“Parla Santapaola”. “Zitto tu, Fava!” Come certa stampa agevola la mafia

Pubblichiamo stralci dell’e-zine di Riccardo Orioles sia per spirito di solidarietà nei confronti di Claudio Fava, la cui famiglia ed egli stesso hanno dedicato la vita alla lotta contro “cosa nostra”, sia per le profonde analogie dei fatti denunciati con alcuni di quelli che potremmo raccontare noi e che riguardano la provincia di Latina. Sia noi dell’Ass. Caponnetto che gli amici di LIBERA abbiamo dovuto subire a Latina dileggi ed insulti di una volgarità singolare, fino ad essere definiti su un foglio locale “i coglioni dell’antimafia”.
Avremmo potuto replicare usando gli stessi termini e definendo gli autori ” i coglioni della mafia”. Ma non lo abbiamo fatto perché non è nel nostro stile e, soprattutto, perché nel momento in cui abbiamo cominciato a combattere le mafie abbiamo messo in conto anche le aggressioni e gli insulti. Qualche nostro amico, Antonio Flocco di Ventotene, ha dovuto subire ben altro!

Associazione “A. Caponnetto”


La Catena di San Libero n.372
13 ottobre 2008 n.371


“Parla, Santapaola!”, “Zitto tu, Fava!”

“Io, Vincenzo Santapaola, vi dico… “. Uno degli ultimi contenuti de La Sicilia di Catania, sotto forma di lettera, ma senza alcun intervento redazionale, è un vero e proprio editoriale di un boss mafioso. Contemporaneamente, e da oltre un anno, Ciancio vieta ai suoi cronisti di pubblicare dichiarazioni e notizie su Claudio Fava. Un episodio gravissimo, che segna un punto di non-ritorno. E la Magistratura? Ponzio. E l’Ordine dei Giornalisti? Pilato.

* * *
Il gravissimo episodio di Catania – un esponente mafioso che usa il giornale di Ciancio per mandare i suoi messaggi – non ha suscitato le risposte istituzionali che sarebbero state prontamente date in ogni altra città.

1) La Procura di Catania, che da poco ha sequestrato per inadempienze burocratiche un povero foglio locale (“Catania Possibile”) di denuncia, non ha ritenuto di intervenire sul ricco e potente quotidiano che ha favoreggiato di fatto il clan Santapaola.
2) L’Ordine dei Giornalisti non ha incredibilmente preso alcun provvedimento disciplinare – e quando, allora? – nei confronti del favoreggiatore.
3) L’Associazione siciliana della Stampa, che non è mai intervenuta in difesa di nessuno degli otto giornalisti siciliani trucidati dai Santapaola e dagli altri mafiosi, non ha avuto il coraggio di prendere adeguatamente posizione.
4) Il CdR de La Sicilia non ha denunciato né ha contestato (com’era suo preciso dovere) l’operato del direttore.
4) Non se n’è dissociato, nemmeno con tempestive dimissioni, neanche il vicedirettore, che evidentemente giudica incidente veniale la presenza di un Santapaola nel suo giornale.
5) Le forze politiche locali hanno reagito con estrema fiacchezza all’episodio gravissimo, che ufficializza la contiguità fra poteri e mafia (già vista in numerosi episodi: caso Avola, censura dei necrologi Montana e Fava, scuse al boss Ercolano, ecc. ) nel campo dell’informazione.
Non è affatto una vicenda catanese. E’ nazionale. E’ l’esempio più estremo, ma che non resterà insuperato, della catastrofe etica dell’informazione italiana. Saviano, parlando di giornali collusi, ha avuto torto solo nel limitare i suoi esempi alla Campania.

