Palamara & C: non solo procure, le manovre per gli avvocati Generali in Cassazione

Il Fatto Quotidiano, 9 Luglio 2020

Palamara & C: non solo procure, le manovre per gli avvocati Generali in Cassazione

Il dissenso espresso dalla magistrata San Giorgio non suscita nessun effetto, Palamara & C. vanno avanti col loro sistema di “spartizione correntizia”. Alla fine il plenum del Csm sceglie Salzano e anche Gaeta. Un anno e mezzo dopo Palamara sarà incolpato dalla procura generale della Cassazione

di Antonella Mascali

La scelta degli avvocati generali in Cassazione, prima che Luca Palamara lasciasse la consiliatura, sono state un tormento per l’ex dominus delle nomine. Croce e delizia condivisa con Riccardo Fuzio, procuratore generale della Cassazione, che ha avuto la fine della carriera, l’anno scorso, macchiata da dimissioni forzate e pensione anticipata perché indagato a Perugia per rivelazione di segreto a favore proprio di Palamara, accusato di corruzione. Ed è nel periodo “caldo” per nominare due degli avvocati generali che c’è una consigliera, Maria Rosaria San Giorgio, togata della centrista Unicost, attualmente presidente di sezione della Cassazione, che con Palamara parla esplicitamente di nomine già fatte dal Consiglio per interessi non solo “correntizi” ma anche “esterni” alla magistratura. Quindi, non c’è stato solo il tentativo di pilotare la nomina del procuratore di Roma al posto di Giuseppe Pignatone, scoperto grazie al trojan messo dai pm perugini che accusano Palamara di corruzione, ma – restando alle parole della San Giorgio ai suoi colleghi – altre vicende sono state definite per interessi che nulla hanno a che fare con la Giustizia. Ed è con i lettori della Newsletter del Fatto che per la prima volta un ex membro di Palazzo dei Marescialli, San Giorgio, parla di quella consiliatura in termini di delusione.

Ogni dettaglio è importante, cominciamo questa storia andando indietro nel tempo, non troppo. Luglio 2018, siamo agli sgoccioli della consiliatura con vice presidente Giovanni Legnini. Ci sono due posti per avvocato generale della Cassazione. Palamara è il presidente della Quinta commissione, quella che propone le nomine al plenum per direttivi e semi direttivi. Vice presidente Renato Balduzzi, laico di Scelta Civica e Giuseppe Fanfani, Pd, renziano. Togati: Luca Forteleoni, Mi ( conservatori), fidatissimo di Cosimo Ferri; Antonello Ardituro, Area (progressisti) e Aldo Morigni, Autonomia e Indipendenza.

Palamara, però, ha il “consulente” Riccardo Fuzio, di Unicost come lui e diventato Pg della Cassazione grazie alla paziente tessitura di Palamara in Consiglio. Fuzio dà suggerimenti su chi debba diventare avvocato generale della Cassazione, cioè gli uomini che deve avere al suo fianco. Gli avvocati generali, infatti, sono come i procuratori aggiunti.

Palamara scrive a Fuzio il 24 luglio 2018: “Devo relazionarti su avvocato generale. Vogliono votare giovedì. Io ho buttato i 4 nomi. Ora dobbiamo decidere. Gaeta/Sgroi. Gaeta/Salzano. Gaeta/Fimiani. Sgroi/Salzano”. Cioè Piero Gaeta, Carmelo Sgroi, Pasquale Fimiani e Francesco Salzano, sostituti pg della Cassazione.

Fuzio fa la sua chiosa: “Bene, io sarei per prima accoppiata ( Gaeta-Sgroi, ndr)”. Palamara: “Per me sarebbe buona. Ma chi lo dice alla matta della Sangiorgio?”.

