Omicidi su omicidi, molti dei quali rimasti senza aver scoperto autori e mandanti. Ma dov’è lo Stato in provincia di Latina?‏

Si spara e si uccide in provincia di Latina.

Altri due morti ed un ferito grave, in una sparatoria a Sezze Scalo che ha tutto il sapore di una vera e propria esecuzione di stampo mafioso, legata -dicono- al traffico di droga.

Numerose le armi adoperate.

Un elenco interminabile di morti ammazzati da 20 anni a questa parte, la maggioranza dei quali rimasti senza aver scoperto autori e mandanti.

Il controllo del territorio ed un lavoro di “intelligence” che mancano in una provincia, qual’è quella di Latina, in cui i clan della camorra e della ‘ndrangheta spadroneggiano.

Ci auguriamo ora che la “lettura” dell’ennesimo evento criminale porti gli investigatori pontini a comprendere che “dietro” quasi sicuramente ci potrebbe essere dell’altro…

Perché non è possibile che dietro a questo fiume di droghe che scorre in provincia di Latina non ci siano le organizzazioni mafiose.

Le basi di approvvigionamento che non sono mai gestite da delinquenti comuni non collegati ad organizzazioni più vaste e ben organizzate: la camorra o la ‘ndrangheta, appunto.

E, qui, si ripropone il problema dei problemi: la “qualità “ del lavoro investigativo.

Che finora in provincia di Latina è stato fatto sempre e quasi esclusivamente con un’ottica da “ordine pubblico”.

Oggi tutti quei criminali – perché così vanno definiti – che si sono ostinati fino ad ieri a negare l’esistenza delle mafie tacciono di fronte all’evidenza dei fatti.

Ma se lo Stato continuerà a puntare su un impianto giudiziario ed investigativo che, vista la realtà, non ha mostrato di essere finora all’altezza della situazione, fatta qualche eccezione, staremo sempre punto ed a capo.

Quello della droga è solamente uno dei filoni delle molteplici attività delle organizzazioni mafiose.

Uno dei tanti.

Ma se non si prendono di petto tutti –a cominciare da quello degli investimenti immobiliari e dei capitali – si farà sempre un buco nell’acqua.

Abbiamo proposto da circa due mesi a tutti i sindaci pontini la costituzione degli Osservatori comunali sulla criminalità ed abbiamo anche inviato ad essi un documento sul quale abbiamo lavorato per circa due anni che indica le misure da adottare per contrastare la corruzione e le infiltrazioni mafiose negli appalti e nella Pubblica Amministrazione.

Non abbiamo avuto ad oggi nemmeno una risposta.

Nessuna, né da sindaci di destra, né da quelli di sinistra o di centro.

Un tessuto politico sordo, insignificante, dal profilo basso, gravato, talvolta, in parte da gravi sospetti di collusione con le mafie.

Ci siamo allarmati quando abbiamo appreso che sarebbe andato via dalla Squadra Mobile di Latina Cristiano Tatarelli, come ci allarmammo quando andò via Nicolino Pepe.

Eccellenti investigatori che sono andati via dalla provincia di Latina.

Tatarelli imboccò la strada giusta – quella dei capitali -, come fece anche Nicolino Pepe con la “Formia Connection”quando individuò le contaminazioni di pezzi della politica.

La Procura di Latina archiviò questo ultimo aspetto dell’inchiesta.

Grazie a Dio sta tentando di ovviare a tutte queste carenze il nuovo Procuratore Capo di Roma Pignatone che ha costituito un pool fisso (la grande intuizione di Nino Caponnetto) di 5 magistrati che si dedicheranno al lavoro che riguarda il sud del Lazio.

Ma non possiamo accollare tutto il peso di mezza regione sulle spalle di quei cinque poveri cristi, peraltro, residenti a Roma e che non possono conoscere, pertanto, le realtà della periferia.

Da qui la necessità di un lavoro intelligente e profondo di base che li metta nelle condizioni di poter ben lavorare.

E qui ritorniamo al discorso di sempre:

siamo certi che ci siano in loco persone che sappiano rispondere appieno a queste esigenze???

Associazione A. Caponnetto

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