“Nel 2019 in Italia un reato contro l’ambiente ogni quattro ore”: l’ultimo rapporto Ecomafia. Rifiuti, cemento, cantieri: ecco tutti gli illeciti

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Nel 2019 in Italia un reato contro l’ambiente ogni quattro ore”: l’ultimo rapporto Ecomafia. Rifiuti, cemento, cantieri: ecco tutti gli illeciti

Campania, Puglia, Sicilia e Calabria le regioni dove se ne commettono di più, mentre è la Lombardia, con 88 ordinanze di custodia cautelare, a collezionare più arresti delle quattro regioni del Sud messe insieme. Nel report di Legambiente, tutti i numeri dei reati: “Un quadro preoccupante sulle illegalità ambientali e sul ruolo che ricoprono le organizzazioni criminali, anche al Centro-Nord, nell’era pre-Covid”

di Luisiana Gaita | 11 DICEMBRE 2020

Nel 2019, in Italia è stato commesso un reato contro l’ambiente ogni quattro ore. Siamo a 34.648, con un incremento di oltre il 23% rispetto al 2018. Campania, Puglia, Sicilia Calabria le regioni dove se ne commettono di più, mentre è la Lombardia, con 88 ordinanze di custodia cautelare, a collezionare più arresti delle quattro regioni del Sud messe insieme. Tra gli illeciti più gravi quelli relativi al ciclo dei rifiuti (9.527), ma si assiste a un boom degli illeciti nel ciclo del cemento che, in effetti, sono di più (11.484) e crescono del 74,6%. Si sentono gli effetti delle leggi contro ecoreati caporalato, anche se restano diverse piaghe da sanare. Il Rapporto Ecomafia 2020 (Edizione Ambiente), realizzato da Legambiente, quest’anno è dedicato al consigliere comunale Mimmo Beneventano, ucciso dalla camorra il 7 novembre 1980, tra i primi a battersi contro l’assalto speculativo e criminale a quello che è oggi il Parco nazionale del Vesuvio, e a Natale De Grazia, capitano di corvetta della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria scomparso 25 anni fa (il 12 dicembre 1995), mentre indagava sugli affondamenti delle “navi dei veleni” nel mar Tirreno e nel mar Ionio. Una vicenda su cui tuttora si chiede di far luce, anche grazie a recenti iniziative del ministero dell’Ambiente e della Commissione parlamentare Ecomafia.

IL BUSINESS DELL’ECOMAFIA – Solo per il 2019, si stima che il business potenziale complessivo dell’ecomafia sia ammontato a circa 19,9 miliardi di euro, mentre dal 1995 a oggi ha toccato quota 419,2 miliardi. “A spartirsi la torta – racconta il volume – insieme a imprenditorifunzionari amministratori pubblici collusi, sono stati 371 clan (3 in più rispetto al 2018), attivi in tutte le filiere: dal cemento ai rifiuti, ai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare”. Basti pensare ai flussi di pneumatici messi illegalmente in commercio (tra le 30mila e le 40mila tonnellate annue), con il mancato versamento del contributo ambientale per circa 12 milioni di euro e un’evasione dell’Iva di circa 80 milioni o alle 23mila tonnellate di buste usa e getta fuori legge in circolazione, per un valore di 200 milioni di euro. Su 100 buste, 30 (non solo di plastica, ma anche pseudo-compostabili) sarebbero fuori norma. Sul fronte dei reati ambientali in generale, la Campania resta al primo posto con 5.549 reati, seguita da Puglia, Sicilia e Calabria (prima regione del Sud per numero di arresti). In queste regioni a tradizionale presenza mafiosa (ma non le uniche dove la mafia è presente e fa affari, ndr) si concentra il 44,4% di tutti gli illeciti penali. Dati che restituiscono “un quadro preoccupante sulle illegalità ambientali e sul ruolo che ricoprono le organizzazioni criminali, anche al Centro-Nord, nell’era pre-Covid” spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, secondo cui ora più che mai “non bisogna abbassare la guardia, perché le mafie in questo periodo di pandemia si stanno muovendo e sfruttano proprio la crisi economica e sociale per estendere ancora di più la loro presenza”.

