‘Ndrangheta, maxisequestro da 110 milioni: sigilli a teatro Ghione di Roma

L’imprenditore romano Federico Marcaccini, detto “Pupone”, è indagato nell’ambito dell’operazione “Overloading” contro un’organizzazione dedita al traffico internazionale di stupefacenti legata alla ‘ndrangheta. L’imprenditore Federico Marcaccini aveva contatti con esponenti del clan Pelle di San Luca e con Bruno Pizzata, ritenuto un narcotrafficante. Zaratti (Sel): “Pericolosa penetrazione ‘ndrangheta”

Sequestrati beni per 110 milioni di euro all’imprenditore romano, Federico Marcaccini, detto “Pupone” L’operazione denominata “Overloading” è della Dia di Reggio Calabria e nasce nel dicembre scorso contro un’organizzazione di trafficanti internazionali di droga legati alla ‘ndrangheta. Il sequestro dei beni è stato disposto dal tribunale di Roma. Nell’ambito dell’operazione sono stati messi i sigilli al teatro Ghione, di propietà di Marcaccini. Oltre al teatro sono stati sequestrati due alberghi, dei quali non sono stati ancora resi noti i nomi, uno a Taormina ed uno a Ceccano (Frosinone), e numerose aziende operanti principalmente nel Lazio.

Nell’ambito dell’operazione furono fermate 77 persone, tra le quali un tenente colonnello dei Carabinieri, Luigi Verde, di 58 anni, allora in servizio a Bolzano dopo essere stato, dal 1999 al 2001, comandante provinciale a Sondrio, al quale, nel corso della perquisizione nel suo alloggio di servizio, nella caserma della Legione di Bolzano, furono trovati armi ed esplosivo.

I dettagli del sequestro. L’informativa del direttore nazionale della Dia, Alfonso D’Alfonso, è stata accolta di giudici romani che hanno emesso il provvedimento di sequestro del patrimonio dell’imprenditore, stimato in centodieci milioni di euro: trentuno società di capitali (venticinque con sede a Roma, quattro nella provincia capitolina e due a Latina), venti società immobiliari, quattro nel settore edilizio, tre nei comparti tecnologico e ambientale, tre nel commercio di autovetture e una impegnata in servizi aeroportuali.

Il sequestro, inoltre, ha riguardato disponibilità finanziarie e aziendali non ancora quantificabili e bloccato rapporti per circa un milione e mezzo di euro, nonchè il contenuto di una cassetta di sicurezza (orologi e monili di cospicuo valore). Il provvedimento dei magistrati romani ha anche riguardato l’immobile dato in locazione al teatro Ghione, situato nei pressi di Piazza San Pietro; un immobile a quattro piani in via Cisalpino; tre immobili in via Truscia, via Magno e Santa Maria delle Fornaci. Altri due immobili adibiti ad albergo sono stati sequestrati a Taormina e Fabrica di Roma e due ville con parco, mentre altri appartamenti a cui sono stati apposti di sigilli si trovano a Sabaudia, Fabrica, Mentana e Rignano Flaminio.

I contatti con il clan Pelle. L’imprenditore Federico Marcaccini aveva contatti con esponenti del clan Pelle di San Luca e con Bruno Pizzata, ritenuto un narcotrafficante. Lo hanno riferito gli investigatori della Dia di Reggio Calabria (il responsabile della Dia di Reggio Calabria, Gianfranco Ardizzone, il tenente colonnello Sebastiano Lentini e il cap. Giorgio Gugliandolo).

“Marcaccini – ha ricordato Ardizzone – è stato scarcerato nel gennaio scorso dopo l’arresto nell’operazione Overloading coordinata dalla Dda di Catanzaro contro un’organizzazione dedita al narcotraffico che ha portato alla luce i collegamenti tra la cosca Pelle di San Luca ed il noto trafficante Bruno Pizzata. Marcaccini teneva contatti non soltanto con Pizzata, ma anche con esponenti della malavita di San Luca e Locri, come Sebastiano Pelle, Antonio Pelle e Giuseppe Pelle”.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Marcaccini dava sostegno finanziario ed economico all’organizzazione criminale. “Nel corso delle indagini – ha sostenuto Lentini – abbiamo dovuto chiedere integrazioni al Tribunale per i collegamenti che emergevano con nuove società di capitali che Marcaccini, dopo un sequestro di 56 chili di cocaina all’aeroporto di Fiumicino, ha cercato di far sparire intestandole a prestanome”. “Le attività diversificate – ha sostenuto Gugliandolo – permettevano a Marcaccini una elevato livello di vita, con auto di lusso come Porsche e Ferrari. Tuttavia Marcaccini non ha saputo giustificare questo ingente volume di entrate, che riteniamo sia il frutto, cosa che stiamo verificando, di attività di riciclaggio di denaro di provenienza illecita, forse frutto dello stesso traffico internazionale di stupefacenti”.

Le reazioni. “Il sequestro di beni per un valore di 110milioni di euro all’immobiliarista romano ritenuto vicino al clan Pelle conferma la pericolosa penetrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico della capitale”. Lo dichiara Filiberto Zaratti (Sel), presidente della commissione Sicurezza e Lotta alla criminalità della Regione Lazio.

“Solo nell’ultimo anno – ricorda Zaratti – nella nostra regione sono stati sequestrati beni per centinaia di milioni di euro. Ritengo necessario che questi vengano riutilizzati socialmente e affidati alla collettività. Su questo fronte, la Regione Lazio si è dotata di uno strumento determinante come l’Abecol (Agenzia regionale per i beni confiscati). Nelle prossime settimane la commissione che presiedo ascolterà proprio il direttore dell’Abecol per conoscere la precisa situazione dell’assegnazione dei beni sottratti alle mafie”.

Campidoglio. “Con l’operazione Overloading, coordinata dalla Dia e condotta da Guardia di finanza e carabinieri, è stato assestato un nuovo duro colpo al traffico internazionale di droga legato alle organizzazioni mafiose e alle loro propaggini nazionali”, ha commentato Giorgio Ciardi, delegato del sindaco Alemanno alla Sicurezza. “Gli importanti sequestri effettuati su tutto il territorio nazionale ed anche a Roma dimostrano l’impegno di tutti coloro che sono al lavoro per la lotta al crimine organizzato e al riciclaggio dei suoi proventi – conclude Ciardi – Diventa sempre più necessario l’impegno di tutte le istituzioni a livello nazionale e locale per sostenere al meglio questo sforzo”.

(Tratto da PaeseSera)

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