Nell’ambito dell’azione che l’Associazione Caponnetto ha deciso di intraprendere per far chiarezza sui tanti misteri che gravano sulle condotte in provincia di Latina e nel Basso Lazio ( ieri,12 maggio 2016,una consigliera ,nel corso dell’audizione alla Commissione per la sicurezza della Regione Lazio cui abbiamo partecipato ha parlato di dati……. difformi forniti dalla Prefettura e dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone) riteniamo utile ripubblicare un vecchio articolo di H24 Notizie che ci fornisce elementi su come sono andate e stanno andando certe cose.Carmine Schiavone é morto,come si sa,a Viterbo, a seguito,si dice,di una caduta nel suo giardino appena 1 anno fa,ma quelle parole da lui pronunciate a Latina il 13 marzo del 1996 ci forniscono un quadro agghiacciante della situazione esistente in provincia di Latina ……………………………………………………………….

Carmine Schiavone

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La caserma dei carabinieri a Latina

C’era una volta al Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina… Sembra lontano secoli eppure quanto Carmine Schiavone raccontò il 13 marzo del 1996, quasi venti anni fa, resta più che mai attuale. Se, infatti, gli uomini e i fatti descritti in quell’occasione, quando era già riconosciuto collaboratore di giustizia, fossero stati valutati diversamente, probabilmente la storia di questa provincia e delle sue infiltrazioni criminali sarebbe cambiata con un anticipo fino a dieci anni delle indagini che poi, più volte, la hanno scossa nelle fondamenta.

Ma erano altri anni si dirà, “la camorra in provincia non c’è”, raccontavano i politici di allora, spesso gli stessi di oggi, “solo un po’ di criminalità in più durante l’estate ma il tessuto è sano”. E invece no, da quell’interrogatorio già noto ma che riproponiamo integralmente, emerge che la criminalità, quella vera e in tutte le sue diramazioni, c’era e i suoi protagonisti erano già ben noti a chi sin da allora li avrebbe potuti fermare e, invece, ha permesso si affermassero. Non evidentemente i carabinieri che trascrissero quegli interrogatori ma chi sopra di loro lesse i verbali e, per colpa o dolo, non li valutò con la giusta attenzione. Schiavone è morto il 22 febbraio 2015 a Viterbo ma le sue dichiarazioni sono ancora lì con tutto il loro carico di drammaticità.

 

A PAGINA 2 “E’ IL 13 MARZO 1996” E “L’ORGANIZZAZIONE DEL CLAN IN PROVINCIA”

A PAGINA 3 “DOPO LA ROTTURA CON I BARDELLINO” E “IL CONTROLLO NEL SUD DELLA PROVINCIA”

A PAGINA 4 “FORMIA E IL SEVEN UP” E “L’ATTENTATO (CHE NON CI FU) A ERNESTO BARDELLINO”

A PAGINA 5 “L’OMICIDIO PICCOLO”

A PAGINA 6 “FONDI, I TRIPODO E LA ‘NDRANGHETA” E “IL TRAFFICO DI STUPEFACENTI E I RAPPORTI TRA TRIPODO, LA TORRE E CASALESI”

A PAGINA 7 “UNA NAVE IN OLANDA” E “TERRACINA”

A PAGINA 8 “L’AVVOCATO CIPRIANO CHIANESE” E “LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI IN PROVINCIA”

A PAGINA 9 “I MALVENTI”, “ANCORA TRIPODO… E I RAPPORTI CON GLI ABATE” E “ALTRE RIVELAZIONI”

A PAGINA 10 “I BALDASCINI”, “I SORRENTINO DI MONDRAGONE”, “MOCCIA E MAGLIULO” E “L’AZIENDA A BORGO MONTELLO”

A PAGINA 11 “ANCORA SULL’OMICIDIO PICCOLO E LA GUERRA CON I BARDELLINO”

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