O sospetti mafiosi o cretini

O sospetti mafiosi o cretini.

Scriviamo “sospetti” mafiosi perché in Italia c’è una legislazione così “garantista” (per i delinquenti) che consente ai mafiosi di denunciarti in caso di mancanza di una condanna di terzo grado che li qualifichi tali.

Ma non vogliamo parlare dei mafiosi, quelli acclarati, che fanno il loro mestiere.

Vogliamo, al contrario, parlare di coloro che consentono ad essi di fare quello che fanno e che, pertanto, oggettivamente sono più mafiosi dei mafiosi.

Ma noi vogliamo credere alla loro buonafede e, quindi, non li chiamiamo mafiosi.

Tutt’al più cretini.

Quando giri nel Lazio ed hai contatti con cittadini ed esponenti politici, tutti ti chiedono di andare a parlare di “legalità” e di storia delle mafie.

Al massimo, ti domandano di parlare dei clan sui… loro territori.

Come se nessuno di loro sia a conoscenza di quanto avviene intorno a loro stessi!

Mai nessuno che ti dica di parlare loro di “come” questi clan si sono insediati, con il sostegno di “chi” localmente ha ad essi consentito di fare gli investimenti di capitali di origine sporca, di “chi” ha dato ad essi la concessione edilizia, l’autorizzazione o ha approvato la variante urbanistica che ha permesso l’investimento.

Mai che nessuno ti comunichi “guarda che qua, nel paese tal dei tali, in via tot, c’è un’impresa sospetta che sta costruendo 50 appartamenti, o tal’altra che ha aperto un centro commerciale”.

Oppure: ”guarda che l’amministrazione tal dei tali sta approvando una variante urbanistica che prevede il passaggio dell’area da artigianale a servizi per consentire l’investimento di 10 milioni di capitali a tale società sospetta”.

E così via.

No, ti chiedono di andare a parlare di Falcone e Borsellino, con tutto il rispetto e la stima che abbiamo nei confronti di questi martiri e di tutti gli altri.

O, al massimo, ti chiedono di andare a parlare… dei clan che operano sui propri territori.

Tutte cose scritte e riscritte, che si leggono nelle Relazioni della DIA e della DNA che noi – e non solo noi- puntualmente pubblichiamo sul nostro sito e che molti giornali riportano.

O nelle sentenze, nelle ordinanze di custodia cautelare che sono atti pubblici e che pure vengono pubblicate da qualche giornale non asservito e su taluni siti web, come il nostro, e più del nostro quello della Casa della Legalità di Genova ed altri ancora.

Recentemente ci è stato segnalato da qualche amico sensibile e volenteroso (in giro se ne trova ancora qualcuno, grazie a Dio, perché non tutti sono corrotti e vili) che in due comuni del Basso Lazio, uno in provincia di Latina e il secondo in quella di Frosinone, soggetti appartenenti a famiglie camorristiche apertamente hanno fatto propaganda elettorale a favore di taluni.

E’ evidente che chi è stato eletto con quei voti ha ricambiato o deve ricambiare con qualcosa…

Noi ringraziamo quegli amici avveduti ed onesti.

Ma quante altre cose sfuggono e che passano inosservate, che nessuno te le segnala.

E, a fronte di due (due, ripetiamo) amici che ti hanno segnalato fatti specifici, concreti, con nomi e cognomi e non chiacchiere, quanti altri -migliaia, decine, centinaia di migliaia – dormono, non vedono, stanno zitti, non collaborano.

I cretini, li definisce Nando Dalla Chiesa in uno dei suoi recenti saggi.

E’ molto generoso Nando.

Noi li definiamo “mafiosi”, i veri “mafiosi”, più mafiosi di quelli acclarati.

La lotta alla mafia, se di vera lotta alla mafia vogliamo parlare, si fa non con il racconto di cose vecchie, scritte, dette e ripetute, ma guardandosi attorno, a quanto succede intorno a casa propria, giorno dopo giorno.

E segnalando, sapendo a “chi” si segnala.

“Con le “ visure camerali” e “catastali”alla mano.

Per scovare e far arrestare i padrini ed i loro sodali, molti dei quali sono professionisti ed esponenti politici.

Di ogni colore.

Questa è lotta alle mafie.

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