Pignatone:” La malamministrazione vera mafia”.

Il procuratore capo di Roma difende l’operato dell’inchiesta Mafia Capitale alla luce della drammatica relazione del presidente dell’anticorruzione Raffaele Cantone che “riconferma sul piano della verifica amministrativa la conclusione delle indagini penali: la Mafia c’è”

 

 

giuseppe pignatone

 

“La ‘maladministration’ di Roma era sotto gli occhi di tutti, ma che senza le indagini non sarebbe mai emerso”. E’ il procuratore capo Giuseppe Pignatone a dipingere il quadro dello stato della Città Eterna dopo il terremoto dell’inchiesta Mafia Capitale alla luce della drammatica relazione del presidente dell’anticorruzione Raffaele Cantone  che “riconferma sul piano della verifica amministrativa la conclusione delle indagini penali su Mafia Capitale. Non parlo dei processi che sono in corso e per cui arriveranno le sentenze ma è emerso un quadro di Se per il giudizio penale serve la sentenza, per il giudizio amministrativo non dobbiamo aspettarla”.

“Si può essere innocenti sul piano penale e colpevoli per quello che riguarda la cattiva amministrazione dell’ente.‎ I risultati delle indagini, come le intercettazioni, diventano pubbliche e possono essere un momento prezioso per rivelare qualcosa che ciascuno di noi non conosceva. I risultati delle indagini possono diventare, in un paese libero e democratico come il nostro, oggetto di dibattito di critica ma anche conoscenza di fatti di rilevanza sociale.‎ L’indagine sui fondi ai gruppi consiliari della Regione Lazio di qualche anno fa ha fatto emergere fatti penali ma il legislatore è intervenuto e ha cambiato le regole. Anche le indagini sul Mose, su Expo‎ hanno spinto il parlamento a cambiare le regole in materia di anticorruzione.
L’illegalità incide anche nella vita quotidiana. Prendiamo a esempio le buche di Roma:‎ nascono anche dal fatto che le imprese per vincere la gara pagano un pizzo, una tangente, una bustarella a un funzionario del Comune e poi anche a quello che dovrebbe controllare i lavori. L’imprenditore rientra di quel denaro facendo male il lavoro. Il lavoro va rifatto e questo porta a ulteriori guadagni. Da questo si vede come l’illegalità incida nella vita quotidiana, perché poi in quella buca ci si cade col motorino. I morti per incidenti stradali a Roma sono il doppio di quelli per omicidio, ho letto sui cartelloni per strada che sono stati 45 nel 2015 contro circa 25-26 per omicidio”. Ha concluso il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, intervenendo all’iniziativa ‘Lazio senza mafie’ all’Auditorium Parco della Musica.

 

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