Oltre undicimila casi di abusivismo sul territorio di Sabaudia-San Felice Circeo. Le responsabilità impunite di talune istituzioni. Via alle ruspe ed ai processi

OLTRE UNDICIMILA CASI DI ABUSIVISMO SUL TERRITORIO DI SABAUDIA-SAN FELICE CIRCEO: 3500 NELLA SOLA AREA PROTETTA DEL PARCO NAZIONALE.
QUESTA E’ LA SITUAZIONE DRAMMATICA DETERMINATA DALL’INDIFFERENZA DELLE ISTITUZIONI PONTINE E DELLA REGIONE LAZIO AI PROBLEMI DI UN TERRITORIO SUL QUALE LE MAFIE HANNO MESSO GLI OCCHI DA TEMPO

La situazione è sintetizzata nel titolo e non ci sono parole per definire il comportamento di una classe politica che ha consentito che si arrivasse a tutto ciò.

Il nostro senso di responsabilità e di rispetto alle Istituzioni ci ha, ieri, 5 febbraio 2009, quasi indotto ad aderire all’invito a partecipare all’audizione promossa presso la Regione Lazio dalla Presidente della Commissione Sicurezza e Legalità in seduta comune con le Commissioni Urbanistica ed Ambiente. Siamo andati, abbiamo parlato ed abbiamo consegnato un’ampia documentazione che prova la fondatezza delle nostre accuse.

Ci sono state due assenze importanti: quella della Procura della Repubblica di Latina e, la seconda, del Comune di San Felice Circeo. Due assenze che avrebbero potuto consentire ai partecipanti di porre domande altrettanto importanti. Ma, purtroppo, è andata così, anche se le motivazioni addotte possono essere più o meno condivisibili.

Nei nostri interventi abbiamo tenuto a sottolineare la condivisione dei giudizi espressi al riguardo dal Consigliere regionale Fabrizio Cirilli.

Ma, andiamo oltre.

Nella documentazione da noi consegnata sono evidenziate le grosse responsabilità non solo di chi ha consentito tale devastante situazione, ma, soprattutto, di chi avrebbe dovuto vigilare e perseguire i responsabili e non l’ha fatto in maniera adeguata.

Se non si comincia a mandare a processo i responsabili pubblici di tale devastazione, è inutile che ci si riunisce, si parla e si straparla e non si conclude alcunché.

E’ quanto noi abbiamo chiesto e chiediamo.

Anche nella riunione di ieri è apparsa chiara la distinzione di “chi” vede la presenza mafiosa sul territorio e “chi” continua a negarla, malgrado tutto. Eppure proprio su quel territorio sono già stati confiscati dei beni alle mafie, mentre Prefettura di Latina e Regione Lazio in un recente passato si sono viste costrette ad intervenire per sventare tentativi di insediamento di attività sospette. Ma noi ormai ci siamo abituati.

Al di là delle chiacchiere, però, ora bisogna passare ai fatti.

Le ruspe vanno attivate e non bisogna tollerare più nemmeno un centimetro di cementificazione su un territorio ormai devastato, mentre la Regione Lazio deve chiarire la sua posizione rispetto ad un quesito che noi le abbiamo posto da mesi e che riguarda i cosiddetti “lotti interclusi”.

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