Fuzio lo tranquillizza: “Ho scritto ora a Forciniti ( Massimo, togato Unicost, ndr) e poi passo da voi alle 18”. Palamara: “Prima io e te altrimenti è un casino”. Insomma, ci sono divisioni dentro Unicost. Palamara e Fuzio si vedono fuori dal Consiglio, ma non si sa cosa si siano detti perché Palamara sarà intercettato dai pm di Perugia nel 2019. Due giorni dopo, il 26 luglio mattina, prima di un plenum del Csm , Palamara chiede un permesso a Fuzio: “Posso fare Gaeta-Fimiani?”. Ma per Fuzio “È tropo forte”. Palamara prova a insistere: “Me ne assumo io la responsabilità”. Fuzio: “Mi serve anche Sgroi-Fimiani al posto di Matera ( Marcello Matera, ex segretario di Unicost, ndr). Sarà difficile che Sgroi si riprenda, se proprio vuoi, sacrifica Gaeta”. Il giorno dopo, 27 luglio 2018: “Che dici, rinvio Avv generale? A settembre. Troppe pressioni”. “Si”, risponde lapidario Fuzio.

E arriviamo al 13 settembre 2018, ultima settimana di quella consiliatura, quando si sfoga San Giorgio. “La quinta commissione a maggioranza vuole votare i 2 posti di avvocato generale”, dice Palamara ai suoi di Unicost riuniti in chat intorno alle 10 del mattino, e aggiunge: “Ho rinviato fino alle 11. Ci sarebbe convergenza su Gaeta. Sull’altro posto io e Forteleoni voteremmo Salzano”. Ribatte Forciniti con un ragionamento che meglio non potrebbe far capire la logica correntizia: “E quindi regaliamo 2 avvocati ad Area, che non prenderebbe nella prossima consiliatura, con opa per il futuro su procuratore Generale”. Il riferimento è a Giovanni Salvi, allora Pg di Roma, che aveva perso contro Fuzio ma che era super favorito alla sua successione, come poi è avvenuto. Forciniti prosegue la sua analisi: “Con enormi danni per le future generazioni, queste operazioni di potere allontanano il nostro elettorato”. Maria Rosaria San Giorgio concorda: “Tra l’altro c’è già Finocchi, effettivamente Area sarà poco significativa nella prossima Consiliatura. Perché accontentarli ora?”, riferendosi all’avvocato generale vicino ad Area, Renato Finocchi Ghersi, che fu capo di Gabinetto dell’ex ministra della Giustizia Annamaria Cancellieri, nominato, nel febbraio 2018 avvocato generale insieme a Luigi Salvato, adesso promosso dal Csm procuratore generale aggiunto, coordinatore del disciplinare.

Palamara: “Permettetemi di dire che su questo non vi seguo. Se mi parlate di proporre Fimiani ( uno nostro) posso capire”. Forciniti: “Qui si vuole fare un favore personale a qualcuno”.

