Parma, maxi frode fiscale: sette arresti. Sequestri per 12 milioni di euro

La Repubblica, 18 Maggio 2020

Parma, maxi frode fiscale: sette arresti. Sequestri per 12 milioni di euro

Operazione Work in progress della Finanza nel settore dell’impiantistica industriale. Coinvolti imprenditori e professionisti tra cui Franco Gigliotti, già condannato per associazione mafiosa. Tutti i dettagli dell’operazione

di redazione

È di sette arresti (sei persone in carcere e una ai domiciliari), 36 indagati (con oltre 120 capi di imputazione per reati tributari e fiscali) e un maxi sequestro di beni del valore equivalente di quasi 12 milioni (tra cui lingotti d’oro), il bilancio dell’operazione Work in progress, conclusa oggi dalla Procura di Parma.

Un’inchiesta iniziata dalla Guardia di finanza circa due anni e mezzo fa e coordinata dal sostituto procuratore Paola Dal Monte, che ha disarticolato un’associazione per delinquere dedita a delitti di frode fiscale nel settore della metalmeccanica e dell’impiantistica industriale.

Figure chiave delle indagini finite sotto la lente di Fiamme Gialle e Procura sono gli imprenditori Franco Gigliotti (già condannato in primo grado a Catanzaro nel processo Stige per il reato di associazione mafiosa in quanto organico alla cosca di ‘ndrangheta Farao- Marincola) e Francesco Ingegnoso, rispettivamente al timone dei consorzi Gf Nuove tecnologie (oggi Stell-Tech) e Ifc Impianti, entrambi operanti dell’impiantistica industriale, che con le proprie società consorziate annoverano tra i propri clienti anche importanti aziende del settore delle province di Parma e Reggio Emilia.

Con loro sono stati raggiunti da una ordinanza di custodia cautelare Giuseppe Gigliotti, cugino di Franco, Pasquale Romeo e Ennio Di Pietro, Alessandro Vitale e Michele Mari.

Sono stati svolti sequestri, fino a concorrenza delle imposte evase, per circa 12 milioni di euro di euro, su conti correnti, depositi e immobili riconducibili agli indagati. Sono finiti al momento nella rete degli investigatori 75 immobili, 55 quote societarie, 49 autoveicoli e sono stati trovati anche dei lingotti d’oro.

Come appurato dai finanzieri, i due consorzi, attraverso 18 imprese “cartiere” (di cui tre aperte fittiziamente in Romania) hanno emesso in quattro anni fatture per operazioni inesistenti per un importo di oltre 60 milioni e maturato crediti tributari fittizi utilizzati in compensazione di debiti fiscali per oltre tre milioni e mezzo.

Per le triangolazioni fittizie con le società in Romania, inoltre è stata contestata la anche transnazionalita’ del reato, cioe’ la commissione di reati in piu’ stati dell’Unione Europea

Un sistema fraudolento grazie al quale i due consorzi riuscivano a fornire a importanti aziende di rilevo nazionale e internazionale operanti in territorio emiliano servizi e manodopera a prezzi fuori mercato.

Le imprese che operavano nel rispetto della normativa non potevano infatti rispondere alla concorrenza sleale delle due società coinvolte nelle indagini.

Quanto al sequestro, il Gip del tribunale di Parma lo ha disposto innanzitutto a carico delle circa 20 società a vario titolo coinvolte nelle illecite operazioni fiscali, ma se necessario attingendo anche al patrimonio personale dei loro rappresentanti legali.

Al momento è stato disposto il blocco della liquidità presente sui rapporti finanziari di 24 distinte persone giuridiche ed il sequestro di 75 immobili, 49 autoveicoli e 55 quote societarie. Rinvenuti anche piccoli lingotti d’oro.

Una ventina di perquisizioni, con 200 finanzieri, sono in corso a Parma, Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Lodi, Torino, Palermo, Agrigento e Caltanissetta. I beni destinatari del provvedimento di sequestro sono situati nelle provincie di Parma, Rimini, Reggio Emilia, Milano, Monza, Lodi, Varese, Torino, Cuneo, La Spezia, Reggio Calabria, Crotone, Caltanissetta, Enna, Agrigento, Taranto, Napoli, Caserta e Cagliari.