LE PIAGHE DA SANARE – Il ciclo dei rifiuti resta il settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale: 198 gli arresti (+112,9% rispetto al 2018) e 3.552 i sequestri con un incremento del 14,9%. A guidare la classifica per numero di reati è la Campania (1.930), seguita a grande distanza dalla Puglia (835) e dal Lazio (770) che scavalca la Calabria. Dal 1 gennaio 2019 al 15 ottobre del 2020 sono state messe a segno 44 inchieste su traffici illeciti (807 persone denunciate, 335 arresti e 168 imprese coinvolte). Solo nell’ambito di 27 di queste inchieste sono stati sequestrati quasi 2,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari a una colonna di 95mila tir lunga 1.293 chilometri. Legati al nodo dei rifiuti sono i roghi nella Terra dei Fuochi, tornati a crescere di circa il 30% rispetto al 2018. Quasi 2mila quelli censiti sulla base degli interventi dei vigili del fuoco.

ABUSIVISMO E CORRUZIONE – Oltre ai reati legati al ciclo del cemento, resta diffusa la piaga dell’abusivismo edilizio con 20mila nuove costruzioni, il 17,7% sul totale (ampliamenti compresi). La causa è duplice. “Le mancate demolizioni da parte dei Comuni e i continui tentativi di riproporre condoni edilizi da parte di Regioni, ultima in ordine di tempo la Sicilia, leader e forze politiche” spiega Enrico Fontana, responsabile Osservatorio nazionale ambiente e legalità Legambiente, che raccomanda particolare attenzione agli investimenti in appalti e opere pubbliche, soprattutto nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, anche alla luce delle risorse in arrivo con il Next generation Eu. “In tutti i casi di scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose (29 quelli ancora oggi commissariati, dei quali 19 sciolti solo nel 2019) – aggiunge Fontana – il principale interesse dei clan è proprio quello di condizionare gli appalti di ogni tipo”. Fenomeno che s’intreccia con quello della corruzione su cui, non a caso, cresce il numero di inchieste: 134 quelle rilevate dal 1 giugno 2019 al 16 ottobre 2020 (nel 2018 erano 100), il 44% delle quali ha riguardato le quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, con Sicilia in testa (27 indagini), seguita però da Lombardia, con 22 procedimenti penali e Lazio (21).

ANIMALI, INCENDI, AGROMAFIE E ARCHEOMAFIE – Da segnalare anche l’impennata dei reati contro la fauna, 8.088, (+10,9% rispetto al 2018 e oltre 22 al giorno) e quelli connessi agli incendi boschivi (quasi 4mila illeciti, +92,5% rispetto al 2018). Sul fronte agromafie, nel 2019 aumentano del 54,9% reati penali e illeciti amministrativi. I controlli effettuati contro l’utilizzo illegale di pesticidi e altri prodotti chimici, compresi quelli messi al bando perché cancerogeni hanno portato alla contestazione di 268 tra reati penali e illeciti amministrativi. Per quanto riguarda le archeomafie, nel 2019 sono cresciute denunce (da 1.526 a 1.730), arresti (73, più del doppio del 2018) e sequestri (aumentati del 238%) ma il dato più significativo è quello che riguarda le opere e i reperti recuperati grazie al lavoro delle forze dell’ordine: 905.472, con una crescita del 1.397,7% rispetto al 2018.

GLI ANTICORPI – Il rapporto testimonia, poi, come si stiano raccogliendo i frutti, oltre che delle denunce dei cittadini, delle attività di forze dell’ordine, Capitanerie di porto e magistratura, anche di provvedimenti legislativi spesso faticosamente approvati, come la legge sugli ecoreati (68/2015) e quella contro il caporalato, la 199/2016. Grazie alla prima, nel 2019 sono stati avviati 3.753 procedimenti penali, con oltre 10mila persone denunciate e più di 3mila ordinanze di custodia cautelare emesse. Con la legge sul caporalato, le denunce penali, amministrative e le diffide sono state complessivamente 618, contro le 197 del 2018 (+313,7%) e sono più che raddoppiati gli arresti, passati da 41 a 99. Le aziende agricole sono quelle più coinvolte ma si registra un’illegalità diffusa anche nei cantieri edili. E poi ci sono i provvedimenti che attendono l’approvazione, come il ddl Terra Mia, con nuove sanzioni in materia di gestione illecita dei rifiuti, il disegno di legge contro le agromafie, licenziato dal governo a febbraio 2020 e ancora fermo alla Camera, il disegno di legge contro chi saccheggia il patrimonio culturale, archeologico e artistico del nostro paese, approvato dalla Camera a ottobre del 2018 e fermo al Senato, l’approvazione dei delitti contro la fauna per fermare bracconieri e trafficanti di animali.

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