* * *
Facciamo appello ai siti liberi locali, ai giovani che li animano con tanta passione, a non lasciare impunita questa vergogna. A reagire apertamente e duramente, e soprattutto tutti insieme.
Avremo nelle prossime settimane (l’inizio del laboratorio di giornalismo) e nel prossimo mese (“Sbavaglio” numero tre) tempo e luogo per esaminare partitamente lo stato dell’informazione a Catania e in Sicilia, e per proporre i rimedi. Ma adesso quello che è urgente è la ripulsa istintiva, etica, morale, nei confronti di quel “giornalismo” che insulta gli Alfano, le Cutuli, i Mario Francese, i Giuseppe Fava.

Esprimiamo la nostra fraterna solidarietà a Claudio Fava, che i mafiosi intendevano uccidere, per la sua attività di giornalista libero, nello stesso luogo in cui avevano già ucciso suo padre; e nonostante questo, o forse proprio per questo, il suo nome oggi è tabù sullo stesso giornale che pubblica i comunicati dei Santapaola.

Faccio appello infine, personalmente e da vecchio giornalista che mai avrebbe immaginato un tale degrado della professione, ai colleghi Lorenzo Del Boca e Roberto Natale, Presidenti Nazionali del nostro Ordine e del Sindacato:. Intervenite con tutti i vostri poteri su Catania! Difendete la nostra professione! Non lasciate soli i giovani che, con immensa generosità e a dispetto di tutto, qui impegnano le loro vite a fare un giornalismo di cui non vi dobbiate vergognare. [r. o. ]


Un antimafioso

Adolfo Parmaliana, 50 anni, docente di chimica all’Università di Messina, per anni sindaco antimafia di Terme Vigliatore, si è ucciso gettandosi da un viadotto. L’ha fatto perché perseguitato, perché solo. Nel 2005, con una serie di coraggiose denunce, aveva fatto sciogliere per mafia il Consiglio comunale di Terme Vigliatore. Un paesino piccolo, una volta tranquillo, ma adesso ferocemente invaso dai poteri mafio-massonici che regnano nella vicina Barcellona, e non sono affatto deboli neppure nel capoluogo, a Messina.
Prima di morire, Parmaliana ha lasciato un dossier al fratello avvocato. È stato subito sequestrato dalla Procura di Patti. Contiene nomi di mafiosi, di politici, e anche di magistrati che avrebbero per anni coperto gli intrecci mafia-politica-affari. E in effetti la situazione della magistratura nella provincia di Messina – a differenza che nel palermitano – non è affatto al di sopra di ogni sospetto: derive, insabbiamenti, amicizie oscure. Fino ai confini dello scandalo, come nel caso Graziella Campagna.

Dalla sua lunga lotta antimafia Parmaliano ha ricavato solo delle denunce per diffamazione. Egli era convinto che alla Procura di Barcellona ci fossero dei precisi interessi volti a ridurlo al silenzio o almenno a farlo passare per diffamatore. Su questo dovrebbe intervenire, finalmente, il Csm.

La fine di Adolfo Parmaliana, che è stato un buon compagno prima dei Ds e poi della Sinistra Democratica, un buon amministratore e un coraggioso militante antimafioso, è simile a quella della testimone di giustizia Rita Atria, che si uccise dopo la morte di Borsellino, o di Giuseppe Francese, che per vent’anni aveva lottato raccogliendo documenti, testimonianze, materiali su suo padre Mario Francese, ucciso perché faceva inchieste sui mafiosi.
Morti di solitudine, di stanchezza e di disperazione, in un momento in cui sembrava loro che nulla sarebbe servito a niente e il male avrebbe vinto per sempre. Continuare le loro lotte – e, nel caso di Parmaliana, fare finalmente chiarezza sui legami fra mafia, massoneria e poteri, anche giudiziari, del messinese – è l’unico modo per rendere omaggio a queste vite generose, bruciate al servizio della comunità.


Comiso

Ma Pio La Torre perché? A noialtri di Comiso, dice il sindaco, non ci piace. Intitolatelo a “Joe” Gambino, allora, notissimo a Brooklin e dintorni e originario, a quanto pare, di queste parti. Era americano, non era communista, era mafioso: che volete di più? Farete felici i comisani, e il nome di Pio La Torre resta libero per qualche paese che se lo merita e ha le palle.


