Non siamo noi a dover calare la testa per la vergogna. Tenetelo, tutti, sempre a mente!!!

Fa male a taluni nostri governanti quando sottoponiamo ad essi alcune situazioni che mettono in evidenza tutta le loro inadeguatezze e l’incapacità a comprendere i problemi della società.
Capita anche che ci si vede accusare di… portare in processione le Madonne Pellegrine.
Non sappiamo quale significato si sia voluto attribuire al termine di ” Madonna Pellegrina”, se offensivo od elogiativo.
Certo è che l’accusa nei nostri confronti, anche se genericamente rivolta non direttamente all’Associazione Caponnetto ma “alle associazioni”, brucia e anche molto.
E’, questo, un modo di pensare e di agire estremamente lesivo della dignità di tutto il mondo dell’associazionismo -ed in particolare di quello dell’antimafia, e- quello che è ancora più grave ed inquietante – un modo che tende a travisare e disconoscere il valore profondo del lavoro che facciamo.
Noi dell’Associazione Caponnetto siamo i primi ad ammettere e denunciare che nel mondo della cosiddetta antimafia sociale non siamo tutti uguali e che fra di noi talvolta si infiltrano troppi parolai, opportunisti, affaristi ed anche mafiosi.
E’ il rischio che corriamo tutti i giorni ed anche noi dell’Associazione Caponnetto siamo continuamente esposti al rischio di infiltrazione di tutta questa massa di soggetti che a tutto pensano fuorché a combattere i mafiosi, quelli con la coppola e quelli in giacca e cravatta.
Quello sul quale operiamo è un terreno difficoltoso, scivoloso al massimo, tremendamente zuccheroso, sul quale si può trovare di tutto.
Possono trovarsi:
– affaristi che pensano di far quattrini con le attività finanziate dallo Stato – i corsi nelle scuole della cosiddetta “cultura della legalità”, la gestione dei beni confiscati alle mafie e tanto altro ancora-;
– opportunisti che cercano un palcoscenico per finalità di carattere politico;
-persone frustrate che cercano attraverso l’antimafia una riscossa rispetto al loro fallimento in altri settori di attività.
Di tutto, insomma.
Noi della Caponnetto abbiamo ricevuto anni fa la richiesta di iscrizione da parte di un notissimo boss della camorra, un gesto, questo, che dimostra quanto la criminalità organizzata ci ritenga importanti e per essa pericolosi.
Proprio per evitare tutti questi rischi abbiamo scelto, sin dalla nostra nascita, di differenziarci da tanti altri puntando il nostro impegno UNICAMENTE sul piano dell’INDAGINE e della DENUNCIA, rifuggendo dalla retorica, dalle chiacchiere, dai proclami, dalle commemorazioni, dal racconto delle cose passate e concentrandoci SOLAMENTE sulla individuazione dei mafiosi – e dei loro sodali annidati nei partiti, nelle istituzioni, nelle professioni, nel mondo dell’economia e della società civile – e sulla DENUNCIA, nomi e cognomi.
Un lavoro difficile, complesso, anche pericoloso, ma che, mentre da una parte ci ha procurato il rispetto e la stima di chi effettivamente è schierato dalla parte dello Stato di diritto, dall’altra ci fa essere ed apparire estremamente selettivi nel reclutamento degli aderenti.
Un’antimafia OPERATIVA, reale, che collabora con le forze sane dello Stato e che propone a queste piste interessanti e non chiacchiere.
Un’antimafia fatta con i soldi che tiriamo fuori dalle nostre tasche, lontani, peraltro, da partiti e conventicole.
Noi poniamo sulle scrivanie di Ministri, Vice Ministri, Parlamentari, Magistrati e quanti altri PROBLEMI e non chiacchiere e ci procurano dolore e rabbia al contempo le affermazioni di coloro che incontriamo e
che ci accumunano ad altri accusandoci, insieme a questi, di… portare in processione Testimoni e Collaboratori di Giustizia come Madonne pellegrine!!!
Noi non portiamo nessuno in processione, ma, al contrario, ci esponiamo personalmente, pagando sempre prezzi altissimi e collaborando, con rigore, con i FATTI ed ogni momento, con quello Stato-Stato che tutti i giorni è impegnato a combattere lo stato-mafia.
LIBERI da tutti e da tutto e facendo affidamento sulle sole nostre forze!!!
Possiamo urlare – come stiamo facendo in questi giorni con il “caso” di Gennaro Ciliberto e di Pietro di Costa- nei confronti di V. Ministri ed anche Magistrati che non vediamo attenti e solerti quanto, invece, sarebbe necessario e urleremo in mille altri casi del genere.
Persone, quelle nominate, che meriterebbero dallo Stato, al posto delle umiliazioni e delle violenze di cui sono vittime, rispetto e gratitudine.
Come noi, signor V. Ministro degli Interni!
Abbiatelo, tutti, sempre a mente!
Non siamo noi a dover calare la testa per la VERGOGNA!!!

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