Otto boss liberi a Castellammare, torna l’incubo faida. Il prete anti-clan: «Fermate i padrini»

Otto boss liberi a Castellammare, torna l’incubo faida. Il prete anti-clan: «Fermate i padrini»

Ciro Formisano

Dal boss condannato per sette omicidi alla vedova del padrino esiliata fuori regione. Dal ras indagato per il massacro del consigliere comunale al boss che avrebbe voluto sterminare i pentiti. Dall’uomo che ha fondato la cosca al capoclan uscito dal 41 bis. Otto boss liberi. Otto pezzi da 90 della camorra ritenuti ancora oggi figure di spicco delle cosche che da oltre mezzo secolo dettano legge in città. Tutti possibili protagonisti dell’incubo che da tempo aleggia sui vicoli di Castellammare di Stabia. Lo spettro di una nuova faida di camorra che secondo molti rischia di materializzarsi da un momento all’altro. Lo Stato fa la sua parte, con inchieste e arresti. Ma la criminalità organizzata continua a rigenerarsi. Una catena di successione infinita che sembra rendere vani gli sforzi di chi combatte nella trincea anti-clan. E sullo sfondo ci sono loro, gli scarcerati eccellenti. I boss che sulla carta hanno pagato il proprio debito con la giustizia ma che potrebbero – per l’Antimafia e per molti cittadini – ricostruire l’impero criminale in parte sgretolato dai 200 arresti degli ultimi 4 anni. Alcuni sono indagati o imputati per reati gravissimi: dall’associazione mafiosa alle estorsioni aggravate fino all’omicidio.

«La città ha paura»

Presenze quanto meno inquietanti che turbano il sonno di chi prova a seminare speranza nei vicoli più tetri della città di Castellammare. Gente come don Salvatore Abagnale, parroco della chiesa dello Spirito Santo, parrocchia del Centro Antico. Don Salvatore sa quanto la camorra abbia prosciugato le speranze della parte onesta della città, stritolando nel suo cappio centinaia di imprenditori. E lo ha detto anche qualche giorno fa, nel corso dell’iniziativa anti-racket che ha coinvolto la città. Un modo per scuotere le coscienze sull’assenza di denunce e sul grande potere economico e militare che nonostante gli arresti viene ancora attribuito ai boss della camorra di Castellammare. Le sue parole, però, sono passate quasi sotto traccia, schiacciate dal peso del dibattito sulle infiltrazioni criminali nel mondo della politica (tema reso più attuale dallo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose). Ma il sacerdote ha lanciato un messaggio chiaro, un grido d’aiuto rivolto allo Stato. Puntando il dito contro le scarcerazioni eccellenti che hanno determinato, evidentemente, un nuovo clima di tensione in città. «Per loro la camorra è un mestiere. Fatico a credere che possano redimersi. – ha affermato don Salvatore riferendosi alle figure dei boss tornati liberi in questi anni – Mi auguro che siano adottati in futuro specifici provvedimenti. è chiaro a tutti come la camorra sia influente in specifici quartieri e sia in grado di trovare soluzioni molto più rapide rispetto alle istituzioni per i problemi dei cittadini. Sono preoccupato – sottolinea – i cittadini temono che il ritorno in libertà dei boss possa scatenare una nuova faida. Io stesso ne avverto il pericolo. In questa città mancano luoghi di socializzazione – conclude – Abbiamo delle idee, dei progetti da mettere in campo, le istituzioni ci diano una mano a realizzarli. Il rischio che i ragazzi prendano una strada sbagliata è forte e dobbiamo dare segni concreti dell’impegno che si vuole mettere in campo per risollevare le sorti di Castellammare».

Gli otto boss liberi

Preoccupazioni sulle quali hanno acceso i riflettori, da tempo, anche gli uomini e le donne dell’Antimafia. Negli ultimi 4 anni la Dda ha arrestato centinaia di affiliati, colpendo i principali affari dei clan Cesarano e D’Alessandro. Ma mentre ras e generali finivano in cella, i vecchi boss uscivano. Figure di punta dei clan come Vincenzo D’Alessandro, figlio del padrino defunto Michele. “Enzuccio” è considerato uno dei boss più spietati della cosca nonché l’uomo che guidava il clan di Scanzano nella stagione dei delitti eccellenti, come l’omicidio del consigliere comunale Gino Tommasino. Prima esiliato in Sardegna e poi tornato in città perché per il tribunale delle misure di prevenzione «non è pericoloso» sebbene indagato e imputato in diversi processi per mafia ed estorsione. Poi è toccato a Luigi D’Alessandro, il fratello di Michele, uno dei due fondatori della cosca. Il boss di via Partoria, qualche settimana fa, ha scoperto di essere indagato a piede libero per l’omicidio di Sebastiano Corrado, consigliere comunale del Pds ammazzato nel 1992. Delitto per il quale è sotto inchiesta anche il presunto killer, Ugo Lucchese, componente del gruppo di fuoco di Scanzano. Anche Lucchese è oggi un uomo libero, dopo 25 anni trascorsi in carcere. Come è libero Paolo Carolei, il boss che ha creato l’alleanza tra i D’Alessandro di Castellammare e i Di Martino di Gragnano. E’ uscito dal carcere dopo 12 anni. Per i giudici che hanno respinto la richiesta di sorveglianza speciale dell’Antimafia è un pluripregiudicato che però non «rappresenta un pericolo». Una decisione che ha fatto discutere. Come è stata fonte di dibattito la scarcerazione di Raffaele Di Somma, alias ‘o ninnillo, boss del clan dei falsi pentiti. Di Somma è stato condannato per aver partecipato a 7 omicidi, ma non ha mai avuto nessuna condanna all’ergastolo. E così dopo 27 anni è tornato libero, a Castellammare. Anche per lui pende la richiesta di sorveglianza speciale della Dda di Napoli. E’ uscito dal 41-bis dopo quasi 30 anni anche Michele Onorato, alias ‘o pimontese, figura di punta del clan Cesarano. Ed è libera, seppur esiliata fuori regione, anche Teresa Martone, moglie di Michele D’Alessandro. E ancora Pasquale D’Alesandro, altro figlio del boss Michele, tornato in libertà appena qualche giorno fa dopo aver scontato diciannove anni di carcere. A loro vanno aggiunti i giovani ras che l’Antimafia ha individuato come possibili reggenti del clan. Come Michele D’Alessandro junior, il cui nome compare nell’inchiesta “Cerberus”, l’ultima indagine che ha travolto gli affari della cupola della camorra di Scanzano.

Fonte: https://www.metropolisweb.it/2022/05/01/otto-boss-liberi-castellammare-torna-lincubo-faida-prete-anti-clan-fermate-padrini/

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