Nella Roma Nord del Nero. “Lo aspettiamo a braccia aperte”

Nella Roma Nord del Nero. “Lo aspettiamo a braccia aperte”

16 GIUGNO 2020

Nella zona tutti lo conoscono, dai negozianti ai baristi. Anche dal distributore che ormai era il suo uffici

DI DANIELE AUTIERI

Roma – L’attesa è quella per un vecchio amore che si riaffaccia sul mondo al termine di una lunga guerra. Ammaccato, smagrito, a tratti irriconoscibile, ma mai rinnegato. In questo angolo di Roma Nord, tra le boutique di Vigna Clara, i benzinai aperti giorno e notte, le palestre dagli ingressi razionati e i bar che faticano a riconquistare clienti dopo il Covid, l’uscita dal carcere di Massimo Carminati è un evento atteso che schiude le labbra anche dei più schivi. «Se torna a trovarci lo aspettiamo a braccia aperte» si sbottona Freddy, un cameriere che lavora in uno dei locali più amati dal “Cecato”. Ingessato da oltre vent’anni nella divisa d’ordinanza (pantalone nero e camicia bianca abbinata al cacio e pepe dei capelli), ammette sorridendo: «Qui tutti lo conoscono. Bar, ristoranti, negozi. È mancato cinque anni ma i suoi vecchi amici sono ancora qui.»

I vecchi amici sono quello che rimane di un esperimento sociale che ha mischiato l’ideologia fascista all’ambizione borghese, i tatuaggi del Duce e i giubbotti di marca, le sneaker della Nike e i Suv dai vetri oscurati. Manlio Denaro, storico personal trainer della Flex Appeal, la palestra dove i giovani Brugia e Carminati si allenavano, tornato nel quartiere dopo essere stato scagionato dall’accusa di aver commissionato l’omicidio di Silvio Fanella, il broker considerato cassiere del faccendiere Gennaro Mokbel. Fisico sempre prestante, occhi chiari e barba bianca, Denaro è uscito prima del suo vecchio amico e ha ripreso a frequentare i locali trendy di Ponte Milvio. E proprio a Ponte Milvio, altro crocevia di intrecci e leggende che tirano dentro tutto e tutti, da Massimo Carminati a Fabrizio Piscitelli (“Diabolik”, il narcos di Roma freddato il 7 agosto del 2019 con un colpo di pistola alla testa mentre sedeva su una panchina del parco degli Acquedotti), è ricomparso pochi giorni fa Giovanni De Carlo, al secolo Giovannone, raccontato nei brogliacci di Mafia capitale come il “capitan futuro” di questa accolita criminale e boss emergente di una nuova mafia sulla quale nessuna indagine è finora riuscita a fare luce. Lo sanno bene i fratelli Diotallevi, altri assidui frequentatori dei bar di Vigna Stelluti, e figli di Ernesto, al quale nel 2018 la Finanza ha sequestrato beni per 25 milioni di euro.

È il mondo del “Cecato”, quello che ieri ha scosso la testa e strizzato gli occhi come a dire: «Ce l’ha fatta una volta ancora». Sì, perché sotto i portici di Vigna Clara, tra i titolari dei negozi e gli habitué dei giardinetti che i pomeriggi d’estate vengono presi d’assalto dai bambini, tutti leggono l’uscita dal carcere di Massimo Carminati come l’ennesima beffa del “Nero”, il colpo dell’anguilla che — una volta ancora — ha mandato in frantumi il sogno della magistratura di tenerlo in pugno. «Comandiamo sempre noi — ripeteva il “Cecato”, intercettato dagli uomini del Ros dei carabinieri. — E nella strada tu c’avrai sempre bisogno».

La strada di Carminati è il regno del boss che le sentenze hanno derubricato a “corruttore”: il bar Euclide, dove pochi giorni fa sedeva Marco Milanese (l’ex-braccio destro di Giulio Tremonti coinvolto dell’inchiesta Mose e sentito tra i testimoni proprio nel processo Mafia capitale) e dove Carminati snocciolava ai suoi perle di saggezza («è la teoria del mondo di mezzo, compà. Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto e noi stamo ner mezzo»); i ristoranti “Il Galletto” dove — ricordano i vecchi della zona — gli uomini della destra si intrattenevano attovagliati con i tirapiedi del capoclan Michele Senese; il “Frate”, il locale sulla Tiberina gestito per anni dal fratello Sergio; e naturalmente il benzinaio di corso Francia, “ufficio” del “Cecato” che le fiction hanno trasformato nel set della sua epopea. Molti dei ragazzi che lavorano al distributore non hanno mai conosciuto Massimo Carminati. Qualcuno di loro neanche sa chi sia. Eppure sorridono ammiccando alle domande sul suo ritorno. «Se si farà vedere, abbiamo già pronta la sedia per lui», dice uno ridendo. E per una volta si sentono tutti protagonisti di una storia criminale.

fonte:https://rep.repubblica.it/

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