‘Ndrangheta in Valle d’Aosta, commissariato il Comune di Saint-Pierre

Ndrangheta in Valle d’Aosta, commissariato il Comune di Saint-Pierre

Nell’indagine “Genna” della Dda di Torino è coinvolta anche Monica Carcea, all’epoca dei fatti assessore del piccolo centro aostano. Secondo l’accusa si sarebbe rivolta al clan in occasione delle elezioni e, in seguito, per «comporre le tensioni e i contrasti» con altri membri della giunta provocando un condizionamento sull’amministrazione

7 febbraio 2020

di Francesco Donnici
SAINT-PIERRE
Su proposta del ministro dell’interno Luciana Lamorgese, il Consiglio dei ministri ha deliberato, nella seduta di ieri, lo scioglimento del Consiglio comunale di Saint-Pierre, Comune di 3mila abitanti in provincia di Aosta.
 Come prevede la procedura ai sensi dell’articolo 143 del “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”, «l’amministrazione dell’Ente sarà ora affidata per diciotto mesi a una Commissione di gestione straordinaria».
E così, anche quella che era stata descritta come «un’isola felice», dispersa negli altopiani della Valle d’Aosta occidentale, ben lungi dal sentirsi contaminata dall’emisfero mafioso, all’apparenza così esterno e distante, si vede catapultata in una realtà diversa da quella pensata fino a ieri.


L’OPERAZIONE GEENNA Una realtà che aveva iniziato a palesarsi all’indomani dell’operazione “Geenna” della Dda di Torino (qui l’approfondimento) che a gennaio 2019 aveva portato a 16 arresti per infiltrazioni ‘ndranghestiche in Val d’Aosta. 
Tra i reati contestati agli indagati spiccava infatti quello di associazione a delinquere di stampo mafioso, seguita dal tentato scambio elettorale politico-mafioso, estorsione tentata e consumata, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e ricettazione di armi e favoreggiamento personale, anche aggravati dal metodo mafioso.
Tra gli indagati l’avvocato Romeo, già difensore di molti presunti ‘ndranghetisti coinvolti nel processo “Minotauro”; il consigliere regionale aostano, Marco Sorbara; Monica Carcea all’epoca assessore di Saint-Pierre e Nicola Prettico, consigliere di Aosta. 
Un’attività investigativa volta alla ricostruzione del sodalizio che ricollegherebbe la ‘ndrina Nirta-Scalzone di San Luca al tessuto politico della Vallée, facilitato dall’intermediazione delle logge massoniche.
Gli investigatori avevano collocato Marco Fabrizio Di Donato a capo della locale di Aosta finalizzata essenzialmente al traffico internazionale di stupefacenti tra la Spagna e l’Italia, ma anche con un occhio attento alle vicende politiche comunali e regionali. 
Presunti organizzatori e promotori sono stati individuati in Bruno Nirta e Antonio Raso. Quest’ultimo – nella ricostruzione degli inquirenti – si sarebbe impegnato, tra le altre, a organizzare, «nel dicembre 2014 un incontro tra il presidente della Regione Valle d’Aosta, Rollandin Augusto e il presidente della Regione Calabria, Gerardo Mario Oliverio».
La riunione doveva fungere come simbolo del legame (anche politico) tra le due regioni e doveva svolgersi appositamente presso la sua pizzeria (base della locale) per far comprendere il suo ruolo cruciale come regista dell’operazione insieme al cugino Salvatore Addario. Un incontro che però non ebbe mai luogo.
LA POSIZIONE DELL’ASSESSORE CARCEA Tra gli imputati quindi anche Monica Carcea, assessore alla programmazione, finanze e patrimonio al Comune di Saint-Pierre all’epoca dei fatti. L’accusa è quella di concorso esterno in associazione mafiosa, fermo restando quanto sottolineato dalla Cassazione espressasi sul piano procedimentale cautelare: «Il concorrente esterno è per definizione non partecipe al sodalizio mafioso; le condotte rilevate nelle indagini non sono comunque successive al 2016; le cariche pubbliche allora rivestite risultano oggi dismesse». 
E tuttavia, proprio il suo ruolo sarebbe stato determinante a favorire, nei fatti, il condizionamento sull’amministrazione oggi commissariata da parte della criminalità organizzata. L’accusa parte proprio dalla sua elezione, favorita «dall’appoggio elettorale da parte di Marco Fabrizio Di Donato». Vicenda di rilievo è quella dell’incontro, proprio al ristoratore di Antonio Raso, con lo stesso Di Donato e Nicola Prettico, consigliere comunale di Aosta poi sospeso, ai quali la stessa chiedeva di intervenire a «comporre le tensioni e i contrasti» con altri membri della giunta comunale di Saint-Pierre. (redazione@corrierecal.it)

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/

 

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