‘Ndrangheta nella sanità calabrese, l’allarme della Dia: “Un business redditizio”

‘Ndrangheta nella sanità calabrese, l’allarme della Dia: “Un business redditizio”

01 Febbraio 2022

La ‘ndrangheta ha individuato nella sanità un «business» particolarmente redditizio, sfruttando anche l’emergenza Covid per fare soldi. L’allarme lo ha lanciato il vice direttore tecnico operativo della Dia, generale Nicola Altiero, nel corso del convegno sul tema: «Holding ‘ndrangheta: l’affare sanità» che si è svolto oggi a Catanzaro nell’ambito delle iniziative promosse per i trenta anni della Direzione Investigativa Antimafia.

Un confronto a più voci

Il confronto a più voci ha determinato un’analisi concreta sulle infiltrazioni malavitose, ricostruite anche dal comandante dei Carabinieri Tutela della Salute, generale Paolo Carra; dall’ex commissario della sanità calabrese, il prefetto Guido Longo; dal procuratore aggiunto vicario di Catanzaro, Vincenzo Capomolla. Con loro anche diversi interventi, a partire da quello del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ricopre anche il ruolo di commissario della sanità calabrese.

Le inchieste Farmabusiness, Inter nos e Chirone

Secondo Altiero, «un quinto della spesa sanitaria finisce alle strutture non pubbliche, ma questo dato sale in alcune regioni», mentre il «rapporto tra mafia, politica e imprenditoria consente di decidere anche assunzioni e incarichi a tutti i livelli». In questi meccanismi contorti, «la Calabria è un caso scuola – ha proseguito il vice direttore tecnico operativo della Dia – con il 70% del bilancio della Regione che finisce nella sanità, ma con 125 punti per quanto riguarda i Lea quando la sufficienza si raggiunge a 160». Impossibile, allora, non ricordare questi legami svelati anche nelle operazioni portare a termine in Calabria: il generale Altiero ha ricordato le inchieste Farmabusiness, Inter nos e Chirone. Il generale Altiero ha tracciato un quadro inquietante: «La strategia mafiosa è chiara: comprendere ogni variazione economica e trarne grande beneficio».

L’ingerenza nel periodo della pandemia

Quindi, non poteva mancare l’ingerenza nel periodo pandemico. «Dalla prima ondata di contagi la pandemia ha rappresentato un’occasione per la criminalità – ha spiegato Altiero – attraverso le forniture di farmaci e prodotti medicali collegati al Covid-19, ma anche con lo smaltimento di rifiuti ospedalieri». L’attenzione delle mafie, dunque, si è fatta sempre più penetrante, come sottolineato da Altiero, sia verso «la crisi economica, i fondi del Pnrr e i fondi per la pandemia», con la criminalità organizzata che ha «sostituito l’uso della violenza», concentrandosi sul «controllo del territorio e l’incremento del consenso che potrà essere utilizzato anche nelle prossime consultazioni elettorali». Snocciolando i dati relativi agli scioglimenti per infiltrazioni mafiose, il generale Altiero ha ribadito come «da sempre la sanità ha destato l’interesse della criminalità organizzata con la violazione del codice degli appalti, le proroghe, i subappalti, la violazione del Codice antimafia». Ma a questo si aggiunge «il sistema clientelare delle assunzioni, con le infiltrazioni nelle aziende sanitarie che garantiscono assistenza medica riservata per gli affiliati». Un tema che riguarda anche i rapporti con la sanità privata e la gestione degli accreditamenti per i quali sono stati registrati, ha affermato, «eccessivi tecnicismi e requisiti specifici per favorire contraenti, sforando il tetto di spesa, evidenziando che tra i soci si registrano molte presenze, sia nel pubblico che nel privato, di soggetti con precedenti specifici».

Occhiuto: “Per sconfiggere la ‘ndrangheta avviare un percorso sin dalle scuole”

Per sconfiggere la ‘ndrangheta occorre avviare un percorso sin dalle scuole e non bisogna usare la criminalità organizzata – «che fa schifo» – come alibi per non fare. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, intervenendo, a Catanzaro, al convegno “Holding ‘ndrangheta: l’affare sanità» organizzato nell’ambito
delle iniziative promosse per il trentennale dell’istituzione della Direzione investigativa antimafia. “Lo Stato – ha aggiunto Occhiuto – deve assicurare i diritti attraverso tutte le sue articolazioni, non solo con le forze dell’ordine. Anche durante il commissariamento della sanità lo Stato ha abbandonato la Calabria. Il commissariamento è stato
deciso per i disastri della politica, di centrodestra e di centrosinistra, è vero, ma sono stati nominati commissari che
non si erano mai occupati di sanità e che sono stati abbandonati a loro stessi».

Per Occhiuto, il vero vantaggio della ‘ndrangheta è dato «dalle amministrazioni pubbliche che non riescono ad organizzare bene i servizi alle persone. La ‘ndrangheta si radica dove tutto viene abbandonato a se stesso. Il modo migliora per combatterla non è parlarne ogni giorno, ma fare quotidianamente il proprio dovere nello svolgimento delle funzioni a cui si è chiamati. Fare il proprio dovere è l’arma più forte per sconfiggere la criminalità organizzata».

Gli altri interventi

il comandante dei Carabinieri Tutela della Salute, generale di Divisione Paolo Carra, ha confermato il riciclaggio delle cosche nella sanità. Da parte del prefetto Guido Longo, già commissario della sanità calabrese, è arrivata la richiesta di mantenere alta l’attenzione sulla «gestione del contenzioso che rappresenta uno dei problemi principali, con il credito venduto a società quotate in borsa». Infine, il procuratore Capomolla ha denunciato come la ‘ndrangheta non possa fare a meno «di soggetti che abbiano atteggiamenti accomodanti, rinunciatari», aggiungendo anche «incompetenza nel controllare le pressioni criminali». Tutto questo, a discapito dei servizi sanitari, con i cittadini sempre più esposti alla malasanità, vittime di una devastazione consumata sulla loro pelle.

Fonte:https://catanzaro.gazzettadelsud.it/foto/cronaca/2022/02/01/ndrangheta-nella-sanita-calabrese-lallarme-della-dia-un-business-redditizio-47b20a6e-4257-4a12-a185-6462e890f077/

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