E Palamara prima stupisce perché fa una premessa anticorrentizia: “Ma se siamo obiettivi, fare una operazione di forza per escludere uno tra Sgroi e Gaeta ci renderebbe incomprensibili nella Corte di Cassazione. La nostra sfida deve essere non quella di votare chiunque solo perché nostro. Questo schema non mi/ci appartiene”, subito dopo , però, ragiona con il solito metro dell’uno a te uno a me delle correnti: “No, l’ideale per me sarebbe puntare su Fimiani se vogliamo fare un’opa”. Forciniti ironizza: “Azz”. Ed è a questo punto che esplode il bubbone delle nomine pilotate, anche dall’esterno, con una considerazione della San Giorgio inequivocabile: “Luca, non è questione di votare i nostri o gli amici. Lo dici proprio a me, dopo tante operazioni da me non condivise e subite, che sono state platealmente ispirate ad interessi non di corrente ma trasversali e nemmeno riconducibili all’interno della magistratura? Il problema è che non mi piacciono le operazioni predisposte. Oggi chiunque noi votiamo al di fuori di Gaeta e Sgroi sarebbe perdente. Tu parli di opa per Fimiani. Ma Fimiani sarebbe vincente? O lo manderemmo incontro ad una sconfitta bruciante? Io su Gaeta sarei d’accordo. Ma sarebbe incomprensibile nominare solo uno dei due, massimamente a dieci giorni dalla fine della consiliatura. Bisogna se mai farlo prima”. Abbiamo chiamato l’ex consigliera del Csm, ora in Cassazione, per chiederle chi rappresentava gli interessi “esterni” e per quali vicende. La consigliera non entra nel merito, ma esprime la sua amarezza: quelle parole “rappresentano le notazioni finali su di una esperienza complessivamente deludente. Ma nel corso della mia vita professionale ho costantemente ispirato la mia condotta al riserbo e alla distanza dai riflettori, e non è questa la sede per derogare a tale regola”. San Giorgio, approfondisce con Il Fatto il suo scambio di idee con Palamara in ordine alla copertura dei due posti per avvocato generale: “Espressi perplessità sulla indicazione dei due colleghi di eccezionale valore, citati nella chat, solo in quanto ispirata a criteri diversi da quello dell’anzianità, che invece personalmente ho sempre ritenuto dovesse applicarsi tra candidati al conferimento di incarichi direttivi in Cassazione, in quanto la prevalenza accordata al meno anziano rischia di mortificare la professionalità dei più anziani, magistrati tutti di elevatissima professionalità. Peraltro, nell’occasione, ove si fosse inteso privilegiare il criterio dei ‘cavalli di razza’, sarebbero dovuti necessariamente entrare in gioco anche altri colleghi, sicché la selezione si sarebbe presentata articolata e tale da richiedere una valutazione ponderata, e non estemporanea, affidata ad un fugace contatto via sms”.

A ogni modo, quel giorno, nessuno degli altri consiglieri obietta alla bordata della San Giorgio, tutti fanno finta di nulla e Palamara continua, come se niente fosse il suo ragionamento sulle nomine: “Su Fimiani ovviamente si cercherebbe di vincere e penso che Area potrebbe venire. Però vi dico la verità, non ho nessuna intenzione di forzare. Era solo uno scambio di idee con voi, mi rimetto a voi ovviamente”. Lo stesso giorno, il 13 settembre 2018, Palamara viene assalito da Donatella Ferranti, magistrato in aspettativa, parlamentare del Pd, che da lì a pochi mesi, fra mille polemiche, sarebbe tornata in ruolo come consigliere di Cassazione: “Luca non fare scherzi oggi per avvocato generale ..avevi tu parlato con Francesco ( Salzano, ndr), non puoi abbandonarlo”. Palamara: “Infatti io non lo abbandono. Perché se si vota, io voto lui”. Ferranti: “Fanfani È con te, parlaci”. Palamara conferma: “Si lui voterebbe con me”. Ferranti: “Allora chiudi, ho parlato con Forteleoni”. Non si chiude, la palla passa all’attuale Consiglio. Ma Palamara a Palazzo dei Marescialli c’è sempre con lo spirito. E, infatti, la Ferranti lo richiama il 29 novembre 2018: “Caro Luca come stai ? Si stanno facendo i posti di avvocato generale? Ora spunta Fimiani oltre Gaeta ! Spero che tu faccia ragionare tutti dato che sai le cose come stanno veramente. Questa Cassazione è veramente un problema serio ! Buona giornata un abbraccio”. Palamara: “Ciao Donatella tutto bene, spero di vederti presto. Messaggio recepito e oggi cercherò di parlarne anche con gli altri, un abbraccio forte”.

Passano oltre due mesi e il 6 febbraio 2019, finalmente, Ferranti può essere soddisfatta: il plenum del Csm nomina avvocato generale il “suo” Salzano e anche Gaeta. Palamara si congratula con quest’ultimo: “Carissimo Piero sono veramente felice per te. Un caro saluto e a presto Luca”. Gaeta: “Grazie Luca. Ti ringrazio davvero e ti abbraccio. Piero”. Un anno e mezzo dopo Palamara sarà incolpato dalla procura generale della Cassazione, Gaeta è il coordinatore del pre-disciplinare.

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