Ostia nella morsa delle mafie

Ostia, crocevia degli affari mafiosi nel Lazio
Sequestrati beni ad affiliati e prestanomi vicini al boss Carmine Fasciani

Da anni ormai Ostia è al centro di diversi episodi di criminalità, dal riciclaggio all’usura, dal traffico di droga al racket delle estorsioni, dalla prostituzione al lavoro nero. Insomma, tutti segnali che fanno pensare alla presenza della criminalità organizzata in questo territorio. Negli anni Ottanta dettava legge, nel territorio ostiense, Nicolino Selis appartenente alla Banda della Magliana, con l’inizio della parabola discendente di quest’ultima, Ostia è diventata territorio di conquista per mafia, ‘ndrangheta e camorra. Gli anni novanta registrano l’affermazione dei Cuntrera, dei Triassi, e soprattutto degli uomini di “don” Carmine Fasciani. Proprio quest’ultimo diventa progressivamente il padrino incontrastato del litorale romano, controllando il narcotraffico, l’usura e il racket.

Una storia lunga quella di Carmine Fasciani, in passato legato alla Banda della Magliana, che dalla provincia aquilana lo porta a Ostia per avviare una serie di attività imprenditoriali: esercizi commerciali, sale giochi, locali notturni. Tra questi il Rondò Club all’Infernetto, una discoteca “trasgressiva” connessa con i casinò di Montecarlo nonché con altri night a luci rosse della capitale. Il locale, un’insospettabile copertura per riciclare denaro sporco e per essere il luogo di incontro con i trafficanti, venne chiuso dopo mesi di appostamenti. Nel 1999 i primi mandati d’arresto iniziano a colpire don Carmine ed altre persone del suo clan, l’accusa è associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.  Nel corso di questa operazione, soprannominata “Black beach 2”,  “don” Carmine riuscì a far perdere le sue tracce, mentre i carabinieri irrompevano nella sua villa all’ Infernetto, scappando per i prati sfuggì alla cattura e si rifugiò all’estero. Venne arrestato pochi mesi dopo in Germania: aveva con sé un miliardo di lire.

Dal 2001 ad oggi sono state diverse le inchieste, gli arresti, le condanne e i sequestri di beni che hanno colpito il clan di Fasciani. Oramai divenuto una vera e propria «cupola» composta da boss della mala romana, strozzini insospettabili, impiegate incensurate e un ex collaboratore di giustizia che taglieggiava i commercianti di Ostia, Acilia, Eur e Pomezia. Questo è emerso da un’inchiesta del 2003, nell’ambito della quale il  procuratore antimafia Andrea De Gasperis ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 persone per usura, estorsione, lesioni personali e riciclaggio. Tutte persone legate a “don” Carmine, già in carcere, familiari e soci in affari, come la moglie, il fratello Nazzareno e l’ ex pentito Raffaele Esposito. Anche dopo l’arresto del boss, infatti,  il traffico internazionale di stupefacenti era controllato dal suo clan, a gestire il tutto era la moglie Silvia Bartoli, finita anche lei in manette nel dicembre 2009 insieme ad altre 35 persone tra l’Italia e la Spagna. Tra gli arrestati anche Alberto Piccari, ex militante dell’organizzazione terroristica di estrema destra Nar.

L’ultima operazione, in ordine di tempo, che ha colpito il clan di Fasciani, è stata portata a termine il 9 marzo dai Carabinieri di Ostia, su ordine del Tribunale di Roma, a seguito di richiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Roma. Si tratta di un sequestro di beni per una decina di milioni di euro ad affiliati e prestanomi vicini al boss Carmine Fasciani. L’operazione, secondo gli inquirenti, è un duro colpo al patrimonio dell’organizzazione, accumulato grazie ad anni di attività illecite, consistente in 9 tra appartamenti e ville, un supermercato, una lavanderia, pizzerie, box auto, quote di società che gestiscono un’autofficina e due ristoranti e varie autovetture. Due degli appartamenti posti sotto sequestro si trovano a Capistrello, in provincia dell’Aquila, paese di origine del boss. Inoltre, è emerso anche il coinvolgimento di “don” Carmine, nel grande scandalo di questi ultimi giorni, ovvero la truffa Fastweb e Telecom Sparkle, per via dei contatti con il faccendiere Gennaro Mokbel. Questi, il cervello della maxi truffa, secondo gli inquirenti si sarebbe rivolto al boss per avere il via libera per condurre una campagna elettorale su Ostia, territorio controllato da Fasciani e dal suo clan.

(Tratto da Liberainformazione)

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