo stesso, ma quello che costruiremo qui dev’essere il mondo migliore possibile per tutti”.

Fonte:https://rep.repubblica.it/