Non affrontare il discorso della “qualità delle indagini” e dell’inadeguatezza dell’impianto investigativo e giudiziario significa non fare antimafia

PERCHE’ NEL BASSO LAZIO E PIU’ IN GENERALE NELL’INTERA REGIONE NON SI FA UN’AZIONE EFFICACE CONTRO LE MAFIE

Il problema dei problemi, oltre a quello che riguarda l’assenza di una coscienza civile e politica diffuse che determina il permanere di un tessuto sociale omertoso, è rappresentato, nel Lazio in generale – e nel sud della regione in particolare-, dalla bassa qualità dell’impianto investigativo.

Fatta qualche eccezione – il col. Salato della GDF a Frosinone, il Questore D’Angelo a Latina e qualche altro -, i presidi territoriali nel Lazio non sono preparati per affrontare una lotta efficace contro le nuove mafie.

E’ finita l’epoca del “maresciallo” attento ad ogni movimento che avviene sul territorio assegnatogli, ad ogni nuovo insediamento anagrafico, ai rapporti ed ai comportamenti politici, a qualunque cosa che alteri la configurazione economica ed urbanistica, o gli assetti sociali e culturali della sua zona.

Assetti economici, soprattutto, perché, oggi, quando parliamo di mafie, dobbiamo parlare di economia, di soldi che vengono investiti a montagne.

E di politica, perché ha ragione il Procuratore Grasso quando sostiene che “politica e mafie sono come il mare ed i pesci; non c’è l’uno se non ci sono gli altri e viceversa”.

Diciamoci la verità: sono le indagini che non vengono fatte oppure sono fatte male nella maggior parte dei casi.

Il “mattinale”.

Prima c’era il “mattinale” che nelle stazioni, nelle compagnie, nelle brigate e nei commissariati si leggeva e si procedeva.

Senza nemmeno la richiesta e lo stimolo del comandante o del PM.

L’ufficiale di PG non ne ha bisogno e può, anzi deve, agire motu proprio.

Quando manca un’azione investigativa robusta, anche l’apparato giudiziario fa cilecca in quanto i giudici agiscono sulla base delle carte che arrivano sulle loro scrivanie.

Il Lazio sta subendo da decenni un’aggressione di capitali sporchi davvero spaventosa.

Con una politica in parte corrotta e collusa e nella restante parte impreparata e disattenta, con un sistema informativo in parte asservito ai grandi interessi di parte, con una società civile in gran parte disinformata e cloroformizzata, con un apparato dello Stato che è quello che è, nei territori non ci si può affidare alla bravura del singolo.

Quando Salato da Frosinone o D’Angelo da Latina, prima o poi, se ne andranno, entrambe le province ripiomberanno nel disastro.

E, poi, non si può continuare a camminare con una sola gamba, con la Questura, ad esempio, che a Latina funziona, mentre la Guardia di Finanza sembra proprio non esistere per quanto attiene alle indagini patrimoniali.

Poi ci sono tutti i discorsi su parte delle Procure e delle Prefetture che meritano una trattazione a parte.

Non voler affrontare questi temi delicati significa non voler affrontare seriamente il discorso delle mafie.

Ecco perché noi sosteniamo che non basta raccontare l’invasione dei nostri territori da parte delle mafie. E’ lodevole, sì, ma riduttivo.

E quando parliamo di mafie non ci riferiamo solo a quella rozza, alla parte che spara, estorce, traffica, ma, soprattutto, a quelle economica, imprenditoriale, politica, di parte dei professionisti e dei cittadini.

Alle associazioni che si definiscono “ antimafia” e che ci tengono ad essere veramente tali, noi chiediamo, pertanto, un salto di qualità.

Ai cittadini onesti chiediamo partecipazione, collaborazione.

Altrimenti si tratta solamente di chiacchiere che aggiungono disinformazione a disinformazione.

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