Per i giudici la cupola della masso-‘ndrangheta può ancora controllare tutto a Reggio Calabria.TUTTO ANCORA SOTTO LA CAPPELLA A REGGIO CALABRIA (COME NEL PAESE )

Per i giudici la cupola della masso-‘ndrangheta può ancora controllare tutto a Reggio Calabria

di Angela Panzera

Permangono le esigenze cautelari: l’avvocato Antonio Marra resta in carcere. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria che ha confermato l’ordinanza di custodia a cautelare nei confronti del legale finito in manette nel maggio dello scorso anno nell’ambito dell’operazione “Fata Morgana”. Nei mesi scorsi era stata la Cassazione ad annullare con rinvio, a un nuovo Collegio del Tdl, l’ordinanza con cui il gip distrettuale l’aveva fatto finire in manette su richiesta del pm antimafia Stefano Musolino. Anche se il Riesame ha annullato, nei suoi confronti, l’ordinanza cautelare relativa all’accusa di turbativa d’asta, resto aggravato dalle modalità mafiose, permane l’accusa più “grave” ossia quella di far parte di un’associazione segreta costituita sempre per agevolare la ‘ndragheta reggina. A capo di essa l’ex onorevole Paolo Romeo, già condannato in via definitiva per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è attualmente imputato insieme all'”amico” Marra nel maxi-processo “Gotha” che vede alla sbarra la cupola masso-mafiosa che per anni ha imperversato sulla città dello Stretto.

Una pronuncia significativa, che va oltre la conferma del carcere per l’avvocato Marra. Dichiarando l’esistenza delle esigenze cautelari per il reato di associazione segreta aggravata dalle modalità mafiose, il Tribunale della Libertà di fatto certifica ulteriormente non solo l’esistenza della cupola massonica che avrebbe governato tutto a Reggio Calabria e dintorni, ma anche il fatto che essa possa essere ancora attiva e pienamente operativa. E, quindi, capace di condizionare ancora la vita pubblica.

“Antonio Marra- era scritto nel provvedimento di fermo eseguito dalla Guardia di Finanza- è un avvocato che si descrive: quale stabile eminenza grigia, senza percepire alcun serio vantaggio economico, della crescita di altro imprenditore espressione della ‘ndrangheta : Emilio Angelo Frascati ( fermato anche lui ndr); componente di logge massoniche; consigliere dello stesso Paolo Romeo, nella vicenda di cui alle conversazioni predette anche in funzione di individuare l’intestatario fittizio del Circolo Posidonia; concorrente del Romeo e degli altri sodali, nella turbativa d’asta funzionale al migliore equilibrio degli interessi degli imprenditori espressione della ndrangheta, all’esito della decozione della GDM e dei sequestri delle imprese coinvolte. Egli è uno storico sodale del Romeo, per come emerge dalle conversazioni ed investigazioni(…)”. Per la Procura antimafia reggina, e adesso anche per il Riesame, non ci sono dubbi. Marra era in continua adorazione e venerazione dell’amico Paolo Romeo come quando lo accompagnò al Santuario di Polsi per incontrare Don Pino Strangio. “E doveva trattarsi di un incontro importante se i due, trovato impedito dalla troppa neve il passaggio del valico di Montalto a quasi duemila metri di altitudine-scrivono gli inquirenti- sono ridiscesi dall’Aspromonte sino al mare, per imboccare la strada statale 106 e raggiungere per quella ancora più lunga via Polsi, inerpicandosi dalle impervie vie che risalgono la montagna dalla fascia Jonica della provincia reggina. Insomma, un vero e proprio lungo pellegrinaggio. Ma non pare possa ritenersi che gli scopi del tortuoso viaggio intrapreso fossero di tipo religioso, se si tengono a mente le conversazioni registrate, in ambientale presso il Circolo Posidonia, in cui Don Pino Strangio discettava con l’avvocato Antonio Marra in ordine ai luoghi, nei pressi del Santuario di Polsi, in cui magistrati della Procura di Reggio Calabria ritenevano si svolgessero i summit di ndrangheta; luoghi noti ed esattamente indicati dal prelato per soddisfare la curiosità dell’avvocato Marra. E vanno, poi, rammentati i plurimi interessi, anche di tipo imprenditoriale, beneficianti di contribuzioni pubbliche, di cui il noto sacerdote è portatore. Insomma, nella vasta rete relazionale del Romeo, è agevole selezionare un gruppo più ristretto con cui l’indagato mantiene una speciale relazione di solidarietà che ha chiare assonanze con quella di tipo massonica”. Sul punto a fornire dettagli della compenetrazione fra ‘ndrangheta e massoneria è il tanto discusso pentito, poi “spentito”, e poi ri-pentito, Nino Lo Giudice alias il “Nano”.

