‘Ndrangheta nel Varesotto, attività politica e amministrativa condizionata. E il tentativo (fallito) di truccare il ballottaggio del 2018

‘Ndrangheta nel Varesotto, attività politica e amministrativa condizionata. E il tentativo (fallito) di truccare il ballottaggio del 2018

“Nel Varesotto persisteva un gruppo di soggetti che, strettamente vincolati da un patto criminale e consapevoli del legame con la cosca Farao-Marincola e dell’appartenenza alla associazione mafiosa ‘ndrangheta unitaria ha finalizzato le proprie condotte” alla “realizzazione del maggior profitto attraverso una molteplicita’ di condotte illecite, tra le quali il condizionamento della attivita’ amministrativa e politica locale”. Lo o scrive il gip di Milano, Alessandra Simion, nell’ordinanza di 855 pagine con cui ha emesso 34 misure cautelari. Tra i destinatari ci sono anche esponenti della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo che “gode – scrive il gip – di una propria organizzazione e di regole, di una autonoma struttura piramidale e di un elevato grado di autonomia, pur nel rispetto dei collegamenti con la locale cirotana”. Dall’inchiesta, coordinata dalla Dda di Milano, e’ emerso poi come l a cosca “e’ percepita e riconosciuta da tutta la cittadinanza” al punto che “i cittadini comuni ad essa si rivolgono per recuperare un credito o sanare un torto”, si legge ancora nell’ordinanza. Inoltre per “mantenere viva nella popolazione la percezione dell’esistenza e, soprattutto, della pericolosita’ del sodalizio” gli appartenenti alla cosca “ricorrono spesso a forme di violenza gratuite e plateali”, come pestaggi avvenuti in strada.

Tra i dettagli venuti alla luce anche il tentativo (fallito) di truccare il ballottaggio delle elezioni comunale di Lonate Pozzolo (VA) del 10 giugno del 2018. “Ci hanno tentato – ha spiegato il pm Alessandra Cerreti – anche nelle elezioni di giugno 2018 ma non ci sono riusciti, il loro candidato e’ stato battuto (43 per cento a 47 per cento) anche perche’ c’era l’effetto dell’arresto del sindaco”, Danilo Rivolta, finito in carcere per tangenti nel maggio del 2017. Lo stesso Rivolta, alla tornata elettorale precedente, avrebbe avuto l’appoggio decisivo della ‘ndrangheta. Ad ammetterlo sarebbe stato l’ex sindaco in prima persona davanti ai magistrati e la cosa emerge anche dalla ricostruzione fatta dagli inquirenti della Dda milanese. “Nel febbraio, marzo 2014, Peppino Falvo – racconta nell’estate 2017 l’ex sindaco ai magistrati di Busto Arsizio – venne da me e mi disse che i De Novara mi avrebbero appoggiato nella campagna elettorale. Franco De Novara in cambio voleva che la figlia Francesca venisse nominata assessore. Loro, nel frattempo, avrebbero provveduto a farmi prendere dei voti. Francesca De Novara ha preso 300 voti. La mia lista è stata supportata anche da Cataldo Casoppero. Dopo la mia elezione ho effettivamente nominalo la figlia di De Novara assessore alla cultura”. Dalle indagine emerge dunque che, “da anni, il nucleo di cirotani residenti nel comune di Lanate Pozzolo, disponeva di un pacchetto di voti in grado di spostare gli equilibri politici locali determinando l’elezione degli amministratori locali”. Gli elementi acquisiti in fase di indagine “hanno confermato – si legge nell’ordinanza – una preoccupante permeabilità delle istituzioni locali, infiltrate da amici, parenti e conoscenti degli indagati. Particolarmente critica appare la situazione dei comuni di Ferno e Lonate Pozzolo, le cui giunte sono espressione della capacità del gruppo criminale di veicolare considerevoli quantità di voti, barattandoli con la nomina di familiari e parenti a cariche politiche ed amministrative”.

 

4 Luglio 2019

fonte:ildispaccio.it/

 

‘Ndrangheta nel Varesotto: i voti all’ex sindaco in cambio di un assessorato

L’indagine dei Carabinieri e della Dda di Milano avrebbe accertato un legame tra l’ex sindaco di Lonate Pozzolo (Varese), Danilo Rivolta, e alcuni esponenti del ‘locale’ di ‘Ndrangheta. L’elezione di Rivolta sarebbe stata appoggiata da influenti famiglie calabresi che lo avrebbero aiutato in cambio di un assessorato alla nipote del boss Alfonso Murano, ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno (Varese). Tra gli indagati anche un consigliere di Fratelli d’Italia e un perito che lavorava per la Procura di Busto Arsizio (Varese): avrebbe fatto da ‘talpa’ su alcune indagini.

L’indagine ha mosso i primi passi nell’aprile 2017, in contemporanea alla scarcerazione di Vincenzo Rispoli, capo della locale di ‘Ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Gia’ prima di quel momento, dalla seconda meta’ del 2016, era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi del ‘locale’ dovuti alla scarcerazione di esponenti di spicco. Cio’ aveva creato tensioni interne che erano state risolte grazie all’intervento dello stesso Rispoli e di Giuseppe Spagnolo, al vertice della cosca Farao-Marincola che comanda nell’area di Ciro’ Marina (Crotone) e in stretto contatto con quella di Legnano-Lonate. Gli investigatori sono riusciti a documentare alcuni incontri organizzati per decidere come risolvere le controversie e assegnare territori e competenze agli affiliati. Tra i temi discussi durante i summit, oltre alle questioni prettamente politiche, c’era anche la pianificazione imprenditoriale della cosca, i cui proventi erano investiti in parte nell’acquisto di ristoranti e di terreni per la costruzione dei parcheggi connessi a Malpensa (Varese).

 

4 Luglio 2019

fonte:ildispaccio.it/

Archivi