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«O sistema» sbarca su Facebook, Dda pronta a indagare

Il Mattino, Mercoledì 13 Aprile 2016

«O sistema» sbarca su Facebook, Dda pronta a indagare

«Un pensiero speciale a tutti i collaboratori di giustizia che se la sono cantata tutta… pentito guappo di cartone». E ancora, frasi del tipo: «Impara a parlare, perché se no sei morto», «odio gli sbirri», «meglio morto che in divisa», richiami a «leoni e leonesse», appunti on line su progetti di legge in materia di indulto e di amnistia. Tutto ciò e altro ancora su facebook, vedere «o sistema», che ha raggranellato in pochi mesi oltre 23mila like. Una pagina sul principale social network che fa da inno alla camorra o una sorta di scherzo finalizzato ad emulare certe saghe pulp in materia di boss e gregari? Una domanda che potrebbe stare alla base di una specifica delega del pool anticamorra degli aggiunti Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli, alla luce di quanto pubblicato ieri dal Corriere del Mezzogiorno, che dava ampio risalto alla nuova scoperta su facebook.

Social a disposizone dei clan? Un circuito telematico finalizzato a rafforzare valori dell’antistato? Uno strumento per veicolare messaggi? Inevitabili delle verifiche, anche per identificare chi ha dato vita al dominio e chi sono quelli più attivi nel postare notizie o consigli per un apprendistato criminale. Non mancano parentesi oleografiche: come le tradizionali clip video dei neomelodici che inneggiano al silenzio, all’omertà e ad un certo tipo di resistenza, mentre si sprecano le imprecazioni – stile hooligan – contro la polizia e chiunque indossi una divisa. Scenari investigativi possibili, che rappresentano una frontiera inevitabile, anche alla luce della diffusione dei social tra le nuove leve criminali. E basta leggere l’ordinanza di custodia cautelare a carico di due indagati per l’omicidio del 18enne Vincenzo Amendola a San Giovanni a Teduccio.

Esiti investigativi e processuali a parte (scarcerati di recente dal Riesame Formicola jr e il suo complice), agli atti emerge la decisione con cui uno dei due presunti killer avrebbe affidato il proprio cellulare a una amica intimandole di chattare fino a tarda notte. Un modo per costituirsi un alibi? Suggestioni a parte, va ricordato anche la tendenza a scattare foto vicino a luoghi diventati sacri – come il posto in cui è stato ammazzato un rivale – o come la casa di un boss di appartenenza, nel solo tentativo di accreditarsi agli occhi dei propri capoparanza. Di recente è inoltre apparso su facebook, anche la sagoma di un ragazzino vestito per la prima comunione, con la barba di uno dei fratelli Sibillo ammazzato nel corso della faida con i Buonerba, appena lo scorso luglio.Inchieste e verifiche in corso, materiale probabilmente destinato a non sfociare in un processo, comunque roba utile per comprendere logiche e acquisire informazioni sulla psicologia di chi vive nella sempre più spessa zona grigia, una sorta di mondo di mezzo nella lotta dello Stato al crimine organizzato.