Ora, dopo le audizioni dei magistrati di Roma da parte della Commissione Parlamentare Antimafia e della Regione Lazio, voglioamo adottare i provvedimenti necessari???

Ora nemmeno i ciechi ed i sordi possono far finta di non sapere quanto sia alto il livello di penetrazione delle mafie nei tessuti economico, sociale, politico ed istituzionale del Lazio.

Nessuno, nemmeno quelli che si sono ostinati fino ad ieri a negare la realtà.

I magistrati della DDA di Roma hanno informato sia la Commissione Parlamentare Antimafia ed anche la Regione Lazio.

Il quadro non è completo in quanto ci sono altre DDA, quella di Napoli soprattutto, ma anche probabilmente quelle di Reggio Calabria, Palermo ecc, che stanno svolgendo inchieste che riguardano anche il Lazio essendo quasi tutti i clan presenti ed operanti nella nostra regione provenienti dalle zone di loro competenza.

L’orizzonte generale è, quindi, ancora più fosco di quello descritto dai magistrati di Roma.

Non ci sono più alibi per nessuno da oggi.

Qua non si tratta di essere allarmisti, catastrofismi e quant’altro.

Le carte sono ormai scoperte, i numeri sono sul tavolo e si tratta solo di vedere chi… è di qua e chi di là.

Chi sta con le mafie e chi contro.

Chi non sceglie, chi continua a non vedere, non sentire e non parlare sta con le mafie.

Oggettivamente, se non soggettivamente.

Ora la gente onesta deve scendere in campo al fianco di magistratura e forze dell’ordine per combattere il mostro.

La parte pulita e non corrotta della politica e delle istituzioni dal canto suo deve correre ai ripari recuperando ritardi, disattenzioni, omissioni, criticità, per aggiornare e rendere efficienti tecniche e strategie di investigazione, di prevenzione e repressione.

Lentezze, esitazioni ed omissioni non sono più giustificabili.

Le Procure, soprattutto quelle di Cassino, Frosinone, Latina, Velletri, Tivoli, Roma, Civitavecchia, costituiscano un pool di magistrati addetti ESCLUSIVAMENTE all’azione di contrasto delle mafie, mentre Ministero e CSM si diano da fare per riempire gli organici carenti e li rafforzino.

I parlamentari e gli esponenti politici onesti facciano pressioni perché tali Procure non si trovino più in condizioni di non poter operare, come si è verificato spesso e si verifica tuttora.

Non è più tempo di bla bla, di autocelebrazioni, di commemorazioni, di chiacchiere.

E’ venuta l’ora di FARE.

E FARE significa mettersi a tavolino, in pochi, senza clamore, carta e penna e vedere pezzo per pezzo del territorio di cosa c’è bisogno, quali sono i punti critici e provvedere.

SUBITO, non domani.

La si finisca di invocare semplicisticamente… il rafforzamento degli organici… nei presidi di polizia.

C’è bisogno soprattutto di QUALITA’ oltre che di quantità.

Noi possiamo anche assegnare ad un territorio migliaia di uomini, possiamo militarizzarlo, ma se non si tratta di gente capace, di gente che pensa solo a campare in pace, a fare statistica come si dice in gergo, e che pensa solamente al 27 o alla carriera, avremo fatto un buco nell’acqua.

C’è, al contrario, bisogno di persone che sanno e vogliono fare un lavoro di INTELLIGENCE, che sanno guardare nei bilanci delle imprese, nei trasferimenti e negli investimenti di capitali.

“Segui il cammino dei soldi, diceva Falcone, e troverai le mafie”.

Gente capace di scavare negli interstizi delle collusioni fra mafiosi organici alle cosche ed esponenti politici ed istituzionali.

Gente esperta, motivata e non collegata ad interessi locali perché anche questo aspetto, apparentemente insignificante, ha la sua valenza (prendiamo il Commissariato di Gaeta dove metà del personale è di Gaeta mentre l’altra metà abita al di là del Garigliano, in provincia di Caserta ed a 20 chilometri di distanza).

Investigatori bravi che PRIMA che un fatto si verifichi ha già individuato attori, finanziatori, quelli ufficiali e soprattutto quelli NON UFFICIALI, QUELLI CHE NON APPAIONO.

Si intende realizzare un Porto a Formia, a Gaeta, a Terracina, a Civitavecchia e così via?

Chi sono gli esecutori delle opere, le ditte cui vengono affidati i subappalti, quelle che lavorano in nero e, soprattutto, chi paga, da dove vengono i soldi?

Quelli che appaiono sono sempre puliti perché spesso, per non dire sempre, si tratta di prestanome.

BISOGNA SEMPRE INDIVIDUARE CHI C’E’ DIETRO.

Oggi i mafiosi hanno aggiornato le loro tecniche di radicamento.

Le loro ditte non hanno più le sedi legali a Casal di Principe, a Rosarno, a Platì, a Palermo e così via, ma a Cortina, Bologna, Reggio Emilia, Bolzano, nel nord.

Occorre personale di vecchio pelo, non sbarbatello e proveniente dall’Accademia o dalle Scuole di Polizia, con la testa piena di teorie e che non sa nemmeno di cosa si sta parlando.

Personale che si è formato nella DIA, nello SCO, nel GICO, nei ROS, come è stato lodevolmente fatto a Cassino dove il nuovo Dirigente di Commissariato è il Dr. Putortì che si è fatto le ossa nella DIA o a Frosinone dove il comandante Provinciale della GDF, il colonnello Piccinini, è stato fino ad ieri comandante del GICO di Roma e del Lazio.

A Latina non si è fatta la stessa cosa.

Purtroppo.

Perché???

Queste sono le situazioni drammatiche da affrontare e risolvere.

Convegni, commemorazioni, corsi non le risolvono o, se le risolvono, occorreranno anni, mentre i mafiosi saranno diventati nel frattempo padroni di tutto e di tutti.

Il discorso è tutto politico.

Si ha o no la volontà di combattere seriamente le mafie o si vuole fare solo fumo per continuare a prendere per il sedere gli allocchi?

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