Noemi, il Riesame: Vasto in mano ai clan

IL Mattino, Martedì 6 Agosto 2019

Noemi, il Riesame: Vasto in mano ai clan

Leandro Del Gaudio

Un’organizzazione criminale padrona del territorio, “che volutamente spettacolarizza la propria azione”, che mostra una “assoluta indifferenza per il destino di persone estranee, in particolare di donne e bambini”. Sono queste le motivazioni che spingono i giudici del Riesame a confermare gli arresti a carico dei fratelli Antonio e Armando Del Re, ritenuti responsabili dell’agguato in piazza Nazionale, quello – per intenderci – in cui viene ferita per errore anche la piccola Noemi. Quindici pagine per confermare coerenza e attendibilità delle indagini, ma anche per ricostruire lo scenario criminale che ha fatto da sfondo all’agguato dello scorso tre maggio. Vicini ai Rinaldi, quindi ai Contini, a loro volta padroni del Vasto: quanto basta ad assegnare ai fratelli Antonio e Armando Del Re una buona dose di libertà di movimento nella zona di piazza Nazionale, che puntavano a uccidere Salvatore Nurcaro, a sua volta miracolosamente sopravvissuto all’agguato. C’entra il metodo mafioso, scrivono i giudici.

TUTTI I MOVENTI

Non é chiarissimo il movente dell’agguato, ma il contesto e il modo di agire ha a che vedere con logiche tra clan. Ottava sezione del Riesame (presidente Antonio Pepe, a latere Maria Vittoria Foschini e Alessandra Maddalena), restano in vita dei dubbi solo sul movente della sparatoria che ha pericolosamente ferito una bambina di appena quattro anni: “Non v’é dubbio che l’accaduto debba essere inquadrato in un contesto di criminalità organizzata, ambiente al quale appartengono tanto il Nurcaro, quanto gli indagati; tuttavia, come si desume anche dal contenuto delle intercettazioni ambientali successive al fatto, neppure la persone offese e i suoi familiari conoscono l’effettiva ragione dell’agguato, formulando in proposito ipotesi alternative tutte astrattamente plausibili (come la vendetta per un’aggressione subita da Stanislao Marigliano, figlio di Antonio; la rottura del rapporto con la moglie e le pretese economiche della donna; l’esistenza di un debito personale del Nurcaro verso Armando Del Re, lo svolgimento di attività criminose inerenti al blocco delle piazze di spaccio o alla raccolta dei proventi delle estorsioni in un territorio – quello di San Giovanni – rivendicato dai Marigliano)”. Tanti moventi possibili, indagini ancora in corso. Al lavoro i pm Antonella Fratello e Simona Rossi, sotto il coordinamento dell’aggiunto Giuseppe Borrelli, in una vicenda segnata dalla “assoluta insensibilità morale” di Armando Del Re, indicato come l’uomo nero che fa fuoco in via Acquaviva. Difesi dai penalisti Claudio Davino, Antonietta Genovino, Leopoldo Perone, i due fratelli Del Re hanno sempre respinto le accuse e puntano ora a un probabile ricorso per Cassazione. Indagine fondata sui captatori informatici che hanno immagazzinato i passaggi della Benelli gialla rubata usata dall’uomo vestito di nero, ma anche sulle immagini ricavate da telecamere di corso Arnaldo Lucci, che ora attende un probabile punto di svolta, legato all’interrogatorio di Nurcaro, la vittima, il sopravvissuto. Ai suoi parenti ha confessato di aver riconosciuto l’attentatore, l’uomo vestito di nero: ora Nurcaro é chiamato a rispondere alle domande dei pm.

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