Alla Cattolica

Alla Cattolica di Milano fasci, croci celtiche e manifesti di Forza Nuova. Il tutto regolarmente autorizzato dal rettore. Chi sia costui, non lo so. Ma la Cattolica fu fondata, nel 1921, da padre Agostino Gemelli. Che fu uno dei più sguaiati antisemiti italiani: “Se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano l’opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora più completa se, prima di morire, pentiti, chiedessero l’acqua del Battesimo”.

I manifesti li lasci pure, signor Rettore, se Le fa piacere. Ma almeno affigga una lapide “Questa Università chiede perdono agli Ebrei, e pentita rinnega il suo fondatore”.


Aldo Vincent wrote:

L’altra settimana i Carabinieri del NOE e Magistratura hanno messo sotto sequestro a Modugno l’inceneritore in costruzione di proprietà della società del gruppo di Emma Marcegaglia, presidente nazionale di Confindustria. In un altro paese la notizia bucherebbe le prime pagine dei giornali e tv trattandosi della presidente della piu’ importante organizzazione imprenditoriale


Tito Gandini wrote:

La Faz tedesca che è un giornale di destra finora filoberlusconiano, attacca uora uora pesantemente Berlusconi accusandolo di voler rilevare Unicredit con i soldi in cassa di stato per levarsi di torno Profumo, notoriamente vicino a Prodi, dice che poi analogamente seguirebbe Intesa San Paolo. Mah…


Lorenzo Misuraca wrote:

Scusate, sono stato fuori dall’Italia qualche mese… mi aggiornate, per favore? Di chi è che devo avere paura adesso… sempre i Rumeni? Gli Zingari? Si torna ai marocchini stupratori? Ci sono new entry dall’Oriente? Come? Adesso i violenti sono gli italiani?… Cioè… fatemi capire… devo aver paura degli italiani? Dei bianchi? Di me stesso?
Ahhhhhhh, vale solo se sono negro o cinese! Ah vabbè allora… posso stare tranquillo…
(Scusa mi fai un kebab senza cipolle? Ma… Il kebab lo posso mangiare, vero? Non è che poi col buio mi confondono per uno di quelli?)


A. C. wrote:

A proposito di parentopoli in Sicilia: La Giunta di Aci S. Antonio (Catania) detiene un record unico in Italia: su 6 assessori, 5 sono imparentati con consiglieri


checcov wrote:

Sono un precario della ricerca che grazie al decreto di Brunetta per risparmiare i soldi pubblici rischia il posto… ma sapete quanti precari si stabilizzerebbero con i 160 mln di euro che abbiamo regalato a Catania? Noi ci si batte per molto meno eppoi siamo accusati di essere “fannulloni”, noi che lavoriamo in condizioni incredibili e che produciamo ricchezza comparabile ai paesi che stanziano fondi ben più consistenti per la ricerca e l’università. Per carità si combattano le baronie e le devianze del sistema pubblico ma non si dica che non ci sono soldi quando si trovano per il comune di Catania o per gli inutili decoder per il digitale terrestre


Persone

Leopoldo Elia, presidente della Corte Costituzionale sotto la Repubblica. Non ho avuto occasione di conoscerlo – vivevamo in ambienti ben differenti. Ma è stato un servitore fedele, non un Vip: ha lottato il fascismo che cresceva e non ha tradito mai. Lo ricordiamo con affetto e orgoglio, al di là delle diverse idee, come un anarchico in esilio potrebbe ricordare un Companys o un Don Manuel Azana.


Si può, non si può

Beppe Sini wrote:

Si può andare in Afghanistan a commettere stragi.
Non si può venire in Italia per cercar di salvarsi dalle stragi.

Si può avvelenare e devastare l’Italia intera.
Non si può leggere un libro sdraiati in un parco.

Si può saccheggiare il pubblico erario.
Non si può chiedere la carità per la via.

Si può essere ricchi e assassini.
Essere poveri e onesti è vietato.


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