‘Ndrangheta, azzerato l’impero romano dell’imprenditore Capano. L’operazione riguarda anche beni in provincia di Latina

CATANZARO, 17 DICEMBRE – La Dia di Catanzaro ha confiscato il patrimonio aziendale, societario e personale dell’imprenditore Pasquale Capano, di origini cosentine, ma da anni residente a Roma, per l’ammontare di oltre 50 milioni di euro.

Tra i beni confiscati, oltre ad alcune autovetture di lusso: quote e compendi aziendali di 12 società, con sede nelle province di Roma, Latina, Milano e Cosenza, per lo più operanti nel settore immobiliare e turistico alberghiero; circa 60 unità immobiliari, di cui ben 14 tra appartamenti e terreni edificabili, nella sola città di Roma. Il provvedimento di confisca e’ stato adottato dalla Corte di Appello di Catanzaro su richiesta della Procura Generale di Catanzaro.

I particolari del provvedimento emesso dalla Corte d’Appello di Catanzaro sono stati resi noti oggi, nel corso di una conferenza stampa che si e’ tenuta Catanzaro, nella sede della Dia, alla presenza del responsabile regionale Francesco Falbo e del coordinatore di Catanzaro, Antonio Cannarella. Alle spalle dell’imprenditore diverse attività investigative ed una condanna in giudicato per usura aggravata e truffa nell’ambito della maxi operazione “Azimuth” contro la cosca Muto di Cosenza.

Interessi immobiliari, la passione per le fuori serie e lo sport e il commercio . Un imprenditore lodevole, partito dalla coste della Calabria e radicato a Roma, dove è stato capace di mettere in piedi un impero.

Questo è il profilo, secondo le indagini, di Pasquale Capano, 49 anni, nativo di Belvedere Marittimo, nel Cosentino, e residente nella Capitale. A lui, la Direzione investigativa antimafia di Catanzaro ha confiscato beni per un valore di cinquanta milioni di euro.

Nella rete delle indagini patrimoniali sono così finite le quote di 12 società riconducibili a Capano o a suoi congiunti con sedi a Roma, Latina, Milano e Cosenza; 57 unità immobiliari ubicate nelle province di Grosseto, Cosenza, Viterbo e Roma; 5 autovetture tra le quali una Ferrari F430 e una Hummer.

L’indagine scattata nel 2009, su delega della Procura generale di Catanzaro, ha interessato gli affari imprenditoriali compiuti dall’uomo e dai suoi congiunti in un arco temporale che va dal 1987 ad oggi. Il colonnello Falbo ha evidenziato che si e’ trattato di un’attività “possibile grazie a quanto previsto dall’ex articolo 12 della legge 356 del 1992″. Capano, nello specifico, dal 1999 al 2009 non ha dichiarato alcun reddito imponibile, mentre vanta diversi precedenti di polizia tra gli anni Ottanta e il 2010, compresa la condanna per usura aggravata e truffa emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro nel 2007.

(Tratto da CalabriaIndipendente)

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