Piano Napoli, mercato di bombe per il Marocco: «La piccolina ha fatto boom»

Il Mattino, Domenica 15 Maggio 2016
Piano Napoli, mercato di bombe per il Marocco: «La piccolina ha fatto boom»

di Dario Sautto

Boscoreale. «Quelli tenevano un marocchino in macchina, dice che questa bomba la deve mettere in Marocco». Un ordigno artigianale, di quelli che «squilla il telefonino e boom», che si azionano a distanza, collegandoli ad un cellulare. L’intercettazione di una conversazione tra trafficanti di armi ed esplosivi del Piano Napoli di via Passanti a Boscoreale fa emergere un particolare inquietante, che potrebbe richiamare anche ad attentati terroristici nei Paesi islamici. Il dettaglio è venuto fuori nel corso di una maxi inchiesta della Procura di Torre Annunziata, coordinata dal sostituto procuratore Silvio Pavia, e partita nel 2010. Le indagini, affidate alla polizia di Pompei e ai carabinieri di Boscoreale, hanno permesso di ricostruire migliaia di episodi di spaccio di cocaina nei rioni di edilizia popolare, all’indomani dello smantellamento dei clan di camorra che erano prima «titolari» delle piazze di spaccio; e ancora il tentativo di coltivare «in house» marijuana, sfruttando serre e amicizie in provincia di Avellino. Ma, accanto alla produzione e alla compravendita di droga, è emerso secondo gli investigatori un attivo traffico di armi, munizioni e ordigni, gestito in particolare da Raffaele Nappo e Giuseppe Pandolfi, due pregiudicati boschesi.«La piccolina si dicono fieri mentre sono intercettati in auto ha buttato a terra un muro, sfondò tutto quanto. L’ho messa in un canale e l’ho provata. Non l’hai sentito il botto? Boom, è caduto tutto».

Le esplosioni di prova sarebbero avvenute nelle campagne tra Boscoreale, Pompei e Poggiomarino, in una zona non molto lontana dalle palazzine. Visto che la bomba funzionava, le altre simili potevano essere vendute: «Allora possiamo chiedergli 2mila euro». Il cliente da incontrare stavolta è «speciale». È il 12 luglio 2011, le forze dell’ordine hanno arrestato da pochi giorni alcuni componenti del gruppo e i due, impauriti, hanno seppellito armi e ordigni in alcuni terreni. «Chiama Umberto (un giovane incensurato insospettabile) gli diamo 100 euro e ce la porta». Al Piano Napoli, poi, arrivano alcuni intermediari conosciuti da Nappo e Pandolfi, tra cui tale Totore. «Tenevano un marocchino in macchina» che aveva intenzione di acquistare una bomba. Ma sorge un problema: «Sotto terra si è inumidita. Se non spara dopo? Non voglio fare figure». Sull’identità dell’acquirente di nazionalità marocchina e sull’effettivo utilizzo della bomba in Marocco non sono stati possibili riscontri effettivi. Però, la ricostruzione dell’episodio dimostra come il mercato nero delle armi fosse molto attivo in quel periodo nei rioni degradati di Boscoreale, ed era di livello internazionale.

Viste le normali tecniche terroristiche, è più probabile che quella bomba sia stata utilizzata per motivi personali dall’acquirente marocchino, ma non è possibile escludere che l’ordigno possa essere stato azionato a distanza, ad esempio su un’autobomba. Le conversazioni hanno permesso di ricostruire anche la cessione di diverse pistole.«L’hai venduta a quel tossico?». «Sì, per 700 euro». Per una pistola, si andava dai 400 euro per una «38 vecchia e arrugginita» ma funzionante, fino ai 2mila euro per un’arma più sofisticata, fucili con canne mozzate artigianalmente, o altre tipologie modificate. Nell’arsenale in vendita, munizioni di ogni genere e mitragliette Uzi. I pezzi forti, però, erano le bombe: artigianali, «con miccia, telecomando, innesco col telefonino, come le vuoi» precisavano gli armieri. Con l’inchiesta chiusa da poco, la prima udienza del processo per loro e per altre 24 persone è fissata a luglio dinanzi al gup Emma Aufieri di Torre Annunziata.

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