‘Ndrangheta nel Comasco, maxi confisca al boss Oliverio condannato: 2,5 milioni tra case e gioielli

La Repubblica

‘Ndrangheta nel Comasco, maxi confisca al boss Oliverio condannato: 2,5 milioni tra case e gioielli

di Luca De Vito

Dopo la condanna definitiva a 14 anni del boss della locale di Mariano Comense l’operazione della Guardia di Finanza: 15 orologi, gioielli, 259mila euro in contanti, un terreno, appartamenti nel Crotonese e nel Comasco

15 FEBBRAIO 2021

Hanno colpito laddove fa più male alla ‘ndrangheta, ovvero i patrimoni. A cinque anni dall’arresto di Giuseppe Oliverio, boss della locale di Mariano Comense in provincia di Como, i militari della Guardia di Finanza  hanno eseguito la confisca di case, terreni e immobili riconducibili al boss. Beni per un valore complessivo di oltre 2,5 milioni di euro. È il capitolo finale di una vicenda che risale al 2016 con l’operazione “Crociata”, quando i militari del Gico della Guardia di Finanza e i Carabinieri su ordine della dda di Milano smantellarono con 28 arresti l’organizzazione guidata dagli uomini del clan Muscatello che terrorizzavano gli imprenditori della zona.

Per Oliverio, condannato in via definitiva a 14 anni per reati di associazione mafiosa, spaccio ed estorsione e che si trova attualmente detenuto nel carcere di opera, la Cassazione ha deciso che quel patrimonio deve definitivamente essere confiscato. Nell’elenco di beni che passano allo Stato ci sono 15 orologi, gioielli, 259mila euro in contanti, un terreno e cinque appartamenti a Caccuri in provincia di Crotone, altri dieci immobili tra Olgiate Comasco (in via Trieste 56) e Lurate Caccivio (via Leonardo Da Vinci 28) questi intestati a due società riconducibili ai figli.

Soldi e proprietà che erano state accumulate tra il 2004 e il 2014, sia grazie al traffico di droga sia grazie alla costante vessazione di imprenditori locali i quali venivano privati di fatto delle proprie aziende, tramite intimidazioni e attentati. Era proprio dalla denuncia del titolare di un’autofficina, Vincenzo Francomano, che partì l’inchiesta che portò agli arresti del 2016. 

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