Il procuratore capo Alfonso D’Avino e il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Gianluca De Benedictis, hanno illustrato i dettagli dell’operazione che al momento – come precisato dal procuratore – è incentrata su reati fiscali “ma siamo pronti a trasmettere l’ordinanza, per quanto di interesse, all’autorità giuzaria antimafia”.
Questo anche alla luce dei trascorsi giudiziari di Gigliotti.

Il modus operandi dei consorzi può ritenersi articolato in tre momenti distinti ma nel contempo complementari:
il primo momento è costituito dalle due entità consortili Gf e Ifc, utilizzate, rispettivamente, da Gigliotti e Ingegnoso per relazionarsi con importanti società del parmense o del reggiano e ottenere affidamenti di lavori sempre più cospicui e prestigiosi.

Il secondo momento è costituito dalle società consorziate facenti parte delle due entità consortili Gf e Ifc, le quali hanno avuto un ruolo principale nella realizzazione delle attività illecite.

Tali società, infatti, gestite di fatto rispettivamente sempre da Gigliotti e Ingegnoso tramite diversi prestanome, hanno eseguito materialmente i lavori presso le imprese committenti dei consorzi, utilizzando svariati lavoratori regolarmente assunti e retribuiti ed emettendo regolari fatture, nei confronti dei consorzi, per le prestazioni eseguite; utilizzato le fatture fittizie emesse da numerose società cartiere per abbattere il reddito imponibile ed ottenere consistenti crediti Iva e compensato indebitamente i debiti tributari, in alcuni casi, con crediti fiscali inesistenti al fine di non versare le imposte dovute.

La terza fase è costituita dalle cosiddette società cartiere, utilizzate consapevolmente e volontariamente dai loro rappresentanti legali e/o degli amministratori di fatto al fine di emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti delle società facenti parte dei due consorzi.

Attraverso l’utilizzo di queste complesse ed artificiose modalità, Gigliotti e Ingegnoso nel tempo, sono riusciti ad ottenere, a favore delle società, indebiti benefici e sostanziali risparmi finanziari mediante la sistematica evasione delle imposte sui redditi ed dell’Iva, riuscendo a proporre i propri servizi a prezzi estremamente concorrenziali ed a conquistare consistenti quote di mercato nel settore metalmeccanico e dell’impiantistica industriale.

Le indagini finanziarie hanno invece consentito di ricostruire i flussi finanziari derivanti dall’emissione delle fatture fittizie, in parte confluiti sui conti correnti esteri intestati a società con sede in Romania ed in parte transitati sui conti correnti delle società cartiere ubicate in diverse parti del territorio nazionale.

In quest’ultimo caso, è stato accertato come le provviste di denaro, incassate a fronte delle fatture fittizie, venissero pressoché contestualmente prelevate (direttamente in contanti) – o comunque convogliate su carte di credito prepagate – per fungere da riserve occulte di liquidità e consentire ai vertici del programma criminoso la monetizzazione del profitto dei reati commessi.

In merito alla compensazione di debiti tributari, è stato constatato come il consulente fiscale compilasse, per conto delle società assistite, i modelli di pagamento F24 utilizzando in compensazione crediti fiscali inesistenti, riferiti ad incentivi e/o investimenti in aree svantaggiate, di fatto mai avvenuti.

Nel loro complesso, le indagini hanno permesso di accertare fatture per operazioni inesistenti, emesse da 18 distinte imprese cartiere, di cui tre di esse dislocate fittiziamente in Romania, per un importo di oltre 60milioni di euro, nonché crediti fittizi utilizzati in compensazione per oltre 3,5 milioni di euro.

Sulla scorta di tutte le fattispecie delittuose accertate dal magistrato Mattia Fiorentini, Gip del Tribunale di Parma, ha disposto l’applicazione della custodia in carcere nei confronti di sei persone e degli arresti domiciliari nei confronti di un’altra.

Quanto in particolare al consorzio Gf, nell’ordinanza viene sottolineata la sussistenza di un accordo stabile tra quattro persone, ritenute evidentemente il vertice pensante di una vera e propria struttura delinquenziale, tanto che ad essi viene contestato il reato associativo.

I ruoli chiave –  Gigliotti Franco, il quale dirigeva e coordinava l’intera galassia delle consorziate, amministrate da prestanone; pur in stato di detenzione per la c.d. operazione Stige della Dda di Catanzaro, egli ha continuato di fatto a gestire il consorzio e a dare ordini attraverso soggetti a lui particolarmente vicini (tra questi, Fanticini Giuliano, già destinatario di pregressa ordinanza cautelare); 

 

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