Non raccontiamo più fesserie. Nel Basso Lazio, Latina, Cassino ecc. , ci sono uomini e mezzi. Il problema è quello di impegnarli al meglio, nel lavoro di intelligence.

Roba dell’altro mondo!

Cose che si verificano solamente in provincia di Latina…

Fra le persone che si sono affannate nel rilasciare dichiarazioni alla stampa sulle attività mafiose in provincia di Latina dopo l’efferato assassinio dello scissionista Marino a Terracina figura anche qualche esponente politico che è stato intercettato dalla Polizia di Stato di Formia, nell’ambito dell’inchiesta “Formia Connection”, mentre chiedeva voti ad un componente della famiglia Bardellino.

Quell’inchiesta, come è noto, fu archiviata dalla Procura della Repubblica di Latina -nel silenzio generale da parte di tutti – nella parte che riguardava l’eventuale reato di voto di scambio.

Un argomento scottante e delicato, quello del comportamento di talune Procure ordinarie nel Lazio sul versante della lotta alle mafie, sul quale sarebbe più che opportuno un intervento ispettivo approfondito da parte del Ministro della Giustizia.

Ci riferiamo in particolare alla tre Procure di Cassino, Latina e Frosinone ubicate nelle province al confine con la Campania, su un territorio, cioè, che lo stesso Governo centrale ha definito, nel recente provvedimento che ha “salvato” la prima, ad altissima densità mafiosa.

L’unico quotidiano che ha avuto il coraggio di affrontare questo argomento, parlando della Procura di Roma, è stata “La Repubblica”, la quale, in tre servizi pubblicati nella cronaca di Roma il 27 e 28 uu. ss. li ha intitolati testualmente:

1)

“Allarme droga, estorsioni e omicidi ma nelle sentenze la mafia non esiste” e, nel sottotitolo”Le inchieste sulle cosche”Niente 416bis, solo associazioni a delinquere”;

2) ”L’allarme mafia?Sottovalutato anche dai magistrati”.

Sottotitolo”Il giudice Lupacchini ”C’è un clima negazionista e la giurisprudenza si è adeguata”;

3) ”A un passo dai capi della cupola. Fermati e poi trasferiti d’ufficio”.

Nessun deputato, nessun senatore, nessun esponente politico, di qualsiasi partito –di destra, di centro, di sinistra- ha sentito il dovere di chiedere al Ministro della Giustizia di aprire un’indagine sullo stato effettivo della Giustizia nel Lazio e sul comportamento di talune Procure della Repubblica sul piano dell’azione di contrasto alle mafie.

Il “caso” di quella di Latina sulla quale, in relazione alle inchieste “Damasco” su Fondi, i PM della DDA di Roma Diana De Martino e Francesco Curcio di quella di Napoli hanno scritto, secondo quanto riporta “Latina Oggi” il 2 settembre 2009, testualmente:

“Nella stragrande maggioranza dei casi si è proceduto da parte delle diverse autorità giudiziarie di questo distretto, rubricando la massa dei fatti oggetto di indagine, in realtà di stampo mafioso, in fatti di criminalità comune”.

Da anni l’Associazione Caponnetto sta richiamando l’attenzione delle massima autorità centrali sulle deficienze degli apparati giudiziari ed investigativi della provincia di Latina.

Sul “caso Fondi” essa presentò un documentato dossier nella mani dell’allora Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno Maroni nel quale documentava l’assenza completa di qualsiasi azione da parte delle forze dell’ordine locali e provinciali sul piano della lotta ai capitali mafiosi che hanno inondato e continuano ad inondare la provincia di Latina.

Non dimentichiamo che proprio a Fondi ci fu il caso drammatico del misterioso suicidio del Capitano Fedele Conti, comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di quella città, un “caso” che è rimasto irrisolto per quanto riguarda le “ragioni” di quell’atto.

Come pure giova ricordare il “caso” dell’ex Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Terracina Maggiore Berriola del quale si sono occupate ampiamente le cronache nazionali.

In provincia di Latina le forze dell’ordine dispongono, sul piano numerico, delle risorse necessarie ad affrontare con possibilità di successo la lotta contro le mafie economiche.

Solo a Formia la Guardia di Finanza ha un Gruppo con un organico, fra Gruppo Navale, Baschi Verdi, gruppo mobile, Polizia Tributaria ecc. , di centinaia di uomini, ma con alti ufficiali –T. Colonnelli e Colonnelli-addetti ai servizi interni amministrativi, come gestione del personale, Ufficio matricola, non operativi.

Lo stesso discorso può farsi per quanto riguarda gli altri Corpi, impegnati soprattutto se non quasi esclusivamente in funzioni di ordine pubblico.

La lotta ai capitali mafiosi è stata quasi sempre delegata, fatta qualche eccezione per quanto riguarda da qualche anno la Squadra Mobile di Latina, ai corpi centrali: DIA, GICO, SCO.

Il problema dei problemi riguarda, quindi, l’utilizzazione al meglio delle risorse disponibili perché le forze in campo sono più che sufficienti, se non talvolta anche in soprannumero.

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