Nel Messico dei narcos una settimana santa di boss arrestati o uccisi

 

Il Corriere della Sera, Martedì 2 maggio 2017

Nel Messico dei narcos una settimana santa di boss arrestati o uccisiConflitti a fuoco. Imboscate. Una lista di vittime che si allunga. Arresti eccellenti con legami che portano fino in Italia. Un taccuino della guerra messicana della droga, una crisi che è seguita con grande attenzione negli Usa. E non solo perché alla Casa Bianca c’è Donald Trump

di Guido Olimpio

È stata una settimana santa di passione. E anche i giorni a seguire. I marines messicani — l’arma preferita e appoggiata in modo esteso dagli americani — hanno condotto numerose operazioni contro le bande criminali. Uccise alcune figure di primo piano.

Vittime illustri

Il più importante è Francisco Rosales, detto El Pancho Chimal. Capo delle guardie del corpo dei figli del Chapo, era stato catturato qualche settimana fa ma era poi evaso il 16 marzo: una fuga clamorosa che aveva causato polemiche e sospetti. I militari, oltre ad eseguire gli ordini della magistratura, avevano un interesse diretto nel dare la caccia al bandito. Chimal era accusato di aver organizzato in settembre un’imboscata contro un convoglio proprio della Marina. Questa volta non gli hanno dato un’altra possibilità. Niente scampo neppure per Manuel Salinas, alias El Comandante Toro, «dirigente» del Cartello del Golfo a Reynosa, Tamaulipas. Sfuggito dal 2015 a ben sei operazioni lanciate dalle forze di sicurezza, protetto da un buon numero di sicari, riceveva puntuali soffiate da poliziotti corrotti. Imbeccate che gli avevano permesso di evitare la galera. È caduto in uno scontro a fuoco. La foto del suo volto sfigurato è stata diffusa sul web. Stessa fine per Francisco Pancho Correon, esponente dei Los Zetas Vieja Escuela, fazione protagonista della faida con il Golfo. Il posto di Toro — come fosse una formazione terroristica — non è rimasto vacante: la guida del settore è stata assunta dal Comandante Panillo, fino a pochi giorni fa responsabile della «piazza» di Diaz Ordaz.

La reazione delle gang

Davanti alla pressione dei militari, i gangster hanno replicato inscenando blocchi stradali, a decine, incendiando camion e altri veicoli. Un modus operandi piuttosto consueto che dimostra la forza di questi gruppi. I seguaci di Pancho Chimal hanno invece tributato al loro capo un funerale accompagnato da una banda musicale e raffiche di mitra. Tutto alla luce del sole, sotto gli «occhi» di dozzine di telefonini che hanno ripreso il corteo funebre.

L’agguato

Ixtapa, famosa località turistica sulla costa occidentale del Messico, stato di Guerrero, uno dei più turbolenti. Il 25 aprile un commando a bordo di un veicolo attacca una pattuglia della polizia locale: i sicari, che indossavano delle divise, aprono il fuoco e uccidono un ufficiale e una coppia di agenti. Le autorità rivelano che solo due delle vittime erano armate. Situazione abbastanza comune. Solo il 50 per cento dei funzionari ha superato i test di sicurezza ed affidabilità che consentono loro di girare con una pistola. Il resto deve fare a meno. La misura è stata adottata, nel passato, anche in altre località dopo che erano emersi legami tra apparati dello stato e narcos. Rapporti che hanno costretto a condurre lunghe verifiche per ripulire i ranghi dagli elementi compromessi. La versione sull’agguato di Ixtapa è solo la prima, non sarà una sorpresa se dovessero uscirne altre. Un’ultima annotazione: l’agguato è avvenuto a pochi metri dal locale «La Malkerida», incendiato il 15 aprile e teatro una settimana prima di un’incursione costata la vita a quattro clienti.

I due governatori arrestati

A distanza di pochi giorni due ex governatori messicani, scappati all’estero perché inseguiti da ordini di cattura, sono finiti in manette. Il 9 aprile la polizia italiana, in collaborazione con le autorità Usa, ha fermato a Firenze Tomas Yarrington (nella foto). Per anni alla guida dello stato di Tamaulipas, l’alto funzionario era finito sotto inchiesta per corruzione, riciclaggio e rapporti con il crimine organizzato, in particolare i Los Zetas e il cartello del Golfo. Un simbolo della collusione maligna, tanto più grave in quanto uomo del Pri, il partito più importante. Yarrington, da latitante, si è era trasferito a Paola, in Calabria. Viveva in un appartamento anonimo, senza lusso, però protetto da telecamere. Il 26 dicembre era stato anche fermato durante un controllo stradale a Scalea, ma aveva esibito un documento falso che aveva ingannato la pattuglia di carabinieri. L’esponente politico sarebbe stato localizzato dopo una serie di verifiche incrociate: ha lasciato delle tracce digitali — telefonino, carta di credito — e la moglie Maria era stata individuata a Roma. Dopo la cattura è nato un contenzioso legale con Usa e Messico che si sono contesi l’estradizione. Alla fine Roma ha annunciato che lo consegnerà agli Stati Uniti. Non meno clamoroso l’epilogo della fuga di Javier Duarte, ex governatore di Veracruz, stato insanguinato e piuttosto pericoloso anche per i giornalisti, spesso minacciati dallo stesso esponente politico. Il fuggitivo è stato finalmente preso il 15 aprile in Guatemala. Notizia che ha ovviamente avuto una grande copertura mediatica per il ruolo e il dossier penale. Molte le speculazioni sulla «caduta», così ravvicinata, della coppia di politici. Si è pensato ad una pressione degli Stati Uniti sul Messico o al tentativo del presidente Pena Neto di dare un segnale. Tutto questo in una fase delicata delle relazioni bilaterali, tra scontri commerciali e il progetto di muro sul confine.

Numeri

Chi segue questo spazio conosce la gravità di quanto avviene in Messico. Lo ricordano anche le cifre, appena diffuse. Il mese di marzo ha registrato 2020 omicidi legati al crimine organizzato, ossia un incremento del 23 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli stati di Colima, Baja California e Guerrero quelli dove si è verificato il maggior numero di delitti. Nel 2016 gli agguati sono stati 22.932 e parliamo di episodi verificati, è dunque probabile che siano, al solito, di più. A giudizio degli esperti le vittime sono cresciute dopo la cattura del El Chapo e la successiva estradizione a New York. La sua organizzazione, Sinaloa, è implosa, con una lotta fratricida e le zone dove il gruppo era dominante sono state invase dalle bande rivali, a cominciare da Jalisco-Nueva Generacion. Frattura marcata dalla lunga scia di cadaveri. Compresi un paio, ultimo orrore, lanciati da un piccolo aereo che ha sorvolato la località di Eldorado. Quadro simile a quello in Tamaulipas dove lo scontro a tre, Golfo, cartello del Noreste e Los Zetas, è aggravato da ulteriori scissioni all’interno di questi schieramenti. Nascono nuclei dissidenti che a volte rendono difficile comprendere con precisione «chi sta con chi». E a chiudere è arrivata, martedì, la notizia dell’arresto di Damiano Lopez, detto El Licenciado, presunto successore de El Chapo. Storia che potrebbe innescare altri sviluppi in un network sconvolto dalla lotta per il potere.
 

 

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