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Nicola Gratteri:“I clan approfitteranno di questo bavaglio imposto ai magistrati”

DA IL FATTO QUOTIDIANO

 Domenica, 6 febbraio 2022

L’INTERVISTA

I clan approfitteranno di questo bavaglio imposto ai magistrati”

Nicola Gratteri – Presunzione d’innocenza

DI LUCIO MUSOLINO

Le mafie potrebbero approfittare della recente legge sulla presunzione di innocenza che limita la comunicazione istituzionale sulle indagini giudiziarie mettendo di fatto un bavaglio ai magistrati”. Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, non ha alcun dubbio sugli effetti della legge sulla presunzione di innocenza, tanto voluta da Enrico Costa (Azione), che vieta a pm e polizia giudiziaria di “indicare come colpevole” l’indagato o l’imputato fino a sentenza definitiva, e impone ai procuratori di parlare con la stampa solo tramite comunicati ufficiali.

Procuratore Gratteri, conseguenza del decreto legislativo di Costa è la nota del 19 gennaio del Procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, il quale ha invitato le forze dell’ordine a ridurre le richieste di autorizzazione alla diffusione di comunicati stampa. La nuova legge sacrifica il diritto di cronaca e quello dei cittadini a essere informati?

Bisogna intanto ricordare che l’articolo 27 della Costituzione prevede già la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, come valore primario da preservare. La direttiva europea, recepita dal legislatore italiano con il d.lgls. 188/2021, era rivolta principalmente agli Stati di più recente ingresso nell’Unione europea, nei quali non erano presenti adeguati strumenti di tutela dell’imputato. Il risultato finale conseguito dal legislatore italiano non aggiunge nulla di più, in termini effettivi, al rispetto della presunzione di innocenza, anzi limita solo fortemente la comunicazione istituzionale, che viene sostanzialmente vulnerata, a scapito del diritto di informazione dei cittadini e, se possibile, addirittura degli stessi imputati.

È un bavaglio vero e proprio?

Non vi è alcuna disciplina della comunicazione delle parti private, che restano libere di esprimere qualsiasi contenuto, anche non rappresentativo della realtà. Non vi è alcun controllo delle forme di comunicazione diffuse sui social o in tv, con la conseguenza che tutti gli strumenti di comunicazione diversi da quella istituzionale (di rilevanza sociale) trovano uno spazio più ampio e incontrollato, a scapito della verità e dell’informazione.

E ciò cosa comporta?

In assenza di una fonte istituzionale, la conseguenza sarà una circolazione di notizie incontrollate e incontrollabili, con danni collaterali inimmaginabili.

La legge riguarda tutte le indagini, anche quelle per mafia. Anche di queste si potrà parlare solo in termini generali e omettendo i nomi degli arrestati e i dettagli delle vostre indagini. Non si rischia di incidere in negativo sulla percezione che i cittadini hanno delle mafie e di altri reati?

La rilevanza sociale del diritto all’informazione e del diritto alla verità delle vittime di gravi reati rischia di essere offuscata da un sistema che impedisce di spiegare ai cittadini l’importanza dell’azione giudiziaria nei territori controllati dalle mafie, rendendo molto più difficile creare quel clima di fiducia che consente alle vittime di rompere il velo dell’omertà. Ma il mio timore è anche un altro: sembra quasi che non parlandone, la ’ndrangheta e Cosa Nostra non esistano. Ma non è così, e io ho molta paura che di questo “silenzio stampa” le mafie ne approfitteranno, perché le mafie da sempre proliferano nel silenzio. Se la ’ndrangheta oggi è la mafia più potente è perché per anni non se ne è parlato.

Molte notizie, anche su politici e funzionari pubblici, verranno così nascoste. È giusto che i cittadini non sappiano praticamente nulla fino a sentenza definitiva?

Proprio in relazione a queste tipologie di reati (da parte di amministratori, politici, imprenditori), la censura della comunicazione istituzionale finisce per diventare un vero e proprio vulnus al meccanismo virtuoso che si innesca a fronte di attività giudiziarie che, opportunamente comunicate, fanno sì che altri trovino il coraggio di denunciare. Ci si dimentica troppo spesso delle vittime e del principio di offensività del reato che a sua volta ha rilevanza costituzionale. Le regole, nella comunicazione, sono sacrosante, ma nel rispetto dei principi costituzionali.

La legge è stata approvata. Ora cosa si può fare?

Non saprei. Posso solo dire che bisognerebbe ricordare cosa è successo trenta anni fa. Riesce a immaginare una comunicazione istituzionale dell’arresto degli esecutori delle stragi, omissandone le generalità? Pochi giorni fa è stata celebrata la Giornata della Memoria. Faccio mia, indegnamente, una frase di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Il presidente Mattarella ha incentrato parte del suo discorso di insediamento sulla giustizia e sulla riforma del Csm bloccata da mesi. Anche lei più volte ne ha sottolineato l’urgenza.

Ho apprezzato il discorso di Mattarella. Più volte ho detto che sono a favore di un sorteggio temperato dei membri togati del Csm. Del resto così si sono espressi anche molti colleghi votando un referendum indetto dall’Anm.