Omicidio del consigliere comunale: «Fu ucciso perché tradì il clan»

Omicidio del consigliere comunale: «Fu ucciso perché tradì il clan»
LA VERITA’ SULL’ASSASSINIO DEL POLITICO
Omicidio del consigliere comunale: «Fu ucciso perché tradì il clan»
L’ok per uccidere Ciro Tommasino arrivò direttamente dal boss D’Alessandro

di REDAZIONE
CASTELLAMMARE. “L’ok per uccidere Gino Tommasino arrivò direttamente dal boss Enzo D’Alessandro”. Lo hanno scritto i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli (presidente Elvi Capecelatro) nelle motivazioni depositate all’atto della sentenza di condaana a 30 anni di carcere dei killer pentito Renato Cavaliere e dell’altro sicario Catello Romano (unico non collaboratore di giustizia dei quattro componenti del commando di morte). Per i giudici l’omicidio del consigliere comunale Luigi Tommasino ” maturato all’interno del clan D’Alessandro”. I giudici hanno anche riconosciuto l’aggravante ma?osa del gesto che era caduta in Cassazione. I giudici hanno anche sottolineato che Tommasino aveva contatti e accordi con il clan D’Alessandro, ai quali sarebbe venuto meno, “scatenando la vendetta esemplare” della cosca di Scanzano. Le motivazioni indicano anche due nomi precisi come mandanti dell’agguato: Sergio Mosca e il boss Vincenzo D’Alessandro. Ed è questa la vera novità visto che i due non sono stati condannati in questo processo, Amicizie pericolose, che sarebbero costate la vita al consigliere comunale del Pd stabiese, ucciso poco prima di incontrare due imprenditori a Vico Equense con i quali avrebbe concordato la gestione dei parcheggi. Il pentito Salvatore Belviso scrivono appunto i giudici ha aªermato che «la richiesta di uccidere Tommasino era stata presa su sollecitazione di Sergio Mosca» che, nel gennaio 2009 (a poche settimane dall’omicidio) gli aveva riferito che il consigliere “era un amico ed era a disposizione quando era in libertà Pasquale D’Alessandro, ma dopo l’arresto non aveva rispettato i patti”. A Mosca aveva chiesto di intercedere con gli esattori del clan per “cancellare” la richiesta di pizzo ad un suo parente: il “piacere” fu accordato. Ma successivamente, secondo il clan, Tommasino non avrebbe ricambiato, anzi. Avrebbe “favorito un’altra ditta” nella gestione delle strisce blu del parcheggio a Castellammare di Stabia, escludendo aziende vicine ai D’Alessandro. Poi, la punizione arrivò a pochi minuti da un incontro a Vico Equense, dove Tommasino avrebbe dovuto parlare con due imprenditori per la gestione del parcheggio al centro della cittadina. Un’altra esclusione della famiglia D’Alessandro da un aªare lecito e redditizio, che Tommasino avrebbe pagato con la vita. Sull’aªare parcheggi è stata già apertea un’inchiesta da parte della Dda di Napoli sulla base delle recenti dichiarazioni di Renato Cavaliere.

CRONACHE DELLA CAMPANIA

03/08/2016

fonte:www.internapoli.it

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