“Tali affermazioni trovano diretto riscontro nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Lo Giudice, rese in data 7 dicembre 2012 nel corso dell’esame dibattimentale relativo al processo Meta. Nel ripercorrere le fasi in cui al Lo Giudice era stato affidato il compito di curare la latitanza di Pasquale Condello, il Supremo, con specifico riferimento al momento storico il cui il Condello gli aveva proposto di assumere il ruolo di suo rappresentante nell’ambito delle riunioni di ndrangheta, il collaboratore di giustizia riferisce di alcune confidenze ricevute dal Condello relative al ruolo dell’Avv. Antonio Marra, indicato dal Condello quale appartenente alla massoneria:

“P.M. –. Così. Lei stamattina parlava di un riferimento di Pasquale Condello. A un certo punto Pasquale Condello le ha detto: “Guarda, Nino, io ti metto in contatto con un determinato mondo”.

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Sì. Sì.

P.M. –. È successo poi quello che le ha…

I.R.C. LO GIUDICE A. –. No, non è successo, in quanto la cosa finì lì, in quel modo.

P.M. –. Quindi, non si è più tornati a parlare…

I.R.C. LO GIUDICE A. –. No, no, non abbiamo parlato. Ma lui faceva mille discorsi, dottore Lombardo.

P.M. –. Eh!

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Mille discorsi.

P.M. –. Eh, “mille discorsi”, Lei ne ha fatti due. Ne mancano 998, Lo Giudice.

PRESIDENTE –. Dico, questi…

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Eh, ma non è che mi ricordo, dottore.

PRESIDENTE –. …questi contatti a che cosa erano finalizzati, così come prospettati?

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Non ho capito, Presidente.

PRESIDENTE –. Cioè, avrebbe voluto metterla in contatto con qualcuno, o con un determinato mondo…

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Sì.

PRESIDENTE –. …come ha detto poc’anzi.

P.M. –. Eh!

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Sì. Sì. Sì.

PRESIDENTE –. Eh, ma per quali ragioni? Come glielo spiegava? Come glielo motivava?

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Sì, sì, no, no, no, ho capito, Presidente. Lui mi ha detto: “Vedete che fra un poco di giorni”, dice, “vi presento una persona, che fa parte della massoneria”; e allora, io, sapendo che già che l’Avvocato Marra, l’Avvocato Marra era in questa situazione, anticipai quello che lui stava dicendo. Gli ho detto io: “Ma si tratta dell’Avvocato Marra?”, ha detto: “Sì, vedete che è un amico nostro”.

P.M. –. Sì, ma io vorrei capire…

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Basta, è finito, Presidente.

P.M. –. …vorrei capire una cosa.

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Sì.

P.M. –. Questo discorso, Condello, perché lo fa?

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Lo fa perché lui voleva che io rappresentassi, in questa situazione di cui stiamo parlando, lui personalmente.

P.M. –. Quindi, Lei doveva rappresentarlo anche in quel mondo?

I.R.C. LO GIUDICE A. –. Sissignore, sì, anche in quel mondo”.

Poi Lo Giudice, prima di essere acciuffato dalla Dda, si darà alla fuga e invierà i tanti discussi memoriali. Marra e Romeo non si lasceranno sfuggire i particolari. “Ed anche nella presente indagine, il tema della partecipazione alla massoneria- scrive la Dda- tornava in voga nelle conversazioni del Romeo, allorchè diveniva pubblico il secondo memoriale spedito dal collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice, nel frangente in cui egli aveva fatto perdere le tracce, abbandonando la località segreta in cui era sottoposto al regime di sicurezza da parte del Servizio Centrale di Protezione. Il dialogo avveniva con il fidato avvocato Antonio Marra, anch’egli indicato dal Lo Giudice nell’elenco dei componenti una loggia massonica occulta che rappresentava una sorta di prosecuzione ideale di quella a cui aveva fatto riferimento il Barreca e che, come già segnalato, era stata indicata, più di recente, anche dal collaboratore di giustizia Virgiglio. Il 18 settembre del 2013, veniva intercettata presso il Circolo Posidonia una conversazione ambientale tra il Romeo e l’avvocato Marra, in cui i due legali, sia pure con allusioni, commentano il fatto che viene loro attribuita la contigua appartenenza alla Massoneria. Il Marra, infatti, nel criticare la differente interpretazione giudiziaria per i reati bancari contestati agli imprenditori Cento e Montesano – a suo dire, nei confronti del Montesano, a fronte di una responsabilità accertata per un ammanco di € 160 milioni, non è stato preso alcun provvedimento – sostiene che i riflettori sarebbero, invece, puntati sulla sua persona e su quella di Romeo, di fatto, sempre inserite nell’elenco degli appartenenti alla massoneria reggina.

