Onlus e coop per disabili. Così ricicla la nuova mafia

Sui bilanci il denaro sporco de La Nova. Sospetti anche sui finanziamenti alle tivù locali. Il procuratore capo di Tivoli: “Ci vogliono polizie particolarmente specializzate e motivate”

Associazioni culturali e cooperative per disabili. Sono i nuovi canali del riciclaggio del denaro sporco che avrebbe imboccato la Nova, neonato gruppo mafioso costituito tra cellule di ‘ndrangheta e camorra dei Casalesi, che da anni gestiscono i loro malaffari nella regione, a partire da sud Pontino e nell’hinterland romano. Gli investigatori stanno passando al setaccio onlus e coop per intercettare i capitali sporchi e accertare eventuali connessioni tra referenti legali del mondo associativo ed esponenti criminali. I proventi di droga, usura ed estorsione finirebbero sui bilanci delle onlus per poi rimbalzare sui conti correnti di altri beneficiari, oppure essere investiti nell’attività legale dell’associazione di cui la criminalità assumerebbe il controllo.

Tra i canali del riciclaggio di recente infiltrazione rientrerebbero anche le tv locali, realtà pulviscolari dell’etere regionale che potrebbero essere facile paravento di ricchezze di natura sporca. I primi sospetti su la Nova sono emersi raccogliendo le confidenze di alcuni collaboratori nell’ambito del traffico di droga, dichiaratisi affiliati al sodalizio, definito «sperimentale», riferendo l’esistenza dell’organizzazione, la struttura interna e in che modo camorra e ‘ndrangheta avrebbero stabilito di gestire i vari settori: dalla grande distribuzione al commercio, dai rifiuti alla infiltrazione nella pubblica amministrazione, senza tralasciare le “classiche” attività criminali, ovvero droga, armi, usura ed estorsione.

La Nova per ora è un’ombra: appare come traccia di un soggetto esistente ma che ancora nessuno ha toccato con mano, indagato o arrestato i suoi affiliati. Gli esperti di criminalità organizzata non escludono che camorra e ‘ndrine abbiano raffinato il legame, dando un nome alla joint venture. «Tante sono le cose che non sappiamo – ammette il procuratore capo di Tivoli, Luigi De Ficchy, già magistrato dell’Antimafia, da anni profeta del fenomeno mafioso nel Lazio – Ci vogliono polizie particolarmente specializzate e motivate. C’è una consapevolezza maggiore, l’opinione pubblica è un po’ più avvertita. Parliamo di queste tematiche ed è un successo: ho lavorato 15 anni nel silenzio più assoluto e oggi sicuramente c’è più informazione, ma contemporaneamente sono venuti a mancare strumenti materiali che prima c’erano da parte delle polizie, e la mafia ha fatto un salto di qualità elevato, è diventata finanziaria e questo rende ancora più difficile il contrasto».

Sulla stessa linea l’esperto di mafie Enzo Ciconte, docente di Storia dalla criminalità organizzata all’Università Roma Tre. «Non escludo che camorra e ‘ndrangheta tentino di mimetizzarsi per penetrare alcune realtà, magari attraverso persone di fiducia insospettabili portatrici di denaro. ll’inizio, anche l’infiltrazione nel settore dei rifiuti sembrava impensabile. Anzi, chi si occupava di immondizia era quasi benemerito, perché toglieva di mezzo dalla nostre città i rifiuti che non piacciono a nessuno. E invece, oggi si parla di ecomafie».

(Tratto da Il Tempo – Roma)

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