Perché il Codice Etico dell’Associazione Caponnetto?

PERCHE’ IL CODICE ETICO?
Sabato 13 dicembre u. s. il Consiglio Direttivo dell’Associazione Caponnetto ha approvato il Codice Etico che rappresenta una sorta di ” Galateo” che DEVE ispirare la condotta di tutti coloro che, in un modo o nell’altro, entrano in rapporti con il nostro sodalizio.
Una specie di vademecum che ognuno, iscritto, collaboratore, simpatizzante, non dovrà mai più dimenticare, se vuole continuare ad avere rapporti con un’Associazione antimafia “altra” ed “alta” che ha fatto, sin dalla sua nascita, quindici anni fa, dell'”impegno sul campo” la sua bandiera.
Perché “altra” ed “alta”?
Lo spiega lo stesso nome che ci siamo dati.
Ma questo non basta, lo sappiamo, perché, se al nome non corrisponde e si accompagna una condotta coerente con i principi che lo caratterizzano, saremmo gli autori di un doppio tradimento: prima nei confronti della Persona cui abbiamo voluto ispirarci e, poi, verso la nostra coscienza e quella di tutti coloro che rappresentiamo.
Per noi rigore morale ed azione rappresentano un binomio inscindibile, un unicum.
“Altra” ed “alta”, abbiamo detto.
La SERIETA’, prima di tutto, la COERENZA con i principi cui ci ispiriamo, L’OPERATIVITA’ con un impegno sul campo, l’AUTONOMIA da tutto e da tutti, la
GRATUITA’, lo SPIRITO DI SERVIZIO nei riguardi della collettività e dello Stato di diritto.
Questi, i principi che DEBBONO animare tutti coloro che aspirano ad essere militanti dell’Associazione Caponnetto.
Chi non la pensa così non troverà accoglienza e spazio nella nostra Associazione.
Chi volesse intendere l’adesione alla Caponnetto come uno strumento per perseguire interessi personali, politici, economici, di semplice protagonismo o di copertura, può starsene tranquillamente a casa perché non è gradito.
Noi abbiamo scelto la strada di un’antimafia pura, operativa, , avanzata, diversa da tanti altri tipi di “antimafia”.
Un’antimafia non soggetta ai voleri ed agli interessi dei partiti politici, delle parti marce delle istituzioni, di gruppi e soggetti d’affari, di disonesti, corrotti e corruttori.
Ci siamo dati il nome di un grande Magistrato e come nostro Presidente onorario abbiamo scelto un altro grande Magistrato.
Tutto ciò ha un significato ed è un segnale nei confronti di tutti, amici e nemici.
Come pure rappresenta un segnale il nostro modus operandi basato tutto sull’INVESTIGAZIONE, sulla DENUNCIA e sulla PROPOSTA.
E sulla collaborazione fattiva con le parti sane delle istituzioni.
Pur ritenendo utile la memoria di quanto è avvenuto, noi privilegiamo l’operatività, l’oggi e il domani.
Appiattirsi solo sul passato è dannoso quasi quanto appiattirsi sugli AFFARI.
Solo sul passato, perché è deviante e non ti consente di acquisire, oggi, consapevolezza della gravità del fenomeno mafioso e della corruzione; sugli affari, perché danneggia l’immagine ed il ruolo della vera antimafia.
Chi pensa di fare affari, di coltivare attraverso l’antimafia interessi propri, sta dalla parte della mafia ed è egli stesso mafia.
Quando si parla di “mafia dell’antimafia”, di “professionisti dell’antimafia”
Quelli non sono antimafia!
Sono mafia e basta.
Ecco perché il nostro rigore.
C’è troppa gente in giro che vuole usare l’antimafia come mafia.
Questo noi non possiamo e dobbiamo consentirlo.
La situazione nel Paese è grave, gravissima.
Il marciume sta corrodendo le basi stesse delle nostre istituzioni e non c’è settore della pubblica amministrazione che sia stato e sia risparmiato dalla corruzione e dal malaffare.
Non a caso si parla di stato-mafia che ha vinto la sua battaglia contro lo Stato-stato.
“Fuori la mafia dallo Stato”, gridano taluni nelle piazze.
Lodevole, ma non basta, perché gli appelli, i raduni, i convegni che non abbiano riferimenti solidi e concreti con i dati di fatto e con i problemi veri del territori, non producono alcunché.
Restano parole al vento, chiacchiere.
Anche perché, esclusa una minoranza di persone, il marciume, la disonestà, l’omertà, la viltà, sono nella mente e nel cuore della maggioranza degli italiani.
Si dice sempre che il problema non è l’Italia, ma gli italiani.
L’Italia è considerata nel mondo uno dei Paesi più corrotti; non dimentichiamolo mai.
L’ AUTONOMIA DAI PARTITI E DALLE ISTITUZIONI, un punto importante e qualificante.
Un esempio: se io usufruisco di un contributo, di una convenzione, di una qualsiasi agevolazione da parte di un Comune, di una Provincia, di una Regione o di un Ministero, considerati le logiche ed i meccanismi in vigore, l’atto non verrebbe considerato, come si dovrebbe, come un diritto di una struttura di servizio, ma come un FAVORE e ciò lederebbe la mia AUTONOMIA in quanto mi priverebbe, da un punto di vista psicologico e morale, della facoltà di denunciare, in caso di atti illeciti, il Sindaco, l’Assessore, il Presidente della Provincia o della Regione o il Ministro che me li hanno concessi.
O il Prefetto, il Questore, il Comandante o il Magistrato ecc, su un altro versante e sempre nel caso di atti illeciti.
AUTONOMIA, GRATUITA’, SPIRITO DI SERVIZIO, SENSO DELLO STATO DI DIRITTO, ONESTA’, OPERATIVITA’: queste, le linee guida di un’Associazione “altra” ed “alta” quale è la Caponnetto.

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