Non è mafia? Chiamiamola Giacomino.

“Il nuovo numero di Casablanca on line!”
di Graziella Proto – 22 dicembre 2014
Se succede a Bologna, c’è stata un’importazione; a Reggio Emilia … alla fine son terminati gli anticorpi; se avviene a Milano, è una cosa, se accade a Roma, non è la stessa cosa; se la riscontri a Pisa, hai preso un abbaglio … ma se capita a Catania o a Palermo Mafia è.
“… questo lampo ha svelato una verità più alta e tragica: la mafia è dovunque, in tutta la società italiana, a Palermo e Catania, come a Milano, Napoli o Roma, annidata in tutte le strutture come un inguaribile cancro, per cui l’ordine di uccidere Dalla Chiesa può essere partito da un piccolo bunker mafioso di Catania, o da una delle imperscrutabili stanze politiche della capitale..”. Un editoriale di Giuseppe fava del lontano, lontanissimo 1983, il primo numero de I SICILIANI.

In Italia, inquirenti e magistrati con alcune operazioni – fra le quali Mafia Capitale – stanno mostrando un “sistema”, o come si dice in Campania, “O sistema” e ancora intellettuali, esperti, sociologi, politologi, si chiedono se si tratta di mafia o no. Qualcuno azzarda … manca il tritolo … Oppure, semplice fatto di corruzione!
La corruzione non è mai un semplice fatto; in ogni caso è una riduzione di spazi democratici. Questo è il tema.
O forse qualcuno pensa alla “pungiuta” o si aspetta di vedere don Calogero Vizzini con coppola e lupara?
Nondimeno, forse, alcune caratteristiche dell’operato del patriarca citato potrebbero far capire meglio: fratello di un Monsignore, ufficialmente ricco agricoltore di Villalba, in provincia di Agrigento, Calogero Vizzini inizia l’ascesa mafiosa prestando soldi a tassi altissimi. Poi attraverso una struttura di cooperative gestisce l’affitto e la spartizione dei latifondi. Una gestione faziosa che gli procurò consensi e clientele, consensi utili a numerosi politici che se ne servivano. Centocinquantamila voti che potevano essere pilotati e spostati dai liberali, ai separatisti, ai democristiani.
“O sistema” – questo è già assodato – cambia con la società, si evolve, ma alcune caratteristiche permangono.
Tutto ciò che sta succedendo a Roma, ma anche a Milano o Venezia NON È MAFIA? Bene la possiamo chiamare Giacomino, avremo tempo per capire di cosa si tratta ma, intanto, chi paga? Sulle spalle di chi?
Lavoratori, immigrati, senzatetto, abusivi, rom … uffa però, sempre gli stessi!

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Gli stessi che in questi ultimi due mesi hanno animato le periferie, affollato, le piazze. Hanno preso manganellate, si battono per non perdere il posto di lavoro o la casa, s’impegnano nella guerra fra poveri … a volte programmata e organizzata all’insaputa di molti.
Un clima sociale grave e pesante che non è alleggerito da Renzi col suo mantra stonato del dire e non dire, fare e non fare. Siamo giovani, siamo belli, siamo bravi, non basta. Chi governa – ci spiega chi ne capisce – ha limiti e regole. Deve sapere individuare le priorità. Accettare le diversità democratiche. Chi la pensa diversamente non è un gufo. Il pensiero unico è o sarebbe un disastro.
I privilegi e i compensi dei politici per esempio – cari belli e bravi – sono stati minimamente affrontati (vero, poca roba)? Vero, l’austerità riguarda altri.  Il malessere è generale per chi – la maggioranza degli italiani – sta fuori dal cerchio magico. Intanto la spocchia la fa da padrona.
Nel frattempo, le priorità si trasformano in emergenza, la debolezza del reddito del lavoro, angoscia ogni giorno di più … il non lavoro … sta diventando una tragedia.

Insomma, serve con urgenza una speranza ragionevole.

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