OPERAZIONE RESET, SCACCO AI TRAVALI: ECCO I NOMI DEGLI ARRESTATI. PIAZZE DI SPACCIO ANCHE A SEZZE, APRILIA E CISTERNA

OPERAZIONE RESET, SCACCO AI TRAVALI: ECCO I NOMI DEGLI ARRESTATI. PIAZZE DI SPACCIO ANCHE A SEZZE, APRILIA E CISTERNA

di Redazione

17 Febbraio 202117 Febbraio 2021

Operazione Reset, scacco al Clan Travali: ecco il comunicato ufficiale della Questura di Latina sull’operazione di stamani 17 febbraio

Questa mattina, personale della Squadra Mobile di Latina e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, con il supporto di 23 equipaggi del Reparto prevenzione crimine ed agenti dei Commissariati di Cisterna, Fondi, Terracina, Gaeta e Formia, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere  emessa dal G.I.P. di Roma Anelli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma (pm Calò, Spinelli e Fasanelli) nei confronti di Angelo Travali detto “Palletta”, classe 1986, Salvatore Travali detto Bula”, classe 1990, Giuseppe Travali, detto Peppone” o “Peppone lo zingaro” classe 1961, Francesco Viola, classe 1981, Gian Luca Ciprian, classe 1978, Alessandro Zof detto il topo” classe 1984, George Valeriu Cornici, classe 1974, Luigi Ciarelli, classe 1970, Davide Alicastro, classe 1992, Ermes Pellerani, classe 1984, Cristian Battello, detto “Schizzo”, classe 1988, Fabio Benedetti, classe 1975, Costantino “Cha Cha” Di Silvio classe 1967, Antonio Giovannelli, classe 1978, Giovanni Ciaravino , classe 1983; Silvio Mascetti classe 1971, Alessandro Anzovio detto Ciba”, classe 1993, Antonio Peluso, classe 1980 e Valentina Travali, classe 1987, l’unica ad essere stata sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari, tutti indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, numerose  estorsioni aggravate anch’esse dal metodo mafioso ed un omicidio, aggravato dalla finalità di agevolazione mafiosa.

Tra gli altri indagati, anche Angelo Morelli (già coinvolto nel processo Don’t Touch) e facente parte della nota famiglia sinti, Vera Travali (sorella di Angelo e Salvatore, e moglie di Francesco Viola), Antonio Neroni detto Caniggia, Dario Grabrielli detto “Rame”, Mirko Albertini, Giovanni Ciaravino, Matteo Gervasi, Francesca De Santis, Manuel Ranieri e Shara Travali (sorella di Angelo e Salvatore) e Giorgia Cervoni. Inoltre, tra gli indagati, poiché facenti parte fino al 2015 del sodalizio, anche i collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo.

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Le indagini costituiscono l’epilogo di un mirato approfondimento investigativo che la Squadra Mobile di Latina, insieme al Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Roma, sta conducendo nella provincia di Latina, anche rispetto alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo, ed alle propalazioni rese nell’ultimo anno dal collaboratore di giustizia Maurizio Zuppardo.

L’inchiesta si riconnette alle risultanze di un’indagine del 2015 cosiddetta Don’t Touch avente ad oggetto le attività illecite svolte sul territorio pontino dall’associazione a delinquere facente capo a Costantino Di Silvio detto Chà Chà, organizzazione strutturata su base territoriale e su legami di natura familiare, che nel tempo ha affermato il suo prestigio criminale nei settori dell’usura, dell’estorsione, della detenzione di armi e nello spaccio di sostanze stupefacenti.

Le propalazioni dei collaboratori sono state ulteriormente riscontrate dalle dichiarazioni rese dalle persone offese vittime delle estorsioni, oltre che da ulteriori elementi di prova via via acquisiti nel corso di quest’ultima indagine: emergeva con tutta evidenza, quindi, l’esistenza a Latina di un’organizzazione criminale dedita innanzitutto al traffico di sostanze stupefacentidotata di uomini ed armi sia per controllare le piazze di spaccio anche fuori la città di Latina sia per intimidire concorrenti scomodi, avvalendosi del metodo mafioso e della forza di intimidazione del vincolo associativo.

L’organizzazione si avvaleva di quattro fornitori principali identificati in Gianluca Ciprian per la cocaina, Luigi Ciarelli per l’hashish e Valeriu Cornici, con socio in affari Alessandro Zof, per la marijuana, che nel tempo hanno permesso al gruppo Travali di monopolizzare il traffico di droga.

Il sodalizio, indiscutibilmente capeggiato da Angelo Travali, vedeva negli altri componenti del nucleo familiare dei Travali sia soggetti in grado di spacciare per conto dell’organizzazione come nel caso di Giuseppe Travali, sia soggetti che coadiuvavano Angelo Travali nella gestione del sodalizio con il ruolo di organizzatori come nel caso del fratello Salvatore Travali.

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Sono stati individuati soggetti dediti all’attività di spaccio nel senso che fungevano da corrieri in occasione degli approvvigionamenti o da pusher nella distribuzione al minuto dello stupefacente; va detto che l’organizzazione poi era in grado di rifornire piazze di spaccio diverse da quelle di Latina Capoluogo, in particolare Cisterna di Latina attraverso Fabio Benedetti , Sezze attraverso Ermes Pellerani, Aprilia attraverso Christian Battello.

