Opere e soldi, il registro nel file del pc sequestrato a La Regina

Il Mattino, Domenica 26 Marzo 2017

Opere e soldi, il registro nel file del pc sequestrato a La Regina

di Viviana Lanza

Un file archiviato nel computer dell’architetto Guglielmo La Regina è l’ultima scoperta nell’inchiesta sul presunto giro di appalti pilotati e tangenti che coinvolge politici e colletti bianchi. Il file è stato trovato dagli inquirenti analizzando la memoria del pc dell’architetto quarantenne accusato di essere l’ideatore del meccanismo illegale, tanto da far ipotizzare l’esistenza di un «sistema La Regina». Il file è chiamato «Operazioni chiuse» e indica una serie di nomi, di enti e di lavori. C’è anche il riferimento a «impianto di cremazione di Pompei 10mila euro», e poi «gara di Santa Maria Capua Vetere 10mila euro, Alife, Mostra d’Oltremare».

Del file si parla durante gli interrogatori dinanzi al gip Colucci in cui alcuni dei protagonisti dell’inchiesta si sono difesi, negando di aver preso o chiesto tangenti o pilotare gare e definendo come «una leggerezza» o «dabbenaggine» i rapporti con La Regina. Il fatto che nel file siano indicati opere e soldi fa accresce i sospetti degli inquirenti, considerato che in un diverso processo si è ipotizzata una tangente da 10mila euro per un appalto a Santa Maria Capua Vetere e che l’impianto di cremazione a Pompei non è costato 10mila euro ma un milione e 700mila euro di appalto. Insospettisce anche il riferimento alla Mostra d’Oltremare il cui appalto, assieme a quello per l’impianto a Pompei, sono tra gli episodi al centro delle accuse contestate.

Perché La Regina dovrebbe conservare un file chiamato «Operazioni chiuse» indicando la Mostra d’Oltremare? A questa domanda degli inquirenti ha provato a dare una risposta Paolo Stabile, ex direttore generale della Mostra che fugura tra gli indagati. «Penso perché è stata un’operazione non chiusa, perché non c’è stata alcuna attività e perché non c’è stato alcun accordo». Stabile, assistito dall’avvocato Giovanni Cantelli, ha risposto alle domande di gip e pm nel corso dell’interrogatorio di garanzia. È indagato per un’ipotesi di corruzione e turbativa d’asta per l’appalto relativo ai padiglioni 7 e 8. Un’accusa che Stabile ha respinto: «Non ho mai chiesto 30mila euro né a Guglielmo né a Bretto né a Antonello né a Loredana né a nessuno perché non li conosco tra l’altro. Se mi avessero offerto li avrei denunciati, se poi mi sarà consentito li querelerò perché non ho chiesto niente» ha precisato replicando a dettagli emersi dalle intercettazioni.

Di fronte alla prova, fornita dagli inquirenti, che La Regina fosse a conoscenza di tutti i dati del progetto prima del bando, incluso il parere della Sovrintendenza e il fatto che fosse necessario un archeologo, Stabile ha ammesso «la leggerezza», ha spiegato di non sapere che La Regina intendesse partecipare al bando tanto da dirsi «basito, non mi aspettavo una scorrettezza tale». Per l’appalto a Fuorigrotta è indagata anche la sovrintendente di Napoli Adele Campanelli (difesa dall’avvocato Luigi Sena): nei due padiglioni si voleva realizzare un museo virtuale dei ritrovamenti archeologici dell’area flegrea, e quando le fu combinato un incontro con un noto archeologo e con La Regina che mostrava di sapere in anteprima i dettagli del progetto, la sovrintendente ha chiarito di aver dato solo «un consiglio tecnico», negando di sapere che sarebbe stata bandita una gara d’appalto per l’opera di cui la Sovrintendenza era stata interessata. Non fece troppe domande a chi le chiedeva un consiglio: «Non sono abituata a fare domande sulla titolarità» ha risposto al gip, «la si può considerare forse dabbenaggine». Per l’accusa, il consiglio sarebbe stato il nome di un esperto in ricostruzioni virtuali, il professor Francesco Caportorto che pure è finito sotto inchiesta.

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