Emblematico, al riguardo, è lo scambio di battute tra i due, durante il quale, al Romeo che accusa il suo interlocutore di essere massone e, pertanto, necessariamente inscrivibile al relativo elenco “…se sei massone, cosa vuoi, che non ti mettano?”, Marra ribatte con un proverbio locale: “…il bue dice cornuto all’asino…

Va riferito come i dialoghi tra i due interlocutori siano spesso fatti di scambi di battute dialettali e tradizionali allusioni metaforiche con le quali, come è tipico delle modalità comunicative reggine, si affermano con parole “leggere”, pesanti verità; sicchè il reciproco riferimento al comune inserimento nella massoneria non è affatto un vezzo spiritoso, ma un sincero riconoscimento velato dall’ironia, affinchè questa serva a rendere sfuggente la realtà ad un ascoltatore che non condivida il patrimonio comune di esperienze e conoscenze dei due dialoganti. Ed infatti, emergerà anche in altri dialoghi tra i due l’affermazione dialettale del Marra:”…il bue dice cornuto all’asino…” che svela l’esistenza di una circostanza comune agli interlocutori. Così, ad esempio, l’espressione è stata usata, allorquando i due facevano riferimentoall’omogena modalità relazionale posta in essere: il Marra con il Frascati ed il Romeo con il Chirico; dinamiche accertate come vere nel corso delle indagini. La metafora dialettale,d’ispirazione bucolica, perciò, era utilizzata per descrivere situazioni reali e concrete, esattamente come avviene nelle ordinarie modalità comunicative locali, allorquando a taluno è imputato un comportamento che è comune e proprio anche dell’altro interlocutore.

D’altronde, l’interesse del Romeo per le notizie di stampa in ordine alla sua collocazione nella massoneria segreta inquinata dalla ndrangheta, nel periodo in cui si dava pubblicità al secondo memoriale del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice, è costante, palesando i timori dell’indagato per la possibilità che fossero rinvenuti documenti che lo attestassero; sicchè, per verificare tale circostanza, il Romeo cercava di carpire informazioni nell’ambiente giornalistico, al fine di risalire alla fonte dell’informazione ed acquisire i dettagli utili ad intendere l’attendibilità e, quindi, la rilevanza giudiziaria del dato riferito dai mezzi d’informazione.Ecco, allora, che il Romeo faceva ricorso alle risorse del suo sterminato patrimonio relazionale, provando ad acquisire informazioni dalla giornalista Munari, per come emerge nel passaggio dell’informativa del Gruppo GdF RC che segue: e che la massoneria rappresenti un tema abbastanza sentito dall’indagato e dai suoi “amici” lo confermerebbe anche il contenuto di alcune conversazioni telefoniche intercorse tra il Romeo e la giornalista Munari, la quale, non appena apprende della pubblicazione di un articolo, su “Calabria Ora”, inerente i soggetti appartenenti alla massoneria deviata, indicati dall’Antonino Lo Giudice durante la sua collaborazione, lo avvisa che nella predetta lista appare anche il suo nome, accanto a quelli dei Frascati, di Montesano, Scopelliti, Loiero. Il Romeo ne appare piuttosto sorpreso e giura alla sua interlocutrice di non essere mai stato massone ma, allo stesso tempo, non riesce a celare la sua curiosità e, interrompendola durante il proprio racconto, per ben due volte a distanza di poco tempo, chiede se in tale elenco si faccia riferimento in particolare a qualche documento ovvero vengano indicati solo dei nomi a caso, come se il richiamo ad una eventuale documentazione potesse rappresentare un problema maggiore “…No…però…pe…pe…perdonami, scusa! Ma questo elenco…lui indica qualche documento o indica nomi a caso…a suo giudizio?”.

Successivamente, la Munari riferisce di una lista nera della Procura, costituita dalla presunta lobby che, a dire del Lo Giudice, nel suo memoriale, la DDA avrebbe dovuto smantellare, e aggiunge che il suo nome compare subito dopo quelli di Mollace, Agazio Loiero e Franco Morello, seguiti da quelli di Pietro Fuda, Luigi Logoteta, Luigi Fedele, Antonino Nicolò, Demetrio Serraino, Romeo (ex proprietario della Perla dello Stretto) e Francesco Zoccali. Il Romeo chiuderà la conversazione con la promessa che, dopo aver provveduto a leggere l’articolo in questione, l’avrebbe fatta ridere(…) Si è, quindi, avuto modo di rilevare un notevole interesse-scrivono sempre magistrati antimafia- da parte del Romeo nei confronti di tutte le notizie che lo riguardano e lo avvicinano alle associazioni massoniche e, in talune occasioni, è stato egli stesso a citare la simbologia propria della massoneria, così come confermato da uno scambio di battute conseguente all’arrivo dell’imprenditore Domenico Barbieri presso il Circolo Posidonia:

Roemo: “me la dice lunga quell’aria di … quell’area di … compassata, qua ci vuole…” (risata)

Barbieri: “quell’aria compassata?!”

Romeo: “il compasso, no!? Non sai cosa simboleggia!?”

Barbieri: “Si, simboleggia la massoneria!”

ROMEO: “Siii…” [risata]”

fonte:http://ildispaccio.it/

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