‘Ndrangheta tra denaro, politica e massoneria: ecco la relazione della Commissione Parlamentare Antimafia  

 

‘Ndrangheta tra denaro, politica e massoneria: ecco la relazione della Commissione Parlamentare Antimafia

di Claudio Cordova

Mafie che mantengono il legame con il territorio, ma che allo stesso si espandono in maniera capillare. Si gioca sul multiforme aspetto delle mafie il contenuto della relazione della Commissione Parlamentare Antimafia, presieduta da Rosy Bindi. Soprattutto quando il focus si concentra sulla ‘ndrangheta. Essa, è scritto nel testo, è stata “a lungo sottovalutata e considerata a torto una mafia subalterna e arretrata”. Da tutto ciò, la criminalità organizzata calabrese ha tratto enorme vantaggio, riuscendo a superare i confini calabresi, verso il nord, ma anche diventando egemone del traffico di droga con Centro e Sud America: “La colonizzazione ‘ndranghetista – scrive Bindi – si è affermata a macchia di leopardo con una particolare predilezione per i comuni minori, che per molte ragioni (i piccoli centri della Calabria sono le roccaforti delle ‘ndrine, è più facile mimetizzarsi)”. Lì il metodo mafioso, talvolta sottile, viene utilizzato tanto per condizionare l’economia quotidiana, quanto per i grandi numeri di Expo, per esempio.

La relazione si sofferma sulla struttura unitaria dell’organizzazione riconosciuta dalla Cassazione solo in tempi recenti con la sentenza “Crimine-Infinito”. La relazione si sofferma sui movimenti antimafia, ma anche sull’economia illegale e sull’area grigia e il “capitale sociale” delle mafie: gli imprenditori e i professionisti. Elementi fondamentali per il riciclaggio e l’autoriciclaggio:la relazione si sofferma sul crescente ricorso alle valute virtuali, come i bitcoin, utilizzate nelle transazioni che sempre più spesso hanno luogo nel deep web tra soggetti non identificabili. “Mafia” un vero e proprio brand, fatto di immensi capitali: grazie agli appalti nei più svariati ambiti, con particolare attenzione a ecologia e sanità. La relazione, peraltro, auspica una riforma complessiva e organica del settore del gioco d’azzardo – sempre più infiltrato dai clan – con l’emanazione di un testo unico, che ponga le premesse per un nuovo modello di governante della vigilanza del settore giochi e delle scommesse. Le mafie, infatti, si infiltrano dove vi è più denaro, ma anche dove si può acquisire (ulteriore) consenso sociale: calcio e religione, infatti, hanno grande spazio nel testo Bindi. Il calcio, in Italia, è un grande aggregante sociale: “A Torino – è scritto nella relazione – la ‘ndrangheta si è inserita come intermediaria e garante nell’ambito del fenomeno del bagarinaggio gestito dagli ultras della Juventus, arrivando a controllare i gruppi che avevano come riferimento diretto diverse locali di ‘ndrangheta”. Ma il messaggio di speranza arriva dalla presa di posizione della Chiesa, soprattutto con l’intervento di Papa Francesco a Cassano allo Ionio (nel Cosentino) nel 2014: in quell’occasione il Pontefice ha scomunicato i mafiosi e le mafie. La relazione ripercorre la storia dei rapporti tra mafie e chiesa italiana e si sofferma sulle importanti rotture con atteggiamenti di neutralità e sottovalutazione che soprattutto nel Mezzogiorno hanno permesso alle mafie improprie strumentalizzazioni della religione. A questi rapporti la Commissione ha dedicato una specifica attenzione con numerose missioni, audizioni e confronto con le chiese locali, in particolare la Conferenza episcopale calabrese, con la quale si è svolto un incontro nel giugno 2015. Spazio dedicato anche alle fragilità, all’immigrazione e alla tratta degli esseri umani: la relazione menziona l’infiltrazione delle cosche di ‘ndrangheta nel centro di Isola Capo Rizzuto, come emerso da un’inchiesta della Dda di Catanzaro. Elemento fondamentale, per le mafie, il reclutamento di nuove leve: la relazione si sofferma sulle esperienze di allontanamento del minore dalla propria famiglia mafiosa, che si stanno moltiplicando nei tribunali per i minori, a partire da Reggio Calabria. Ma il tema più spinoso riguarda ovviamente il potere: la Commissione ha rivolto ai partiti e ai movimenti politici pressanti appelli al rispetto dei principi di legalità, invitando ad aderire ai criteri di candidabilità più stringenti. Da qui, il focus sullo scioglimento dei Comuni: “Le province più colpite – è il dato che emerge – sono quelle di Reggio Calabria (59 scioglimenti) e Napoli (55 scioglimenti), pari al 40% di tutti i comuni delle due province. Solo in questa legislatura sono stati sciolti nel complesso 64 enti locali, dei quali ben 26 negli ultimi 16 mesi, e colpisce il dato della Calabria con 34 scioglimenti”. Ma potere, significa anche massoneria. Ed è noto il contrasto tra la Commissione Bindi e le Obbedienze, in particolare il Grande Oriente d’Italia di Stefano Bisi: la Commissione – dopo il rifiuto della consegna degli elenchi degli iscritti – arriverà anche a sequestrarli, l’1 marzo 2017. E i numeri sono implacabili: “L’insieme delle attività di analisi ha rilevato numerose criticità: gli elenchi ufficiali sono risultati incompleti e inattendibili e non hanno permesso di identificare un’alta percentuale (circa il 15%) di iscritti rimasti occulti grazie a generalità incomplete, inesistenti o nemmeno riportate; è stata riscontrata la presenza di esponenti riconducibili a clan mafiosi in alcune logge sciolte; si è rilevata una presenza non trascurabile di iscritti alla massoneria all’interno di enti commissariati per mafia, quali comuni e aziende sanitarie locali”. Numeri che, uniti alla “reticenza” (definita proprio così) delle obbedienze, contribuisce a credere che il nodo della questione italiana stia proprio lì: “E’ il segreto, con tutte le sue appendici, che consente l’incontro tra le due formazioni, una illecita e l’altra lecita, al di fuori di qualunque controllo esterno e dando luogo a una “zona grigia” in cui massoni e mafiosi convivono ma della quale nessuno altro conosce dimensioni e operatività”.

 

Mercoledì, 21 Febbraio 2018

fonte:http://www.ildispaccio.it/

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