Nel Lazio la lotta alle mafie si fa con le chiacchiere

IMBOTTITI DI CAPITALI SULLA CUI PROVENIENZA BISOGNEREBBE INDAGARE E NON SI INDAGA

Il territorio della provincia di Latina – e, più in generale, quello di quasi l’intero Lazio – sono letteralmente imbottiti di capitali di dubbia provenienza e sulla cui tracciabilità bisognerebbe indagare e non si indaga a sufficienza.

I corpi centrali fanno quello che possono, ridotti all’osso negli organici come sono, ma non possono arrivare dappertutto.

Bisognerebbe istituire sezioni distaccate della DIA, dei GICO, dei ROS almeno nelle aree più “calde” della Regione, nel Basso come nell’Alto Lazio, ma con le situazioni politica ed economica a tutti note, è inutile sperarlo.

Al momento, almeno.

Il problema è, soprattutto, politico perché è mancata e manca sempre di più la volontà politica di correre ai ripari di fronte ad un’invasione da altre regioni del Paese, quasi tutte del sud, che sta trasformando la nostra economia.

Con gravissime conseguenze sui piani sociale, politico ed istituzionale, ovviamente, in quanto –non c’è bisogno di ricorrere a Marx o agli economisti – chi controlla l’economia, alla fine riesce sempre a controllare anche la politica e le istituzioni.

I segnali inquietanti li abbiamo già da tempo avuti, a Nettuno, a Fondi, ad esempio.

E tanti altri ce ne sarebbero ancora, ma noi vogliamo limitarci a citare quelli già accertati.

Non si indaga, abbiamo detto.

E, laddove si indaga, a nostro avviso, si vola “basso”.

Noi abbiamo svolto decine di indagini, redatto decine di relazioni sulle montagne di capitali di origine quanto meno dubbia investiti e che continuano ad essere investiti ogni giorno. Non parliamo a vanvera, sulla base di intuizioni.

Ma vediamo, con un senso di angoscia, che lo Stato spesso non esiste.

Fa eccezione, per la verità, ad onor del vero, la provincia di Frosinone, dove, finalmente, c’è un ottimo Comandante provinciale della Guardia di Finanza e ci sono un nuovo Comandante dei Carabinieri ed un nuovo Questore che sembra che abbiano capacità e volontà di fare.

I risultati cominciano a vedersi.

Qualcosa si vede anche in provincia di Latina, grazie al solo Questore D’Angelo. Una piccola luce all’orizzonte.

Ma per il resto…

Speriamo che con la “nuova” Procura della Repubblica cambi qualcosa! Che da questa giungano finalmente gli input ad agire, soprattutto.

Un discorso, quest’ultimo, doloroso e delicato che noi non abbiamo voluto affrontare con determinazione e fino alle estreme conseguenze per non gettare discredito sull’Istituzione ed offrire pretesti a chi vuole, sul piano generale e non solo, delegittimare e disarmare la Magistratura sempre di più, per renderla del tutto inefficiente.

Ma va detto che moltissime responsabilità della drammatica situazione esistente in provincia di Latina vanno attribuite alla… ”disattenzione” della “vecchia” Procura della Repubblica.

Ciò è provato anche dalle dichiarazioni dei PM della DDA di Roma a proposito delle inchieste “Damasco” per Fondi e da un procedimento in itinere da parte della Magistratura di Perugia.

C’è, però, un altro problema altrettanto spinoso.

Il disinteresse, per non dire altro, della parte onesta della popolazione.

“Non vedo, non sento, non parlo”, la regola generale.

Un tessuto omertoso terrificante che ha consentito alle mafie di fare e strafare.

Le responsabilità della politica, non solo di quella corrotta ma anche di quella che tale non è o dice di non essere. Almeno sulla carta.

Il grosso errore che molti fanno, coscientemente o meno, è quello di vedere la mafia come un fenomeno a sé stante.

Di non considerare, cioè, che mafia e politica sono spessissimo le due facce di una stessa medaglia.

Non c’è l’una senza l’altra.

Indagare e perseguire il mafioso che minaccia, quello che spara, senza, soprattutto, colpire chi sta dietro di lui, il politico, il funzionario di banca, l’esponente delle istituzioni, il professionista, il colletto bianco insomma, la mente, significa tessere la tela di Penelope.

Si tesse per poi disfare quello che si è tessuto.

Noi abbiamo l’impressione che nel Lazio si sia fatto finora sempre così.

Per colpa, appunto, della politica, fatta qualche piccola eccezione, ed anche della gente.

Se non si cambia radicalmente -e presto – è bene già considerare il Lazio fra le regioni, Sicilia, Calabria, Campania ecc. , sulle quali lo Stato, quello con la S maiuscola, ha perso il controllo.

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