Pentimento Grande Aracri, terremoto giudiziario in caso di conferma delle dichiarazioni

Pentimento Grande Aracri, terremoto giudiziario in caso di conferma delle dichiarazioni

AMDuemila 23 Aprile 2021

Se le dichiarazioni del boss Nicolino Grande Aracri venissero riscontrate da parte degli inquirenti si scatenerebbe un vero e proprio terremoto giudiziario, non solo contro la ‘Ndrangheta ma anche nei confronti di quel “mondo di mezzo” composto dai cosiddetti “colletti bianchi”, professionisti e funzionari infedeli compiacenti.
Sopratutto le sue dichiarazioni potrebbero andare a incidere su molti filoni investigativi e processuali in corso o conclusi in assoluzione, in virtù del ruolo apicale ricoperto per molto tempo all’interno della consorteria criminale.
Ma se la sua decisione di collaborare con la giustizia da un lato potrebbe portare notevole beneficio all’azione giudiziaria, dall’altro solleva molte domande. Andiamo per ordine.
Nicolino Grande Aracri oltre ad essere stato condannato a molteplici ergastoli per essere stato il mandante di sette delitti che insanguinarono il Crotonese negli anni tra il ’99 e il 2000 e per l’omicidio di Giuseppe Ruggero, commesso a Brescello nel ’92 ed eseguito da un commando di killer travestiti da carabinieri, ha anche subito diverse altre condanne detentive ed è tutt’ora implicato in numerosi processi penali su cui potrebbero piovere come macigni le sue presunte confessioni.
Come ad esempio, il processo Scacco Matto, nel quale Aracri è stato condannato a 17anni di carcere (ormai esauriti) per associazione mafiosa e in cui si è sancito come la famiglia Grande Aracri si era legata con i Nicoscia di Isola Capo Rizzuto per scalzare il comando dei Dragone a Cutro e degli Arena a Isola Capo Rizzuto, è direttamente collegato ad un altro un altro processo, denominato Kyterion – in cui si è scoperto che il boss della famiglia Dragone, Raffale, venne ucciso da Grande Aracri – citato nel maxi processo “Rinascita Scott” in corso a Lamezia Terme. Vedremo quindi il boss Grande Aracri testimoniare davanti ai pm dell’aula bunker?
Sarà in grado di dirci qualcosa in merito anche ad altri avvenimenti in cui è implicato? Come ad esempio sull’assoluzione decisa dalla corte di appello di Bologna per i suoi presunti sodali, Angelo Greco, Antonino Ciampà e Antonio Lerose finiti sotto processo per l’uccisione di Nicola Vasapollo, compiuto a Reggio Emilia; o anche in merito ai quattro omicidi commessi nei primi anni novanta dal pentito Salvatore Cortese, suo ex braccio destro; c’è poi il processo Grimilde contro le “nuove leve” della cellula emiliana di ‘Ndrangheta e l’inchiesta FarmaBusiness, in cui i suoi familiari (di Grande Aracri 
n.d.r) sono stati accusati di aver messo le mani sullo smercio e la vendita dei farmaci e di aver cercato un accordo con l’ex presidente del consiglio regionale Domenico Tallini.
Poi ancora c’è l’inchiesta Thomas contro i presunti colletti bianchi del clan e le indagini più recenti contro la cosca di San Leonardo di Cutro, ritenuto organico della “provincia” di ‘Ndrangheta fondata da Grande Aracri, E sulla faida scoppiata in Emilia negli anni di piombo?
Oltretutto non sono ancora stati definiti molti tronconi del processo Aemilia, in cui il boss è stato condannato a 6 anni e mezzo. E c’è tutto l’aspetto del legame con la politica che potrebbe anche portare a nuovi filoni investigativi e clamorose riaperture.
Inoltre non è passato in giudicato neanche il processo Pesci in cui il Grande Aracri è stato condannato in primo grado a 28 anni per associazione mafiosa a Mantova. Cosa avrà da dire il boss sulle vicende della bassa Lombardia? E dei processi in corso contro l’articolazione veneta?
In un’intercettazione Grande Aracri ha affermato che voleva prendersi tutta la fascia ionica, cosa intendeva? E con chi voleva eseguire il progetto?
Tutte domande che troveranno risposta solo nel corso dell’iter processuale.

La famiglia Aracri abbandona il boss
Dopo il “pentimento” del padrino Grande Aracri i suoi familiari, attualmente agli arresti domiciliari, hanno deciso di abbandonare il programma di protezione offerto dallo Stato.
Secondo alcune indiscrezioni anche la moglie Giuseppina Mauro e la figlia Isabella avrebbero deciso di dissociarsi dalla decisione del boss di Cutro, anche se sembra che una qualche forma di vigilanza nel loro riguardi rimanga comunque attiva.
Anche i fratelli del boss, attualmente in libertà non sono sottoposti al programma di protezione.
Rimane comunque alta l’attività dei carabinieri e delle altre forze dell’ordine sul territorio, in particolare nel paese del boss, soprattutto all’altezza del bivio della contrada Scarazze, dove si trovava il quartier generale del mammasantissima.
Cosa faranno a questo punto i famigliari di un boss che era stato in grado di creare un locale di ‘Ndrangheta, indipendente dalla casa madre di Reggio Calabria, e che aveva costruito un apparato organizzativo in grado di infiltrarsi nei settori economici e produttivi più floridi del Paese come quello dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del veneto? E che farà il suo esercito, composto, secondo una vecchia intercettazione, da circa 500 soldati sparsi in tutta la penisola? Si metteranno in proprio? Oppure cercheranno di “affiliarsi” ad un’altro locale di ‘Ndrangheta?

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/229-ndrangheta/83416-pentimento-grande-aracri-terremoto-giudiziario-in-caso-di-conferma-delle-dichiarazioni.html

 

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