In tale contesto, recenti indagini hanno dimostrato che recentemente e durante lo stato di detenzione, Angelo Travali abbia proseguito nella gestione delle attività di spaccio di sostanze stupefacenti, anche per mezzo della corruzione di pubblici ufficiali, al fine di potere godere di privilegi all’interno della Casa Circondariale ove si ritrovava ristretto.

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Nondimeno, i nuovi approfondimenti investigativi disvelavano gli atti intimidatori e l’estromissione dal mercato degli stupefacenti a Latina di alcuni spacciatori, avvenuti con metodi violenti da parte del sodalizio; si tratta di una vicenda che dà l’esatta dimensione della violenza messa in atto dal gruppo Travali per imporre il proprio predominio nella gestione delle piazze di spaccio e, in generale, su tutte le attività criminali.

In dettaglio, i fratelli Travali, in un’occasione, anche con l’aiuto di Alessandro Zof, non hanno esitato troppo tempo per gambizzare uno spacciatore e per compiere atti di danneggiamenti ad un’auto e ad un esercizio commerciale nella disponibilità di un altro spacciatore, al fine di costringere il gruppetto ad acquistare la droga da Angelo Travali, o comunque a spacciare per lui, ovvero versare la somma di 30000 euro a titolo estorsivo.

L’episodio è assolutamente sintomatico non solo della capacità di controllo della piazza di spaccio da parte dei Travali grazie alla robusta organizzazione del sodalizio sia in termini di uomini che di possesso di armi da fuoco, ma anche dei metodi utilizzati per eliminare pericolosi concorrenti ed egemonizzare il mercato locale della droga, che sono assolutamente sovrapponibili a quelli delle organizzazioni criminali di matrice mafiosa.

Le nuove indagini hanno poi riscontrato la commissione di 18 episodi estorsivi che mostrano l’utilizzo di un metodo tipicamente e tradizionalmente mafioso, caratterizzato dalla prospettazione di ritorsioni, dal riferimento esplicito ad un clan di appartenenza, dall’affermazione di un controllo del territorio da cui deriva il potere di imporre il “pizzo”.

In tale contesto, gli indagati, tra cui Francesco Viola (cognato dei fratelli Travali), hanno fatto leva sulla fama criminale derivante dall’appartenenza al clan Cha Cha/Travali, ottenendo in tal modo il silenzio di commercianti, imprenditori, professionisti, semplici cittadini, anche tifosi del Latina Calcioche hanno tollerato le pressanti richieste, senza denunciare gli autori di tali fatti, almeno fino al contatto con le forze dell’ordine.

Nello specifico, gli indagati si rendevano responsabili di estorsioni di denaro ed attività d’usura con armi, nonché avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416bis (ndr: associazione mafiosa) ed in particolare della forza di intimidazione promanante dall’appartenenza all’associazione a delinquere facente capo a Costantino Cha Cha Di Silvio ed i fratelli Angelo e Salvatore Travali, e dalla condizione di assoggettamento ed omertà derivanti dalla riserva di violenza costituente principale patrimonio dell’associazione, in ragione dello spessore criminale dei suoi sodali, riconosciuto sul territorio di Latina in relazione ai procedimenti penali che li hanno visti coinvolti per gravi delitti contro la persona, il patrimonio ed in materia di armi.  

Le ultime investigazioni rivelavano, infine, uno scenario inedito dietro la commissione dell’omicidio di Nicolas Adrian Giuroiu, cittadino rumeno, assassinato a Latina nel marzo del 2014 e per il quale sono stati condannati via definitiva Manuel Ranieri, Mirko Ranieri e Ionut Adrian Ginca.

I recenti approfondimenti, infatti, disvelavano che l’omicidio, sebbene pianificato e premeditato da Mirko e Manuel Ranieri e Ionut Adrian Ginca per ragioni sentimentali, aveva visto la partecipazione di Angelo Travali, il quale aveva fornito le armi ai fratelli Ranieri, che erano suoi spacciatori di fiducia, e fatto loro da staffetta con la propria macchina nella fase del rapimento della vittima.

Invero, emergeva che Angelo Travali forniva il suo apporto per la consumazione dell’omicidio con una specifica finalità che era quella di mostrare all’esterno la sua forza criminale; partecipando, infatti all’omicidio e fornendo le armi avrebbe dimostrato all’esterno di disporre di armi e uomini, di avere a disposizione persone fidelizzate disposte a difenderlo anche usando le armi, di esercitare il controllo sulla pianificazione ed esecuzione delle azioni criminali di maggior rilievo.

Il Sindaco di Latina Damiano Coletta ha voluto esprimere la sua soddisfazione per l’operazione: “Voglio esprimere a nome dell’Amministrazione comunale e di tutta la città di Latina il più sentito ringraziamento al Questore Michele Spina e agli uomini della Polizia di Stato per la brillante operazione portata a termine questa mattina nel capoluogo pontino. La lotta per l’affermazione della legalità è un fronte sul quale ognuno di noi può e deve fare la propria parte con la consapevolezza di non essere solo e di poter contare sulla vicinanza e sull’incessante impegno di forze dell’ordine e magistratura. Il vero volto di Latina non è quello della malavita, sono certo che la maggioranza silenziosa della nostra città, che vive in maniera convinta perseguendo la cultura della legalità, sta percependo con grande soddisfazione la preziosa opera di contrasto al crimine che quotidianamente viene portata avanti per garantire sicurezza alla collettività“.

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