Nuovo blitz contro la ‘ndrangheta, 67 arresti in tutta Italia. Arresti anche a Roma. Siamo pieni dappertutto, ormai!

L’operazione di carabinieri e guardia di finanza è partita all’alba. Affiliati ai clan fermati anche a Roma, Brescia e Milano. Sequestrati beni per circa 250 milioni di euro

La nuova strategia dei clan: da organizzazione rurale a holding del crimine

A pochi giorni dal maxi blitz contro la ‘ndrangheta in cui sono state arrestate 300 persone le forze dell’ordine hanno portato a termine un’altra operazione nel tentativo di decapitare i vertici dei clan.
La retata è partita alle prime ore dell’alba e ha nel mirino 67 affiliati ad uno dei clan più pericolosi, il “locale” di Corigliano nell’alto Ionio Cosentino, da parte dei Carabinieri e della Guardia di Finanza dei comandi provinciali di Cosenza.

L’operazione, denominata “Santa Tecla”, vede gli indagati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, usura, traffico di sostanze stupefacenti. Gli arresti vengono eseguiti, oltre che nel cosentino, nelle province di Roma, Reggio Calabria, Foggia, Bologna, Brescia e Milano.

L’operazione, coordinata dal procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo e dal pm della Dda catanzarese, Vincenzo Luberto, secondo gli investigatori, è una delle più importanti
fatte nel cosentino
per numero di arresti, spessore criminale e per il coinvolgimento di una dozzina di imprenditori.

Tra le persone arrestate questa mattina dai carabinieri Cosenza ci sono anche i fratelli del sindaco di Corigliano (area Pdl) Pasqualina Straface. Ad accusarli sono stati alcuni collaboratori di giustizia che li hanno indicati come “amici” delle cosche di Corigliano. I due avevano imposto al titolare della società che stava realizzando un villaggio turistico in località Thurio di Corigliano, di affidare un appalto milionario, prima per la sola fornitura del cemento e poi per tutta l’opera, alla Straface Srl di Mario e Franco Straface.

Nella stessa operazione i finanziari hanno sequestrato beni per 250 milioni di euro. Le indagini condotte dai finanzieri dello Scico di Roma e del Gico di Catanzaro hanno ricostruito il
capitale accumulato dai principali indagati, costituito, prevalentemente, da beni immobili, attività commerciali e quote societarie intestate direttamente o tramite prestanome.
Tra i beni sequestrati figurano 48 società di capitale o di persone ed imprese individuale operanti principalmente nel settore dell’edilizia, degli appalti e nella distribuzione di prodotti di cartoplastica, 69 tra appartamenti e ville, 68 terreni, 55 veicoli e numerosi rapporti bancari e polizze vita.

(Tratto da Virgilio Notizie)

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