Omicidio Ilardo: si indaghi su mandanti esterni e fuga di notizie

Omicidio Ilardo: si indaghi su mandanti esterni e fuga di notizie

03 Ottobre 2020

di Karim El Sadi

Ieri la conferenza stampa con Luana Ilardo: “Le responsabilità non sono solo di mafia”

“Chiedo che questo cerchio venga chiuso definitivamente. Ho il diritto di essere serena e ho il diritto di vivere una vita normale. Voglio che venga messo un punto a tutte le varie sfumature del caso sull’omicidio di mio padre”. E’ determinata Luana Ilardo, figlia di Luigi, il confidente dei carabinieri ed ex boss di Cosa nostra assassinato il 10 maggio 1996. Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione ha confermato le condanne all’ergastolo per Giuseppe Madonia, Vincenzo Santapaola, in qualità di mandanti, Maurizio Zuccaro come organizzatore, ed a Orazio Benedetto Cocimano, come esecutore materiale. Restano però ancora ignoti i nomi di coloro che, presumibilmente all’interno delle istituzioni, hanno rivelato a Cosa nostra la volontà di collaborare con la giustizia di Ilardo, con una prima riunione che si è tenuta il 2 maggio 1996, appena 8 giorni prima della sua morte. La sua collaborazione con lo Stato in realtà era già stata avviata da tempo. Come confidente del colonnello Riccio, prima alla Dia e poi al Ros, aveva contribuito agli arresti di svariati boss e, come dimostrano le sentenze, aveva anche indicato il covo in cui si nascondeva al tempo Bernardo Provenzano.
Anche per questo motivo, Ilardo, era un personaggio scomodo ed andava eliminato.
La sentenza degli “ermellini” non soddisfa pienamente la famiglia Ilardo, come ha ribadito ieri mattina la figlia durante la conferenza stampa organizzata congiuntamente ad
ANTIMAFIADuemila, moderata dal capo redattore Aaron Pettinari, presso l’hotel Donna Laura Palace di Roma.
“Al di là delle responsabilità, con la sentenza di ieri devo dire che provo una felicità a metà – ha detto ancora Luana Ilardo, perché in tutta questa storia sono state investite una quantità di esseri umani incalcolabili, sia da una parte che dall’altra. In queste situazioni gli unici che veramente ne pagano il prezzo sono i familiari, io e i miei fratelli in questo caso”. “Ci siamo sentiti confusi e smarriti quando venne ammazzato papà – ha continuato lasciando riaffiorare duri ricordi – le modalità dell’omicidio lasciavano poco spazio a interpretazioni e capimmo subito che si trattava di delitto di mafia. E’ in quel momento storico che le istituzioni sarebbero dovute intervenire e prenderci per mano per farci capire che c’è un’altra strada. Avrebbero dovuto dire ‘noi non vi lasciamo’”. “Questo – ha denunciato la Ilardo – non è mai successo”. L’unica persona, ha dichiarato, che le è stata pubblicamente vicina è stato, ed è tuttora, Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, poi anche lui intervenuto in conferenza stampa via Skype, che Luana considera un “secondo padre”. “Questa mia lotta – ha aggiunto la Ilardo – è stata veramente difficile anche cominciarla perché a 16 anni sapevo di essere una pentola a pressione che prima o poi sarebbe esplosa. Ho dovuto aspettare i tempi delle sentenze per avere delle basi sulle quali appoggiarmi. Quando piano piano è iniziata la mia esposizione mediatica ho avuto paura perché sono andata a toccare terreni minati sia dalla parte della mafia che dalla parte di quello Stato colluso”. La figlia del confidente si è poi lasciata trasportare dalle emozioni. “Ogni passo che ho fatto l’ho fatto tremando, ma sono figlia di un uomo che ha mostrato coraggio con le scelte che ha fatto. Chissà se mio padre sarà soddisfatto o contento, se si sentirà un po’ più in pace dalla sentenza. Mi auguro che un po’ di pace l’abbia trovata”, ha detto tra le lacrime Luana Ilardo. “Noi però come familiari – ha aggiunto – la pace ancora non l’abbiamo trovata. Oggi noi la pretendiamo e la meritiamo. Abbiamo necessità che questo capitolo venga chiuso. Spero ci sia un continuo alla sentenza di ieri che non è stata una fine, ma un punto di partenza”. A fine intervento Luana Ilardo ha tenuto a ringraziare tutti coloro che le sono stati vicino, come il magistrato, Nino Di Matteo, “che ha parlato di mio padre quando tutti gli altri se ne erano dimenticati”. O la famiglia del giovane urologo Attilio Manca e quella del piccolo Claudio Domino. “La nostra, di noi parenti delle vittime, è una missione. – ha concluso la figlia di Ilardo – Auguro a tutti noi di avere giustizia, non sarei felice totalmente se le altre famiglie vittime di mafia non ottengono verità e giustizia”.

 

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/


Archivi