‘Ndrangheta, il gup di Torino: ”Ad Aosta locale con diverse ‘ndrine”

‘Ndrangheta, il gup di Torino: ”Ad Aosta locale con diverse ‘ndrine”

18 Ottobre 2020

Depositate le motivazioni del processo Geenna

La ‘Ndrangheta è presente ad Aosta. Lo certifica nelle motivazioni della sentenza del processo Geenna, celebrato con rito abbreviato, sulla criminalità organizzata calabrese presente alla regione valdaostana, il Gup di Torino Alessandra Danieli.
L’inchiesta di Dda di Torino e carabinieri del Gruppo Aosta e del Ros – spiega il giudice nelle 849 pagine di documento – “consente di ritenere acquisita la prova in ordine alla esistenza nel territorio della Valle d’Aosta”, quantomeno a partire dal 2014, “di una associazione mafiosa denominata locale di Aosta, articolazione territoriale della associazione di stampo mafioso denominata ‘Ndrangheta, dalla quale ha mutuato rituali, ruoli, e modelli organizzativi, al cui interno sono inseriti soggetti appartenenti a diversi ‘ndrine (in particolare a quella dei Nirta, provenienti da San Luca), nonché in ordine all’appartenenza a tale sodalizio mafioso dei soggetti” imputati per questo reato. Secondo il giudice di primo grado, infatti, ricorrono “i presupposti per la configurabilità del delitto di associazione di tipo mafioso alla luce dei principi” elaborati dalla Corte di Cassazione “in materia di articolazioni territoriali del sodalizio mafioso costituite fuori dal territorio di origine”. Se fino agli anni 2000 la presunta locale aostana faceva riferimento al “Mandamento Tirrenico” (comuni di San Giorgio Morgeto, Rosarno, Cittanova con le rispettive locali) l’avvio dell’indagine Geenna ha portato alla luce la presenza dei fratelli
 Giuseppe e Bruno Nirta, originari di San Luca, parte del “Mandamento Ionico”.
Il gup evidenzia anche lo “stretto legame tra
Marco Fabrizio Di Donato (originario di San Luca e cugino di Bruno Nirta) e il ristoratore “Antonio Raso (originario di San Giorgio Morgeto)”, considerati ai vertici della locale aostana. Nella sentenza il giudice conferma inoltre l’impianto accusatorio relativo alle passate inchieste mai sfociate in processi: “Le risultanze delle attività investigative svolte tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, ed in particolare quelle confluite nella indagine denominata ‘Lenzuolo’, rilette” anche alla luce del processo Minotauro “consentono di ritenere che, all’epoca, in Valle d’Aosta, fosse presente ed operativo un vero e proprio locale, la cui costituzione risaliva, verosimilmente, alla fine degli anni ’70”.
Un altro punto nodale è quello che riguarda i contatti con la politica. “Non può non sottolinearsi come il fatto che gli ultimi tre presidenti della Regione autonoma Valle d’Aosta (i quali hanno peraltro avuto anche attribuzioni prefettizie), si incontrino, anzi, cerchino addirittura, i due fratelli Di Donato, entrambi pluripregiudicati e notoriamente legati da vincoli di parentela con la famiglia Nirta di Quart (emersa anche nelle cronache locali per il coinvolgimento di alcuni suoi componenti in traffici di stupefacenti), è circostanza quanto mai indicativa del livello di penetrazione raggiunto dal sodalizio di matrice mafiosa in esame nell’ambito del tessuto politico e sociale della Valle d’Aosta”. I tre presidenti a cui fa riferimento il gup – i cui nomi sono emersi nell’ambito dell’inchiesta Egomnia per scambio elettorale politico mafioso alle elezioni regionali del 2018 – sono
Augusto Rollandin, Laurent Viérin e Pierluigi Marquis (dei tre solo Viérin aveva ricevuto un avviso di garanzia).

ANSA

fonte:https://www.antimafiaduemila.com/

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