Nella lotta alle mafie servono fatti, non chiacchiere. La politica nel Lazio, fatta qualche rarissima eccezione, sempre latitante

DALLE PAROLE AI FATTI

Dalle parole ai fatti.

Dalla retorica alla denuncia specifica.

Dall’antimafia parolaia a quella della collaborazione con le forze dell’ordine e della magistratura.

La Casa della Legalità e della Cultura di Genova ha pubblicato tempo fa sul suo sito un lodevole studio con l’indicazione di una serie di iniziative che gli Enti locali, Comuni, Province, Regioni, potranno adottare se veramente vogliono combattere le mafie.

Abbiamo ripreso quello studio e lo abbiamo pubblicato anche sul nostro sito.

Non ci risulta, ad oggi, però, che qualcuno abbia adottato qualcuna di quelle proposte.

Si è mossa a quanto pare solamente la Provincia di Roma che, d’accordo con la Prefettura della Capitale, ha cominciato a promuovere, partendo dall’istituzione di una Stazione Unica Appaltante, una campagna dal titolo “ Provincia senza mafie”.

E’ già qualcosa.

Non ci risulta, ad oggi, salvo smentite, che qualche altro Ente nel Lazio ne abbia seguito le orme.

E questo è estremamente grave perché tale comportamento rivela una mancanza di volontà nel contrastare seriamente le mafie veramente inquietante.

A destra, come a sinistra, al centro.

Elucubrazioni, dissertazioni, narrazioni, ma mai un passaggio a fatti concreti.

Ad un’azione capillare di scavo e di denuncia di fatti specifici, di insediamenti anagrafici sospetti, di investimenti economici sospetti, di provvedimenti amministrativi tesi a favorire questo o quello, di omissioni o di distrazioni di organi istituzionali.

Tutto da fare senza strabismo perché le mafie non hanno colore politico.

Esse stanno con tutti, a seconda di chi gestisce in loco il potere.

Chiacchiere, tante chiacchiere, purtroppo, ma di fatti nemmeno l’ombra.

La politica, fatta qualche rarissima eccezione, sul piano della lotta alle mafie, continua ad essere nel Lazio vergognosamente latitante.

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